Anni di piombo
da Epicentrobenevento.it
Il Comune di Salerno dedica un monumento a Carlo Falvella, il giovane missino ucciso il 7 luglio del 1972 da un anarchico .
Salerno 6 luglio 2010 – Con l’inaugurazione di un monumento alla sua memoria, domani il Comune di Salerno, guidato da Vincenzo De Luca, capo dell’opposizione di centrosinistra in Consiglio regionale della Campania, ricorderà Carlo Falvella, il giovane aderente al Fronte della Gioventù ucciso nel capoluogo salernitano il 7 luglio del 1972 dall’anarchico Giovanni Martini.
L’uccisione di Falvella maturò – riporta una nota – nell’ambito del clima di contrapposizione sociale, politica e ideologica che sfocio poi nei cosiddetti anni di piombo.
L’inaugurazione, è scritto in una nota del Comune di Salerno, intende commemorare una giovane vita stroncata e anche lanciare un monito, come riporta la lapide, ‘affinche’ la passione politica non degeneri mai nella violenza’.
A ricordare Falvella, domani, ci saranno anche i giovani del PdL, riuniti sotto la sigla della Giovane Italia, i quali renderanno omaggio al giovane salernitano con un corteo che partirà da piazza Portanova, alle ore 11, per arrivare a via Velia, dove avvenne l’omicidio, dopo circa mezz’ora.
Abbiamo deciso di prendere parte alle manifestazioni che si terranno in mattinata per due motivi – scrivono in una nota i giovani del PdL – sia perchè saranno presenti i parenti di Carlo, che fortemente hanno voluto la nostra presenza, sia perchè dopo anni di battaglie da parte di chi ci ha preceduto, l’amministrazione cittadina ha finalmente riconosciuto a Carlo un piccolo monumento alla memoria’.
‘Un riconoscimento molto tardivo’, evidenzia la Giovane Italia di Salerno, ‘forse troppo, a cui comunque ci sentiamo di prendere parte, sperando che del 7 luglio si voglia fare davvero un giorno condiviso, sottraendolo alle strumentalizzazioni.
Giù le mani dalla Colonia
La presidente dell’associazione culturale ”Generoso Simeone”, Marina Simeone, comunica che è stata inviata a Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prefetto di Benevento, presidente della Giunta Regionale della Campania, e per conoscenza, all’Istituto Nazionale Urbanistica e al Centro Studi Architettura Razionalista una richiesta di tutela della colonia Elioterapica di Benevento.
Sfaldamento delle parole
di Julius Evola
Centro Studi La Runa
Uno dei segni del fatto, che il corso della storia ha rappresentato, fuor dal piano puramente materiale, tutt’altro che un progresso, è dato dalla povertà delle lingue moderne rispetto a molte lingue antiche. Non vi è una delle cosidette “lingue vive” occidentali che, per organicità, articolazione e plasticità regga il confronto, ad esempio, col latino antico o col sanscrito. Fra le lingue di ceppo europeo, forse il solo tedesco ha conservato qualcosa della struttura arcaica (ed è per questo che la lingua europea ha fama di essere “così difficile”), mentre la lingua inglese e quella dei popoli scandinavi hanno parimenti subito un processo di erosione e di appiattimento. In genere, si può dire che le lingue antiche cui accenniamo erano tridimensionali mentre quelle moderne sono bidimensionali. Il tempo ha agito anche qui in senso corrosivo; ha reso “pratiche” e “fluide” le parlantine a scapito, appunto, dell’organicità. È, questo, un riflesso di quanto si è verificato in molti altri domini della cultura e dell’esistenza.
Anche le parole hanno una loro storia e spesso il mutamento subito dai loro contenuti è un interessante indice barometrico di corrispondenti mutamenti della sensibilità generale e della visione del mondo. In particolare, sarebbe interessante fare un confronto fra il significato che alcune parole ebbero nell’antica lingua latina e quello che è proprio a termini corrispondenti, rimasti quasi uguali, della lingua italiana e anche spesso di altre lingue romanze. In genere, si può osservare una caduta di livello. Il senso più antico o è andato perduto, o sopravvive in forma residuale in qualche particolare eccezione o locuzione, senza più corrispondere a quello ormai generale e prevalente, o, ancora, appare del tutto distorto e di frequente banalizzato. Indicheremo qualche esempio.
Il caso più tipico e noto è forse costituito dalla parola virtus. La “virtù” in senso moderno non ha quasi nulla a che fare con la antica virtus. Virtus significava forza d’animo, coraggio, prodezza, saldezza virile. Si legava a vir, termine designante l’uomo come veramente tale, non come uomo in senso generico e naturalistico. La stessa parola nella lingua moderna ha assunto, invece, un senso essenzialmente moralistico, spessissimo associato a pregiudizi sessuali, tanto che riferendosi ad esso Vilfredo Pareto ha coniato il termine “virtuismo” per designare la morale puritana e sessuofoba borghese. In genere dicendo “persona virtuosa” oggi si pensa a cosa ben diversa da quel che, con una reiterazione assai efficace, potevano significare, ad esempio, espressioni come questa: vir virtute praeditus. E la differenza non di rado può trasformarsi quasi in una antitesi. Infatti un animo saldo, fiero, intrepido, eroico è il contrario di ciò che significa una persona virtuosa nel senso moralistico e conformistico moderno.
Dal mare di Gaza una lezione per l’Europa
di Francesco Mario Agnoli
www.identitaeuropea.it
Mi è stato chiesto di collaborare con uno scritto alla prima e inaugurale uscita del rinnovato “sito” di Identità Europea, in particolare commentando il sanguinoso attacco dell’esercito e della marina israeliana alla “Freedom Flotilla”, il piccolo gruppo di sei navi, battenti in maggioranza bandiera turca, ma noleggiate da organizzazioni pacifiste internazionali con l’intento di portare soccorsi umanitari (soprattutto medicinali e sanitari al milione e cinquecentomila palestinesi tenuti rinchiusi da Israele nella prigione a cielo aperto di Gaza).
Chi mi ha rivolto l’invio è perfettamente consapevole delle difficoltà che incontra chiunque si occupa di simili argomenti senza adeguarsi ai canoni della politically correctness e che in questo modo il sito entra nel numero di quelli “particolarmente nocivi” presi di mira dalla lobby guidata dalla parlamentare Fiamma Nirenstein, tutti, quindi, e rischio di essere al più presto silenziati.
Del resto è proprio dall’on. Nirenstein che intendo prendere le mosse e dall’operazione da mesi iniziata, soprattutto a livello parlamentare e nelle stanze del potere, dalla lobby di cui è, a livello politico e mediatico, la maggiore esponente, per ottenere, all’insegna della lotta all’antisemitismo, una legge che autorizzi la Polizia Postale a ridurre al silenzio, oscurandoli, i siti internet sgraditi al governo sionista e ai suoi partigiani italiani. In particolare questi ultimi non si davano pace per non essere ancora riusciti ad ottenere l’abrogazione dell’art. 21 della Costituzione, che, grazie all’opera di alcuni sprovveduti Padri costituenti, ha garantito finora a tutti il diritto di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, ma la Nirenstein e i suoi consiglieri si sono persuasi che, in attesa della repressione penale, quella in via amministrativa (tramite, appunto, mobilitazione, della Polizia Postale) può riuscire più pronta ed efficace.
Venezuela: ottanta imprese, facenti capo ai grandi banchieri nazionali, verranno nazionalizzate
di Enrico Piovesana – 08/06/2010
Fonte: Peace Reporter [scheda fonte]
Ottanta aziende di diversi settori merceologici, però tutte appartenenti a facoltosi banchieri venezuelani saranno nazionalizzate dall’amministrazione venezuelana.
L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente Hugo Chavez che durante il suo consueto appuntamento con il programma ‘Alò Presidente’ ha informato i suoi connazionali della decisione.
Dunque, aziende alimentari, compagnie di trasporto e grandi proprietà terriere, verranno espropriate e Caracas farà così rispettare la legge. Basta speculazioni, rispetto ferreo della legislazione e stop anche con la violazione della concorrenza sui prezzi, goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha condotto Chavez a questa delicata decisione che sicuramente lascerà strascichi per i prossimi mesi. E intanto alcuni imprenditori sono già finiti nel mirino della magistratura venezuelana mentre altri sono al sicuro, all’interno dei confini statunitensi.
Ma la decisione di Chavez giunge soprattutto per mettere il Paese al riparo da un’ipotetica crisi finanziaria, (già l’anno scorso una piccola crisi bancaria spaventò non poco la finanza nazionale).
“Da molti anni si sa che uno dei fattori più scarsi e meno comuni del Venezuela è rappresentato dai funzionari pubblici ben preparati, ben formati, onesti ed effettivi, questa è la risorsa più scarsa del Venezuela. Era così prima di Chavez ma è così anche adesso” racconta al telefono con PeaceReporter il direttore del Foreign Policy, Moises Naim, considerato una delle persone più influenti del mondo nell’ambito della comunicazione. “Dico che la possibilità di trovare nel settore pubblico venezuelano sia prima che dopo Chavez, un funzionario pubblico efficace ed efficiente, è molto bassa. Il presidente Chavez sta adottando un modello economico che parte dalla supposizione che le risorse più abbondanti del Paese sono i funzionari pubblici. Ogni volta che nazionalizza una di queste compagnie, il bisogno di trovare gente competente che diriga efficacemente e porti avanti le aziende, aumenta più che proporzionalmente. Allora Chavez sta facendo una scommessa su un modello economico che fa riferimento alla risorsa meno abbondante del Venezuela”.
Una riflessione nel settantesimo dell’entrata dell’Italia in guerra (1940-2010)
Da Arianna Editrice
di Franco Cardini
“ Forse perche e la fine di un’illusione / forse perche con esso imparammo a odiare, / ma quando pronunziamo questo nome / c’e sempre chi vorrebbe non ricordare… (…) / La gente grida per il vincitore, / il gregge segue sempre il pastore…. (…) / Penzola li nel vuoto quel crocifisso / appeso per i piedi alla sua sorte: / amare invano ed essere odiato tanto, / chi potra mai vantarsi della sua morte?”
Leo Valeriano (?), La ballata dell’illusione.
“Combattenti di terra, di mare, dell’aria; camicie nere della Rivoluzione e delle legioni; uomini e donne dell’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania: ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria: l’ora delle decisioni irrevocabili”.
Le ricordiamo tutti, queste parole: anche quelli che non erano lì in Piazza Venezia, anche quelli che non stavano incollati alla radio; anche quelli che non erano ancora nati. Le abbiamo ascoltate infinite volte tutti, con tristezza, con disperazione, con rimorso, con pietà. Ricordiamo quella voce metallica; ricordiamo quel volto duro e squadrato, di pietra sotto il berretto nero “alla bulgara”. E’ il volto del nostro delirio d’onnipotenza, delle nostre illusioni distrutte, dei nostri sogni spezzati. Forse, come avrebbe detto il poeta, del nostro inestinguibile odio e del nostro indomato amor.
10 giugno 1940: la piccola Italia che s’illudeva di esser diventata una grande potenza imperiale gettava, a fianco della potente Germania rinata dalle sue ceneri, la sua sfida ai grandi imperi liberali, alle “democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente”, in un’avventura ch’era “la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra”.
Comunicato 3: per la confederazione
Comunicato nr. 03 della “CONFEDERATIO”
(INIMICA TYRANNIS)
Il 2 Giugno 2010 a Isola Farnese si sono riuniti gli Uomini Liberi della CONFEDERATIO e dalla riunione del costituito Direttivo é stato deliberato quanto segue:
1) Le autonomie operative delle diverse associazioni si identificano a Comunità di Popolo in rappresentanza delle categorie nazionali NON GARANTITE dalla partitocrazia.
2) Le autonomie convergono periodicamente, e su fatti d’attualità contingente, in comunicati ufficiali di espressione comunitaria ed in azioni pubbliche di manifestazione del loro pensiero.
3) Gli elementi essenziali che identificano la CONFEDERATIO sono stati individuati nei seguenti punti strategici:
- sovranità monetaria, militare, politica ed economica dell’Evropa,
- lotta alla ideologia economicista,
- alternativa di Democrazia Partecipativa contro ogni assemblearismo partitocratico,
- riconoscimento delle Identità Popolari.
La verifica di eventuali convergenze con altre realtà é subordinata alla condivisione dei punti espressi e verrà valutata dal Direttivo.
Sin da ora é confermato che in ogni caso NON verranno poste pregiudiziali così come NON ne verranno accettate.
Isola Farnese, 02 Giugno 2010
LABORATORIO POLITICO “FORZA UOMO”
CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE
ASSOCIAZIONE CULTURALE “GENEROSO SIMEONE”
CENTRO STUDI ARCO E CLAVA
CENTRO STUDI CURSUS HONORUM
CIRCOLO CULTURALE CLEMENTE GRAZIANI.
Comunicato 2: per la confederazione
Comunicato nr. 02 della “CONFEDERATIO”
(INIMICA TYRANNIS):
ATTO DI PIRATERIA INTERNAZIONALE PERPETRATO DALLA ENTITA’ SIONISTA.
QUANTO AVVENUTO NELLE ACQUE INTERNAZIONALI PROSPICIENTI LA STRISCIA DI GAZA DIMOSTRA L’INELUDIBILE DEBOLEZZA DEL SIONISMO NEL MOMENTO STESSO IN CUI HA VOLUTO MOSTRARE IL VOLTO DELLA FORZA E DELLA VIOLENZA PREVARICATRICE.
DEPRECHIAMO INTANTO SENZA POSSIBILITA’ ALIBISTICA ALCUNA L’ATTEGGIAMENTO DI PERENNE SERVITU’ DELLA COLONIA “italya” CHE IN CONTRASTO CON LA SUA APPARTENENZA ALLA EVROPA HA VOTATO INSIEME AGLI USA CONTRO IL TESTO DI RISOLUZIONE APPROVATO DAL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI – che chiede una missione di inchiesta internazionale sul blitz israeliano nei confronti della flottiglia di attivisti – PERCHE’ RITIENE ISRAELE….: “uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un’inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale” (SIC !!!).
GLI ORGANISMI INTERNAZIONALI COSI’ TEMPESTIVI AD ACCONDISCENDERE ALLE PESANTI ED ESIGENTI RICHIESTE DEL GOVERNO ISRAELIANO CONTRO CHIUNQUE OSI DIBATTERE SUL PROBLEMA DEL VICINO ORIENTE SIA ORA FERMA NELLA CONDANNA SBUGIARDANDO NORD AMERICANI E LORO CAMERIERI IN S.P.E. E CHIEDA UN EMBARGO TOTALE DELL’ENTITA’ SIONISTA COLPEVOLE DI PIRATERIA INTERNAZIONALE.
COME ITALIANI CI VERGOGNAMO DI UN MINISTRO DEGLI ESTERI CON DOPPIO PASSAPORTO ANCORA AL TRAINO DELLE SALMERIE ATLANTICHE E – DI FATTO – PORTAVOCE DELLA PORTAVOCE DELLE KNESSET IN ITALIA.
Isola Farnese, 02 Giugno 2010
LABORATORIO POLITICO “FORZA UOMO”
CENTRO STUDI SOCIALISMO NAZIONALE
ASSOCIAZIONE CULTURALE “GENEROSO SIMEONE”
CENTRO STUDI ARCO E CLAVA
CENTRO STUDI CURSUS HONORUM
CIRCOLO CULTURALE CLEMENTE GRAZIANI.
La fantasy, la politica, la mistificazione
di Franco Cardini
Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di heroic fantasy, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.
Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, Il signore degli anelli, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.

