Kirzighistan: un altra rivoluzione “colorata” alla soros

06 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Administrator
Share

da comedonchisciotte.net
dI RICK ROSSOFF
Stop NATO

Con Roza Otunbayeva come neo premier di un nuovo ‘governo popolare’ provvisorio kirghiz, c’è ragione di credere che Washington non sarà scontento della caduta del precedente partner ‘tulip’ Bakiyev. Ha già confermato che la base americana di Manas non verrà chiusa.
Articolo tratto da “Kyrgyzstan and the Battle for Central Asia
Nell’aprile del 2005, Der Spiegel ha presentato un servizio dal titolo “Revolutions Speed Russia’s Disintegration” [“Le rivoluzioni accelerano la disgregazione della Russia”, ndt]. In parte rivelava i primi responsabili dietro gli eventi del Kirghizistan:
“Già dagli inizi di febbraio”, Roza Otunbayeva, ad oggi di fatto il capo di un governo provvisorio, “si è impegnata in un’alleanza con un piccolo gruppo di partner e di sponsor della rivoluzione kirghiz, con i ‘nostri amici americani’ della Freedom House (che ha donato all’opposizione una pressa tipografica a Bishkek), e con George Soros, uno speculatore che aveva precedentemente aiutato a far cadere il governo di Edward Shevardnadze in Georgia.

“Nel tentativo di aiutare il processo democratico, gli americani hanno versato 12 milioni di dollari al Kirghizistan sotto forma di materiale scolastico e donazioni; e questo soltanto lo scorso anno. Il Dipartimento di Stato di Washington ha anche finanziato l’acquisto di attrezzature per l’emittente televisiva di Osh, città ribelle della provincia meridionale”. [1]
A seguire, “Ma allora, cosa si nasconde dietro il colpo di stato in Kirghizistan ?” (Eric Walberg, globalresearch);
A giugno George Soros è stato piuttosto compiacente nel confermare che la gratitudine di Otunbayeva non fosse un’affermazione priva di fondamento: “Ho provveduto a dare ai dipendenti pubblici georgiani 1.200 dollari al mese…E ora sono pronto a sostenere la creazione di un fondo di questo tipo nel Kirghizistan”. [2]
I due George – Bush e Soros – non erano i soli a riconoscere la paternità delle trasformazioni geostrategiche “colorate”, dai Balcani alla vecchia Unione Sovietica e al Medio Oriente. Hanno ricevuto una generosa assistenza da parte dei simpatizzanti della Freedom House, del National Endowment for Democracy, del National Democratic Institute, dell’International Republican Institute e di altre organizzazioni non-governative.
Una settimana dopo la presa del potere “tulip”, il direttore del progetto per la Freedom House, Mike Stone, ha riassunto il ruolo della sua organizzazione in due parole: “Missione compiuta”. [3]
Un giornale inglese che lo ha intervistato ha aggiunto: “il coinvolgimento statunitense nel piccolo paese di montagna è in proporzione maggiore a quello che era stato nella ‘rose revolution’ in Georgia o nella insurrezione ‘orange’ in Ucraina”. [4]
L’assistenza è stata inoltre fornita dagli “youth activists” finanziati e addestrati dall’Occidente che si rifacevano a quelli organizzati in Jugoslavia per far cadere il governo di Slobodan Milosevic nel 2000:
Metti a confronto i nomi:
Yugoslavia: Otpor! (Resistenza!)
Ucraina: Pora! (È ora!)
Georgia: Kmara (È abbastanza)
Kirghizistan: KelKel (Alzatevi e andate)
Dietro tutti questi nomi, il presidente kirghiz deposto, Askar Akayev, ha identificato i veri architetti della sua estromissione. Il 2 aprile ha affermato: “Ci sono state organizzazioni internazionali che hanno supportato e finanziato la “Tulip Revolution” nel Kirghizistan.
“Una settimana prima di questi eventi ho visto una lettera su internet, firmata dall’ambasciatore statunitense e destinata al Kirghizistan. Conteneva un piano dettagliato per la rivoluzione”. [5]
La Tulip (in passato Lemon, Pink e Daffodil [“Limone, Rosa e Narciso”, ndt]) Kirghiz Revolution fu incostituzionale e dirompente per la nazione così come lo furono i suoi precedenti georgiani e ucraini, ma di gran lunga più violenta. Ci sono stati morti e feriti nelle città meridionali di Osh e Jalal Abad (Jalalabad, Jalal-Abad) e nella capitale Bishkek.
È stata anche la prima rivolta “colorata” in una nazione al confine con la Cina. Non sono state solo la Russia e la Cina a dar voce alle gravi preoccupazioni sugli sviluppi nel Kirghizistan, ma lo ha fatto anche l’Iran, osservando dove era diretta la traiettoria delle campagne di “cambio regime”.

Nei quattro decenni della Guerra Fredda, i cambiamenti politici tramite elezioni o altro mezzo in ogni nazione del mondo – non importava quanto piccola, povera, isolata e apparentemente insignificante fosse – assumevano importanza superando di gran lunga i loro effetti in patria. Analisti della politica mondiale e responsabili delle decisioni politiche ponevano una domanda chiave: Da che parte si schiera il nuovo governo: con gli USA o con l’Unione Sovietica?
Nel periodo successivo alla Guerra Fredda la domanda non è più sulla filosofia politica o sull’orientamento socioeconomico, ma la seguente: in che modo la nuova amministrazione sosterrà o si opporrà ai progetti statunitensi per il dominio territoriale e globale?
Con Roza Otunbayeva come nuovo capo effettivo del nuovo “governo popolare” provvisorio Kirghiz, c’è ragione di credere che Washington non sarà scontento della caduta del suo precedente partner Bakiyev. Lei ha già confermato che la base americana di Manas non verrà chiusa.
Avendo avuto in passato la funzione di prima ambasciatrice della sua nazione negli USA e in Inghilterra, meno di due mesi dopo il colpo di stato del 2005, Otunbayeva, allora ministro degli esteri, partecipò all’incontro con la sua controparte statunitense Condoleezza Rice a Washington durante il quale quest’ultima le assicurò che “l’amministrazione statunitense continuerà ad aiutare il governo kirghiz a promuovere il processo democratico nel paese”. [6]
Poco dopo la “trasformazione democratica” di marzo, il suo santo patrono, Mikheil Saakashvili di Georgia, si vantava del fatto che “Roza Otunbayeva negli ultimi anni ha lavorato a Tbilisi ed è stata capo dell’ufficio dell’ONU in Abkhazia. Durante la Rose Revolution era in Georgia e era al corrente di tutto ciò che succedeva…il fattore georgiano è stato un catalizzatore di molti fatti futuri [nel Kirghizistan]”. [7]
Dal punto di vista statunitense lei sembra agire in buona fede.
La Russia ha posto la sua base aerea nel Kirghizistan nello stato di massima allerta, sebbene alcuni commenti da parte degli ufficiali alla guida del governo russo – in particolare il primo ministro Vladimir Putin – segnalino l’accettazione della rivolta che ha già causato 65 morti e migliaia di feriti.
Ma la Russia ha tentato di fare buon viso all’insurrezione anche cinque anni fa.
Qualunque direzione prenderà il prossimo governo kirghiz, avrà ripercussioni molto più ampie di quanto possano far pensare le piccole dimensioni e il basso livello demografico (poco superiore ai 5 milioni) della nazione.
Potrebbe riguardare i piani USA e NATO per la più estesa offensiva militare della guerra in Afghanistan programmata per avere inizio entro due mesi nella provincia di Kandahar.
Potrebbe determinare il futuro della Collective Security Treaty Organization e della Shanghai Cooperation Organization, le due maggiori potenziali barriere alla penetrazione militare occidentale di vasti tratti di Eurasia.
La posta in gioco non potrebbe essere più alta.

NOTE
[1] Der Spiegel, April 4, 2005
[2] Russian Information Agency Novosti, June 16, 2005
[3] The Telegraph, April 2, 2005
[4] Ibid
[5] Associated Press, April 2, 2005
[6] Interfax, June 15, 2005
[7] Civil Georgia, March 30, 2005
Titolo originale: “Kyrgyzstan Another Soros “Color” Revolution “
Fonte: ttp://www.henrymakow.com/
Link
11.04.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STELLA SACCHINI

Share

Lascia un commento