Il pallone era rotondo anche 4 anni fa
da il Foglio quotidiano
Quattro anni dopo il diluvio, la Juventus ha deciso di difendersi dalle accuse di aver manipolato l’ex campionato più bello del mondo, malgrado le sentenze l’avessero condannata alla serie B per “non” aver commesso il fatto, visto che non sono state trovate né partite né arbitraggi né sorteggi irregolari. Il giudice della sentenza d’appello, Piero Sandulli, aveva detto che “non c’erano illeciti, era tutto regolare, quel campionato non è stato falsato, l’unico dubbio riguardava la partita Lecce-Parma”. Le violazioni di calciopoli sono state “etiche”, comportamentali, di etichetta ed è stato sufficiente celebrare un processo, come quello che si sta svolgendo a Napoli, anziché una parodia da bar dello sport con giudici scelti dall’accusa un paio di giorni prima del processo sportivo e abolendo uno dei gradi di giudizio, per accertare che i comportamenti di Luciano Moggi erano diffusi anche tra i suoi competitor. “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda”, aveva detto uno dei giudici a commento delle sentenze.
Nella vicenda di calciopoli si racchiude tutto il malcostume italiano, di cui il giustizialismo tribale è ormai parte essenziale da diciotto anni. La società di John Elkann ora chiede di revocare lo scudetto del 2006 assegnato all’Inter “in segreteria” (copyright Mourinho) dal commissario straordinario ed ex consigliere dell’Inter Guido Rossi, nonostante quel campionato non fosse oggetto di indagini e sul campo avesse vinto una delle più formidabili squadre degli ultimi decenni, quella dei “91 punti, teste di cazzo” (copyright Mughini). La richiesta del cda della Juventus è doverosa, anche se tardiva. Il pallone era rotondo anche quattro anni fa, quando la faccia feroce sarebbe servita di più.
