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	<title>Associazione Culturale Generoso Simeone &#187; Ecologia</title>
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	<description>Attraverso la correttezza dell&#039;informazione, l&#039;autonomia del pensiero, il coraggio della libertà, il superamento delle astruse barriere ideologiche noi offriremo il nostro semplice, ma sempre puntuale, contributo.</description>
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		<title>Resoconto di un anno intero e buoni propositi per l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 02:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Temendo la mancanza di capovolgimenti epocali nei prossimi 4 giorni si può stillare anche oggi un resoconto dell&#8217;intero anno solare 2011. Gli avvenimenti di interesse ecologico e ambientale sono ben descritti in questo articolo dove si parla di annus horribilis e una lista di pochi nomi e parole può risparmiare ai lettori più pigri la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F12%2Fresoconto-di-un-anno-intero-e-buoni-propositi-per-lanno-nuovo%2F&amp;title=Resoconto%20di%20un%20anno%20intero%20e%20buoni%20propositi%20per%20l%26%238217%3Banno%20nuovo" id="wpa2a_2"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Temendo la mancanza di capovolgimenti epocali nei prossimi 4 giorni si può stillare anche oggi un resoconto dell&#8217;intero anno solare 2011.<br />
Gli avvenimenti di interesse ecologico e ambientale sono ben descritti in <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Il-2011-annus-horribilis-per-lambiente-dal-gas-serra-alle-catastrofi-naturali_312791244423.html">questo articolo</a> dove si parla di <em>annus horribilis</em> e una lista di pochi nomi e parole può risparmiare ai lettori più pigri la lettura d<img class="alignright" src="http://www.labaiadiulisse.it/img/last_minute/buon-2012.jpg" alt="" width="350" height="274" />ell&#8217;intero articolo: ghiacciai sciolti, alluvioni, siccità, terremoto, tsunami, Fukushima, sette miliardi, estinzioni, deforestazione. Il quadro non è dei migliori.</p>
<p>Politicamente il 2011 si apre, a Gennaio, con le sommosse popolari in Egitto e la conseguente dimissione dopo 2 settimane da parte di Mubarak (dopo le pressioni della Casa Bianca). È iniziata la primavera araba, paesi nordafricani e mediorientali si ribellano ai regimi totalitari che li attanagliano (vedi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:2010-2011_Arab_world_protests.svg">foto</a>).<br />
A Febbraio, precisamente il 27, nasce il Consiglio nazionale libico, che contrasta Gheddafi e l&#8217;esercito nazionale. Anche in questa questione intervengono l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti d&#8217;America. L&#8217;epilogo di queste rivolte in nome della libertà è noto a chi si è documentato a riguardo, anche dopo l&#8217;esplosione d&#8217;interesse da parte dei media, e il praticamente immediato abbandono dell&#8217;argomento qualche settimana dopo (iniziandosi a preoccupare di Grecia, spread e Papandreou): lo stesso epilogo che hanno avuto tutte le ultime importazioni di pace &amp; democrazia, a suon di crimini di guerra da parte della N.A.T.O. che tanto ama interrompere le legittime sovranità dei popoli.<br />
A Marzo ricorre in Italia il 150esimo anniversario dell&#8217;unificazione Sabauda della penisola Italiana. Solite sterili critiche dai vertici padani che come questione del secolo portano la più o meno legittima scelta di non lavorare il 17 Marzo, giorno dell&#8217;anniversario. Si riscoprono le radici di un popolo e di una nazione, ma se ne evidenziano le enormi differenze, in nome della presenza in determinati luoghi di una cultura celtica piuttosto che greca, sannita piuttosto che romana, pontificia piuttosto che duosicula, o comunale piuttosto che cortese risalenti a secoli fà, dando di nuovo adito ai soliti venti (aerofagici) secessionisti di gente che millanta appartenenze a fantanazioni come la Padania, l&#8217;Ausonia o l&#8217;ultima trovata del leader del carroccio: una meganazione composta da Padania (sic!), Baviera e Svizzera,  esportarice di birra, grana, cioccolato e orologi.<br />
Ad Aprile l&#8217;intera attenzione mediatica è rivolta ai neosposi William e Kate Middleton, oltrechè al culo della sorella della sposa, tale Pippa.<br />
A Maggio, sempre mentre gli Statunitensi e i locali abitanti avevano uno scambio di democrazia in cambio di petrolio e totale asservimento al dio U.S.A., l&#8217;agente C.I.A. Osama Bin Laden viene ucciso dagli Americani che divulgano questa <a href="http://www.leggo.it/FotoGallery/HIGH/20110502_14569_binladen.jpg">foto</a> del cadavere mai trovato, disperso in mare, ovviamente non ritoccata da nessuno (da nessuno capace di farlo decentemente).<br />
A Luglio il salvatore del cristianesimo Anders Behring Breivik, ad Oslo, in un attacco di matrice neonazista (???), per mandare un messaggio contro l&#8217;immigrazione e contro l&#8217;Islam (in chiave pro-Israele) stermina 69 norvegesi cristiani e bianchi come la neve.<br />
Ad Agosto abbiamo una serie di disordini in Inghilterra, nati, a quanto pare, da una colluttazione tra uno spacciatore di cocaina e un agente di Polizia e la conseguente marcia pacifica da parte degli amici e dei familiari del suddetto spacciatore. Scontri tra polizia in tenuta antisommossa e manifestanti. Computo funerario: 5 morti.<br />
A Settembre ricorre il decennale degli attentati terroristici ai danni degli Stati Uniti d&#8217;America, quando 3 aerei, gabbando i sistemi di servizi segreti e difesa del più potente e importante stato del Mondo, distruggono le due torri gemelle (che crollano in modo del tutto innaturale, come se il crollo fosse artificiale, controllato, se vogliamo&#8230;), e una facciata del Pentagono dove rimangon0, come prove dell&#8217;attentato, i residui di un aereo di svariate decine di tonnellate, carico di persone, bagagli e bezina&#8230; Nella fattispecie pochi pezzi di ferraglia, tra cui quello con su scritto il logo e il nome della compagnia aerea. L&#8217;attentato subito 10 anni fa dagli Stati Uniti è stato la causa delle successive guerre in Medioriente.<br />
A Ottobre gli indignados di tutto il Mondo scendono in piazza per protestare pacificamente. In Italia, pacificamente, i black bloc feriscono 70 persone e mettono a ferro e fuoco una città, evitando i posti dove forse una bella gettata di benzina sarebbe stata solo terapeutica per l&#8217;Italia. Gheddafi è ucciso e il pianeta Terra arriva a ospitare il settemiliardesimo ospite.<br />
A Novembre Berlusconi si dimette e si insedia il governo Monti su cui, scorrendo gli archivi di questo sito, troverete qualche post chiarificatore.<br />
A Dicembre, il 31 terminerà la missione della NATO in Iraq, come annunciato dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.<br />
Anche politicamente ed economicamente l&#8217;anno non è stato dei migliori, tra i vari spreads<strong><strong>, </strong></strong>Papadimos, Mario Monti e Mario Draghi.</p>
<p>La nostra Associazione, tra alti e bassi tipici di una realtà fuori dai partiti e lontana da qualsiasi tipo di finanziatori, nel 2011 ha continuato le sue lotte e ne ha intraprese di nuove; ha invitato autori a parlare dei propri libri; ha organizzato lezioni, cineforum e dibattiti nella propria sede; ha progettato uno spettacolo teatrale; è stata presente a due (terribili) <a href="http://www.youtube.com/watch?v=L9KozFvuihM">concerti</a> con un <a href="http://www.myspace.com/invictaruna">gruppo musicale</a> (la cui formazione originale per sfortune varie è stata sciolta); ha rinnovato il suo modo di presentarsi al mondo di internet; ha avuto nuovi membri e vecchi membri emigrati lontano; ha avuto discussioni e riappacificamenti e oggi, a 30 giorni dal suo sesto compleanno, è, nonostante tutto, più forte di prima, più motivata, più decisa e più incazzata, nel suo lunghissimo cammino, sempre dritto, mai a destra, mai a sinistra, per il dispiacere dei tanti che avrebbero voluto vederci loro alleati, complici di una politica malata e putrescente o, in alternativa, affondati.</p>
<p>Che il 2012 possa portare un vento nuovo alla politica, al sociale, all&#8217;economia e anche a noi, membri dell&#8217;Associazione Culturale &#8220;Generoso Simeone&#8221;, sperando che questo sia l&#8217;anno buono per un serio lavoro che possa cambiare il nostro quartiere, la nostra città, la nsotra provincia, la nostra regione, la nostra Nazione, il nostro continente, la nostra Civiltà e il Mondo intero. È nostro dovere cambiarlo in meglio, o morire provandoci, magari proprio il 21 Dicembre prossimo, come i Maya hanno detto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A.G.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F12%2Fresoconto-di-un-anno-intero-e-buoni-propositi-per-lanno-nuovo%2F&amp;title=Resoconto%20di%20un%20anno%20intero%20e%20buoni%20propositi%20per%20l%26%238217%3Banno%20nuovo" id="wpa2a_4"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Siamo arrivati a sette miliardi&#8230; Alcuni spunti di riflessione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuta Danica, e auguri alla famiglia May Camacho. Dopo un inizio settimana a base di feste sataniche, alluvioni e terremoti ecco giungerci la buona notizia: su una porta a Manila, capitale delle Filippine. è stato appeso il fiocco rosa dell&#8217;essere umano numero sette miliardi. Buona notizia&#8230; Fino a che punto? Per il 2024 (calendari Maya [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F11%2Fsiamo-arrivati-a-sette-miliardi-alcuni-spunti-di-riflessione%2F&amp;title=Siamo%20arrivati%20a%20sette%20miliardi%26%238230%3B%20Alcuni%20spunti%20di%20riflessione" id="wpa2a_6"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2011/11/Population_density1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-538" title="Population_density" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2011/11/Population_density1-300x150.png" alt="" width="300" height="150" /></a>Benvenuta Danica, e auguri alla famiglia May Camacho. Dopo un inizio settimana a base di feste sataniche, alluvioni e terremoti ecco giungerci la buona notizia: su una porta a Manila, capitale delle Filippine. è stato appeso il fiocco rosa dell&#8217;essere umano numero sette miliardi.</p>
<p>Buona notizia&#8230; Fino a che punto? Per il 2024 (calendari Maya permettendo) è prevista la soglia degli 8 miliardi, e solo per il 2042 quella dei 9 miliardi. Anche sperando nell&#8217;utilizzo futuro di fonti rinnovabili, il Pianeta non può reggere facilmente un incremento così brusco e così poco naturale, se pensiamo che all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento eravamo poco più che un miliardo di individui. È opportuno ricordare che, esculdendo l&#8217;Antartide, oltre la metà della popolazione mondiale occupa solo il 2% della superficie terrestre, e a crescere demograficamente in modo vertiginoso sono i paesi come la Cina e tutti quelli che occupano il bassopiano indo-gangetico, paesi che, in nome della loro attuale entrata in gioco al fianco delle grandi potenze economiche mondiali e del sogno di uno sviluppo industriale veloce, si sono raramente permessi il lusso di anteporre politiche ambientaliste all&#8217;interesse economico. Quanto è opportuno, dunque, addensare vari miliardi di persone in queste regioni già piuttosto instabili? Ricordiamo anche che anche il Terzo Mondo subsahariano è assillato da tali questioni suscettibili di provocare epiloghi catastrofici e ingovernabili. Qual è dunque la soluzione? Augurarsi una catastrofe come quella che fu l&#8217;esplosione del supervulcano Toba? No, anche se in un&#8217;ottica futura, col senno di poi, un tale evento potrebbe considerarsi risolutivo per i problemi di sovraffollamento, guerre e inquinamento, sarebbe piuttosto seccante e quantomeno curioso rimanere vittime di una catastrofe naturale in nome della salvaguardia della specie. Ancora più seccante sarebbe augurarselo (anche se non sono le nostre speranze a deviare il corso naturale degli eventi). La soluzione è, come sempre, banale, ma non semplice da attuare: per una volta la classe politica e industriale dei paesi in via di sviluppo dovrebbe aprire gli occhi, assumendo una larga veduta degli eventi, non solo dei soldi che riescono a farsi entrare nelle tasche, e investire, non in un&#8217;economia di sfruttamento e di distruzione, bensì, in un&#8217;economia pulita che, sì, nell&#8217;immediato si rivelerà meno lucrosa del devastare terre e oceani, ma a lungo andare sarà sicuramente più salutare per la nostra permanenza sul Pianeta. Ovviamente l&#8217;impegno &#8220;dall&#8217;alto&#8221; dovrebbe essere accompagnato da un impegno della popolazione e da una sua maggiore educazione, istruzione e attenzione. Solo allora, pure se con non pochi problemi, si potrà affrontare la convivenza sul pianeta di così tanti miliardi di individui.</p>
<p>Altro problema, non di ordine economico, dunque meno sentito, è quello etnonazionalistico europeo. Nel generale incremento demografico nel Mondo, l&#8217;Europa è l&#8217;unico subcontinente ad aver subito un decremento delle nascite*. Se poi aggiungiamo che dei nuovi europei non tutti sono neonati etnici autoctoni, bensì molti sono allogeni, ci viene facile tirare una somma piuttosto preoccupante. Senza parlare di rischio estinzione e di antropologia, non è difficile capire che è necessario, per conservare le diversità culturali, sociali, religiose tra i vari popoli, salvaguardare in primis il retaggio etnico e più strettamente genetico. Non ci vuole, a questo punto, una grandissima conoscenza matematica per capire che il trend attuale di incremento demografico porterà a una neanche troppo lenta situazione di pericolo per gli europei etnici, la loro cultura, la loro storia e il loro retaggio.</p>
<p>Di nuovo auguri, Danica, forse i tuoi figli vedranno un mondo, per quello che si può recuperare, pulito.</p>
<p>A.G.</p>
<p>*= <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 237,771 milioni in Asia; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 92,293 milioni in Africa; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 38,052 milioni in America Latina; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 16,241 milioni in Nord America; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 1,955 milioni in Oceania; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_down_red.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a0/Arrow_down_red.svg/12px-Arrow_down_red.svg.png" alt="Arrow down red.svg" width="12" height="17" /></a> -3,264 milioni in Europa; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Arrow_up_green.svg"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/23/Arrow_up_green.svg/12px-Arrow_up_green.svg.png" alt="Arrow up green.svg" width="12" height="17" /></a> 383,047 milioni nel mondo intero.</p>
<p>Le cifre sono tratte dalla pagina di Wikipedia &#8220;Popolazione Mondiale&#8221;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F11%2Fsiamo-arrivati-a-sette-miliardi-alcuni-spunti-di-riflessione%2F&amp;title=Siamo%20arrivati%20a%20sette%20miliardi%26%238230%3B%20Alcuni%20spunti%20di%20riflessione" id="wpa2a_8"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Benevento: Tutti uniti contro la Turbogas&#8230;O quasi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 13:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di seguito l&#8217;articolo tratto dalla pagina online del 29 Ottobre 2011 de IlQuaderno, riguardante l&#8217;ennesimo incontro avente come tema la realizzazione della Centrale a turbogas tra associazioni, cittadini e amministrazione. Benevento, patrimonio Unesco o patrimonio dell’inquinamento? Se lo sono chiesti in un incontro organizzato per questo pomeriggio al Museo del Sannio, il comitato contro la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F10%2Fbenevento-tutti-uniti-contro-la-turbogas-o-quasi%2F&amp;title=Benevento%3A%20Tutti%20uniti%20contro%20la%20Turbogas%26%238230%3BO%20quasi" id="wpa2a_10"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2011/10/max_59892aaaab705ecac4ee9c84e69e48da.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-472" title="max_59892aaaab705ecac4ee9c84e69e48da" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2011/10/max_59892aaaab705ecac4ee9c84e69e48da.jpg" alt="Foto dell'Incontro" width="320" height="239" /></a><strong>Di seguito l&#8217;articolo tratto dalla pagina online del 29 Ottobre 2011 de IlQuaderno, riguardante l&#8217;ennesimo incontro avente come tema la realizzazione della Centrale a turbogas tra associazioni, cittadini e amministrazione.</strong></p>
<p>Benevento, patrimonio Unesco o patrimonio dell’inquinamento? Se lo sono chiesti in un incontro organizzato per questo pomeriggio al Museo del Sannio, il comitato contro la Turbogas e i vertici delle amministrazioni sannite. Presenti anche i sindacalisti Megna e Bosco, oltre ad un rappresentante del Comitato che si batte contro la Centrale di Aprilia, in provincia di Latina. “La Luminosa non s’ha da fare”, ha esordito il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile. “La nostra è legittima difesa – ha aggiunto – e ci opporremo con decisione e determinazione”. Dopo l’autorizzazione da parte del Ministero dell’Ambiente, la costruzione della centrale si avverte come pericolo imminente. “Contro quali forze stiamo combattendo? &#8211; si è chiesto Cimitile. Pensare che sia solo contro Luminosa non basta. Chi e che cosa c’è dietro?”. Un’opposizione con ogni mezzo contro “l’arroganza dello statalismo” è stata preannunciata durante l’incontro. chiaro anche il senatore del Pdl Mino Izzo: &#8220;Sono contro la Turbogas e sono convinto che esistano ancora le condizioni per bloccarne la realizzazione&#8221;. Il parlamentare si è anche detto a presentare una nuova interrogazione al Governo dopo quella del 18 novembre 2010. La risposta, ottenuta solo il 16 settembre scorso da parte del sottosegretario Saglia pare non averlo convinto. “Non siamo sconfortati – ha detto l’assessore provinciale all’Ambiente, Aceto – anche se sappiamo che ci sono degli interessi non immediatamente leggibili ma facilmente immaginabili. Ci chiedono programmazione concertata e poi ci espropriano di competenze con i processi decisionali”. Aceto non ha poi mancato di lanciare una frecciata a distanza agli assenti De Girolamo e Colasanto, al De Simone insieme al giornalista di Repubblica, Antonio Caporale: “C’è chi a Roma vota per il nucleare, qui si dichiara contro la centrale e in questo momento partecipa alla presentazione di un libro sull’eolico”.<br />
Chiarezza è stata chiesta anche dal sindaco di Benevento, Fausto Pepe: “Sull’argomento non esiste un piano nazionale d’insieme e nella confusione si rischia di nascondere tutto . non è cosa da poco chiedere chiarezza a chi fa un investimento di questa portata. Il problema non è dato solo dall’impatto ambientale in senso stretto”. Una centrale che non è voluta da nessuno, fino al livello territoriale della regione, che “non è in linea con quello che immaginiamo per la crescita della nostra città e per il nostro territorio”. “Andremo avanti con la nostra battaglia – ha concluso il primo cittadino &#8211; senza fermarci mai. La nostra aspirazione per il futuro è scritta in altre ambizioni”.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2011%2F10%2Fbenevento-tutti-uniti-contro-la-turbogas-o-quasi%2F&amp;title=Benevento%3A%20Tutti%20uniti%20contro%20la%20Turbogas%26%238230%3BO%20quasi" id="wpa2a_12"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L’enciclica “Caritas in veritate” e la questione ecologica.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Simeone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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Un secondo elemento distingue l’epoca attuale: l’affermarsi della globalizzazione. L’omogeneizzazione economico-finaziaria sostenuta dalla rete informatica e telematica mondiale è un fenomeno che coinvolge trasversalmente la società, le culture, l’economia, l’ambiente che ne sono tutti radicalmente influenzati. La coerenza stessa delle relazioni internazionali è fortemente scossa: tra vocazioni multilaterali e volontà di potenza unilaterali si gioca il problema delle risorse energetiche, nuove forme di colonialismo e di sfruttamento in una logica geopolitica di pluralità continentali o di affermazione unilaterale occidentale. Un terzo elemento di mutamento riguarda le religioni. Se la secolarizzazione e il disincanto paiono sempre più protagonisti del sentire contemporaneo, le religioni sono tornate alla ribalta politica e sociale della scena pubblica mondiale. A questo fenomeno contraddittorio si contrappone un laicismo militante, sostanzialmente coincidente con il riduzionismo scientifico, che tende ad estromettere la religiosità dalla sfera pubblica. L’aspetto – in questa sede – che ci interessa rilevare dell’impegnativo testo ecumenico riguarda l’ambiente. In tal senso questa enciclica costituisce certamente un passo avanti nel riconoscimento dell’esistenza di una questione ecologica strettamente connessa a una questione antropologica, anche se permane non chiarito il rapporto di dipendenza fra uomo e natura. Non a caso si evoca il tema della sostenibilità ambientale criticando il sistema economico, ma si cela l’incoerenza dello sviluppo in sé – per definizione illimitato – rispetto a risorse finite, che è il cardine dell’inadeguatezza del modello liberal-capitalistico.<br />
La chiesa cattolica deve recuperare un ritardo riguardo all’approfondimento teologico in merito alla concezione della biosfera e della collocazione in essa dell’uomo; collocazione per esempio, chiara ed inequivocabile nelle forme di religiosità cosmoteandriche, così come nell’induismo, nel buddhismo. In effetti, tra le righe scritte dal pontefice resta irrisolta la questione se la natura è creata per l’uomo o se l’uomo e la natura sono il frutto di uno stesso disegno creativo a-temporale, non collocabile storicamente e tuttora presente ed in atto. Su questa via il rapporto tra cultura e natura si proporrebbe in termini di sacralizzazione dell’esistente, ponendo, di fatto, un proficuo dialogo con posizioni filosofiche ed epistemologiche genericamente identificabili nell’emanazionismo. Tutt’altra questione è quella dell’energia, di cui si affronta l’implicazione strutturale in un documento che tratta in modo approfondito di economia, criticando disuguaglianze e rapporti di forza inerenti suscitati dalla competizione capitalistica. Chi oggi usa petrolio, carbone, gas e uranio, ovviamente li usa solo per sé negandone per sempre l’uso ad altri uomini contemporanei ed alle generazioni future. Usare energie rinnovabili, non le toglie all’utilizzo di altri, né nel presente, né nel futuro. Questa è l’unica strada per coniugare carità e verità, privilegiando la centralità dell’uomo rispetto al profitto. In questa enciclica, sebbene con la cautela che caratterizza il pensiero e il linguaggio pastorale, è contenuta una dura accusa ad una economia senza regole morali, finalizzata solo al profitto, che ha marginalizzato i diritti fondamentali alla sicurezza, alla salute, al lavoro, minando per tanti la possibilità di condurre una vita dignitosa, che nella sobrietà risulti immune dalla mercificazione e lo svilimento consumistico. Di fronte ad una economia scivolata nell’egoismo, nell’avidità, nella competizione individualistica, l’auspicio per una radicale riforma dei dettami economici in chiave umanistica e solidaristica ci sembra rilevante, pur mancando nel declinare forme di partecipazione e cogestione quel superamento comunitario, di fatto, della scissione del mondo del lavoro causata dallo stesso liberal-capitalismo. Così come una critica all’utilitarismo dell’economicismo non si può sottrarre dalle tesi della decrescita. Quest’ultima è un’idea che si basa sulla constatazione di fatto che lo sviluppo produttivo non può essere eterno. Essa individua due problematiche fondamentali: la prima riguarda lo stato di salute del pianeta ed in particolare il surriscaldamento dell’atmosfera, con le annesse catastrofi naturali sempre più gravi e frequenti. Il secondo grande problema è il progressivo esaurimento delle materie prime presenti sul nostro pianeta, soggetto all’intenso sfruttamento di due secoli di industrializzazione, e, soprattutto, della principale risorsa energetica disponibile, il petrolio. Pertanto quello della decrescita è un pensiero che si pone in termini critici di fronte alla modernità ed al paradigma dello sviluppo ad ogni costo, laddove spesso non se ne riconoscono i limiti e le conseguenze altamente negative che ne possono derivare. La decrescita non è comunque da intendere come una regressione in una edenica arcadia antistorica, priva di tecnica e società. Serge Latouche, che ne è un teorizzatore di riferimento, la presenta efficacemente quando sostiene che si tratta di un problema di mentalità: il suo fine è “decolonizzare l’immaginario occidentale”, uscendo dal dogma ideologico dello sviluppo illimitato.<br />
Relativamente alle fonti energetiche, la Chiesa in passato si era espressa favorevolmente sul nucleare. In questo testo si mantiene una equivoca reticenza, quando è la stessa non rinnovabilità che rende impossibile la condivisione con le generazioni future di una forma energetica. Il nucleare provoca l’illimitatezza innaturale, subordina l’economia al profitto e al rischio. Per una energia utilizzata oggi lasciamo alle generazioni future un´eredità avvelenata, di scorie da gestire per decine di migliaia di anni, senza neanche sapere indicare come conservarle; in questo non c’è proprio nulla di etico, neanche in senso antropocentrico, senza vederla in chiave esclusivamente biocentrica.<br />
Altro tema colpevolmente taciuto è quello demografico. Questione ovviamente spinosa, su cui gli elementi di principio possono creare distanze significative con la sensibilità ecologista, ma proprio per questo sarebbe importante riconoscere l’esistenza del problema che va approfondito da entrambe le parti. È ovvio che se si vuole mantenere la vita sul nostro pianeta non si può prescindere da una futura stabilizzazione demografica, alla quale si deve tuttavia giungere non come atto di razionalizzazione tecnocratica ed egoismo, di negazione dell’accoglienza della nuova vita che nasce, ma come atto di responsabilità verso le generazioni future e tutte le creature viventi che con noi condividono le risorse limitate del nostro pianeta. Esiste sicuramente un punto di equilibrio tra gli opposti integralismi che vedono l’uomo padrone della Natura (su mandato laico o divino che sia) oppure come un intruso nel cosmo da sopprimere in nome di una misantropica nevrosi apocalittica. Percorrere questa via mediana significa trovare il giusto quadro di civiltà che riconcili la cultura con la Natura. La modernità ha “disincantato” il mondo, ha svuotato la natura di tutto ciò che in precedenza le si attribuiva di sacro. Di tale opera si rintraccia causa nella declinazione dualistica del monoteismo, ma che si è attualmente esplicata dalla svolta cartesiana e della rivoluzione scientifica razionalista, che ha trasformato il mondo in oggetto inerte alla mercé della volontà di manipolazione umana. Tra il mondo- oggetto e l’uomo-soggetto si è quindi venuto a creare un drammatico dualismo che ha legittimato tutte le forme di imposizione e dissipazione dell’ambiente naturale. La visione lineare e deterministica della storia umana si è sostituita alla concezione ciclica degli Antichi, distruggendo le culture tradizionali con il “progressismo”. Se l’uomo tradizionale divorava il tempo con il rito, lasciando inalterato lo spazio, l’uomo moderno distrugge lo spazio, divorato dal divenire del tempo, dalla frenesia del futuro. In questo senso, l’ecologia appare incontestabilmente come la riappropriazione di una sensibilità e una prospettiva culturale diversa da quelle che hanno dominato in questi ultimi secoli, con implicazioni al contempo filosofiche e morali concernenti il rapporto dell’uomo con la Natura: rapporto di dominio o di co-appartenenza, di predazione o di empatica connivenza.</p>
<p> <a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/07/natura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="natura" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/07/natura-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>La roccia di Erec &#8211; Interviste</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 17:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alain de Benoist risponde… Alessandro Bedini: Dr. De Benoist, le riflessioni di alcuni ambienti ecologisti, in specie quelli che si richiamano alla cosiddetta &#8220;ecologia profonda&#8221;, sembrano mettere in crisi l’ideologia del progresso. Secondo Lei quali potrebbero e/o dovrebbero essere gli sviluppi di simili riflessioni? Alain de Benoist: L’ideologia del progresso poggia su tre fondamenti principali: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fla-roccia-di-erec-interviste%2F&amp;title=La%20roccia%20di%20Erec%20%26%238211%3B%20Interviste" id="wpa2a_18"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p align="right">Alain de Benoist risponde…
<p align="left"><strong>Alessandro Bedini</strong>: Dr. De Benoist, le riflessioni di alcuni ambienti ecologisti, in specie quelli che si richiamano alla cosiddetta &#8220;ecologia profonda&#8221;, sembrano mettere in crisi l’ideologia del progresso. Secondo Lei quali potrebbero e/o dovrebbero essere gli sviluppi di simili riflessioni?</p>
<p align="left"><strong>Alain de Benoist:</strong> L’ideologia del progresso poggia su tre fondamenti principali: una concezione lineare del tempo, un’interpretazione ottimistica di un avvenire largamente modellato dalla tecnoscienza, una intrinseca valorizzazione della novità in quanto tale. Fino dalle sue origini, più di un secolo fa, il pensiero ecologista ha rimesso in discussione queste tre credenze. Parallelamente alle osservazioni scientifiche dalle quali ha avuto origine (realizzazione del fatto che gli esseri viventi sono indissociabili dai loro ecosistemi, scoperta dei sistemi naturali di relazioni complesse, delle comunità biotiche, dei fenomeni materiali e energetici della biosfera, etc.), esso ha generato o riunito delle critiche più propriamente filosofiche: critica della tecnica, critica dell’ideologia dello sviluppo e del progresso. L’ideologia del progresso concepisce l’avvenire come una accumulazione di istanti necessariamente sempre migliori. Tutto il pensiero ecologista che abbia un minimo di serietà, si oppone a una simile asserzione. Ciò è particolarmente vero per quella che va sotto il nome di &#8220;ecologia profonda&#8221;, corrente di pensiero rappresentata oggi da autori come Arne Naess, George Sessions, Bill Devall, Warwick Fox, Alan Drengson o Robyn Eckersley. Questa corrente di pensiero ha come caratteristica comune l’aver sviluppato la nozione di &#8220;valore intrinseco&#8221; della natura. Trovo che tale nozione sia particolarmente interessante ma che sia anche piuttosto ambigua – come del resto il termine stesso &#8220;natura&#8221;, che assume una risonanza assai diversa secondo che lo si opponga alla cultura al &#8220;sovranaturale&#8221;, all’artificiale, etc. Parlare di valore intrinseco della natura implica in effetti di determinare quale sia l’origine di tale valore, quale ne sia la natura &#8211; se c’è un valore della natura, ci dovrà essere anche una natura di questo valore – e infine di sapere se le ragioni di &#8220;preservare la natura&#8221; possano essere verosimilmente considerate indipendentemente da tutti gli interessi o punti di vista propri degli esseri umani. Gradirei soffermarmi qualche istante su questo punto. </p>
<p><span id="more-155"></span>
<p align="left">Alcuni rappresentanti dell’ecologia profonda hanno la tendenza a definire ciò che è &#8220;naturale&#8221; come tutto ciò che non è stato toccato dalla mano dell’uomo. La natura si comprende come &#8220;natura selvaggia&#8221; (wilderness), come una sorta di territorio inviolato l’&#8221;autenticità&#8221; del quale non è stato alterato dall’intervento umano. &#8220;Preservare la natura&#8221; significa allora sottrarla all’uomo. Percepito come inquinatore, &#8220;parassita&#8221; dell’ambiente naturale, l’uomo si trova d’un tratto diviso dalla natura. Egli diviene così la sola specie che non appartiene (e in base alle sue proprie caratteristiche non può appartenere) alla natura. Ci troviamo dunque in una prospettiva dualista la quale, paradossalmente, ripropone il peggior cartesianismo. Descartes e l’ideologia della &#8220;wilderness&#8221; sostengono che l’uomo e la natura non hanno niente in comune. Ne traggono soltanto conclusioni opposte: il primo [è convinto n.d.t.] che l’uomo possa legittimamente assurgere a &#8220;maestro e possessore&#8221; della natura, la seconda invece che la natura debba essere sottomessa all’uomo. Quest’ultimo si vede così condannato alla passività, se non addirittura al disprezzo di sé. C’è in tutto questo la traccia di una teoria misantropica che mi pare inaccettabile. <br />La maggioranza dei teorici dell’ecologia profonda pongono tuttavia il problema in modo diverso. Contrariamente ai seguaci della &#8220;wilderness&#8221;, essi riflettono a partire dall’appartenenza dell’uomo alla natura e dalla sua unità o identità con la natura stessa. Essi sottolineano l’importanza dei legami che esistono tra uomo e natura, la loro interdipendenza, la loro &#8220;commonality&#8221;. La preoccupazione ecologista si fonde allora col senso del cosmo (di &#8220;tutto ciò che esiste&#8221;, dell’Essere), una certa empatia con tutte le forme di vita, una coscienza dell’appartenenza di tutti gli esseri viventi al mondo naturale, etc. Un simile approccio, eminentemente monistico, mi sembra assai preferibile rispetto al precedente. Anch’essa ha tuttavia i suoi inconvenienti. Non introducendo alcun elemento di differenziazione all’interno del mondo vivente, ossia nel cosmo, essa tende in effetti a cancellare tutte le specificità umane per riversarsi sia in un organicismo mistico o un panteismo naif, sia in una nuova forma di universalismo astratto. Ciò conduce a evidenti aporie. Se l’uomo fa un tutt’uno con la natura come si può pensare che egli possa metterla in pericolo? E’ un pò la stessa obiezione che può essere mossa al darwinismo sociale: se l’uomo è veramente sottomesso alle &#8220;leggi naturali&#8221;, com’è possibile che possa violarle? E se egli invece non ne è sottomesso, qual’è la natura dell’obbligo che gli è fatto di sottomettervisi? Quando Arne Naess dice che l’uomo non può essere compreso in maniera isolata, al di fuori della sua appartenenza alla biosfera, ha ragione, ma resta nel vago. Il semplice fatto che l’uomo sia in grado di porsi il problema della sue responsabilità nei confronti della natura dimostra che egli occupa un posto particolare nel mondo vivente. Nessun’altra specie è in grado di porsi un tale problema. L’uomo se lo pone non tanto perchè egli è il solo a mettere in pericolo la natura, quanto perchè è il solo a cogliere le remote conseguenze delle proprie azioni grazie a una coscienza riflessa che costituisce in lui una &#8220;seconda natura&#8221; e la fonte della sua cultura sociale. Se lo pone poichè il suo comportamento in materia non è determinato in anticipo: in questo ambito come negli altri, l’uomo è condannato a fare delle scelte. I problemi ecologici provengono del resto essi stessi dal fatto che noi non siamo &#8220;degli animali come gli altri&#8221;, dato che l’uomo è il solo in grado di modificare tutti gli ambienti naturali ( e ormai persino a modificare se stesso). Denunciare l’&#8221;antropocentrismo&#8221;, e con esso l’idea che la natura non sia altro se non una risorsa interamente destinata all’utilitario desiderio umano, è dunque certamente necessario, ma ignorare le modalità specifiche della presenza umana nel mondo ci fa cadere nell’eccesso opposto. Lo stesso equivoco vale per l’ &#8220;antispecificità&#8221;. Il necessario rispetto del mondo vivente non implica il mettere sullo stesso piano o attribuire la stessa importanza alla vita di un uomo, a quella di un cane, di una mosca o di un microbo. Ciò non implica che non si debba riconoscere un &#8220;eguale diritto all’esistenza di tutte le specie&#8221;, e ancor meno [mettere in discussione n.d.t.] il loro &#8220;eguale valore&#8221;. Affermare che l’uomo è il solo essere che abbia un valore nel mondo è un errore, dire che tutti i viventi hanno necessariamente lo stesso valore è anche questo un errore. Non può esservi diritto, di equità nei rapporti, se non là dove vi siano soggetti di diritto, vale a dire soggetti capaci di far valere i propri diritti. L’idea inversa dipende da una concezione puramente giuridica del mondo. Essa non ha alcun senso relativamente alle definizioni classiche di diritto, come [non ce l’ha in relazione n.d.t.] alle possibili consuetudini giuridiche. D’altra parte non bisogna scordare che la natura non è un concetto statico ma una realtà dinamica. La vita si evolve, quali che siano le cause e le modalità di tale evoluzione. La natura è egualmente complessa: è la crescita della complessità che aumenta la stabilità del vivente e le sue possibilità di adattamento in rapporto alle discontinuità che la minacciano. Infine l’evoluzione è &#8220;orientata&#8221; ( ma non predeterminata): ciascun essere vivente possiede un télos che gli è proprio. Riconoscere ciò equivale a riconoscere anche che le diverse specie non occupano la stessa posizione nell’ambito di questo insieme dinamico, e che alcune tra queste, a cominciare dall’uomo, possono presentare delle notevoli specificità le quali sono altrettante &#8221; qualità emergenti&#8221; intervenute nel corso dell’evoluzione.<br />Il cartesianesimo suppone che l’uomo sia totalmente indipendente dalla natura. L’ideologia della &#8220;wilderness&#8221; afferma che la natura deve essere resa totalmente indipendente dall’uomo. L’ecocentrismo ritiene che l’uomo debba essere interamente reintegrato nella natura. L’atteggiamento migliore mi pare essere il rifiutare l’idea di una rottura ontologica tra l’umanità e il resto dei viventi, riconoscendo tuttavia le differenze e la relativa autonomia dei componenti della natura. Si tratta di opporre in qualche modo a tutte le forme di dualismo un monismo pluralista, differenziato, fondato sulla dialettica dell’uno e del molteplice e richiamando un’etica del dialogo e della complementarietà. Mi pare che il pensiero di Heidegger ci indirizzi su questa via, nella misura in cui esso porta a riconoscere allo stesso tempo il primato del dato naturale e la sua alterità. La &#8220;natura&#8221; non è ne la stessa cosa che l’uomo ne qualcosa che si oppone all’uomo. Essa è, si potrebbe dire, l’Altro dall’uomo &#8211; questo Altro che partecipa della definizione dell’uomo senza riassumerlo interamente.</p>
<p align="left"><strong>Alessandro Bedini:</strong> Secondo Lei i movimenti verdi presenti in Europa svolgono un efficace politica di contrapposizione al modello liberale e all’affermarsi del pensiero unico?</p>
<p align="left"><strong>Alain de Benoist:</strong> Gli aderenti ai movimenti verdi provengono in generale da due ambienti assai differenti. Alcuni sono vecchi militanti dell’estrema sinistra che hanno trovato nell’ecologia un modo per superare le loro delusioni, altri sono piuttosto degli &#8220;associativi&#8221; (movimentisti), impegnati da molto tempo in attività di difesa dell’ambiente, di protezione delle specie animali, etc. Sotto l’influenza dei primi molti dei partiti verdi si sono posizionati a sinistra, divenendo così gli alleati dei partiti socialisti o socialdemocratici europei. Io penso che questo sia un grave errore. L’ecologismo trascende necessariamente le categorie di destra e sinistra nella misura in cui – e questa è la sua caratteristica politica più interessante – esso è allo stesso tempo intrinsecamente conservatore e profondamente rivoluzionario: intrinsecamente conservatore poichè intende prima di tutto preservare il patrimonio naturale, profondamente rivoluzionario in quanto l’ecologismo implica un completo cambiamento di paradigma in rapporto al modello di civilizzazione dominante. In quanto forza politica il movimento ecologista dovrebbe, a mio avviso, posizionarsi al di fuori dello scacchiere istituzionale e del giuoco dei partiti. Esso dovrebbe inoltre prendere atto del fatto che nell’attuale sistema, i partiti politici costituiscono un ambito particolarmente poco propizio allo sviluppo e alla messa in opera delle idee. I Verdi avrebbero al contrario tutto l’interesse a ricercare modi per intervenire alla base, nella vita quotidiana della gente, rianimando la dimensione pubblica della vita sociale, dedicandosi a ricomporre il legame sociale sotto l’aspetto della vita locale e del principio di sussidiarietà.</p>
<p align="left"><strong>Alessandro Bedini:</strong> Dr. De Benoist, le categorie politiche di destra e sinistra paiono appiattite sull’unico modello di democrazia liberale. Secondo Lei quali potrebbero essere i principi di una democrazia &#8220;ecologica&#8221; che tenga conto e anzi metta in primo piano il rapporto uomo-natura?</p>
<p align="left"><strong>Alain de Benoist:</strong> Questa questione si lega un pò la precedente. Tuttavia il legame tra democrazia e ecologia non è scontato. La democrazia è il metodo di esercizio del politico che meglio permette la partecipazione di tutti agli affari pubblici. Più precisamente, essa è il regime che postula in tale partecipazione la maniera migliore per l’uomo, che agisce in quanto cittadino, di acquisire e di fare uso della propria libertà. In questo la democrazia partecipativa si oppone direttamente alla democrazia liberale, la quale non ha che una concezione &#8221; sottrattiva&#8221; della libertà: per i liberali, la libertà corrisponde a ciò che è sottratto alla vita pubblica, a ciò che sfugge all’&#8221;influenza&#8221; del politico. Essa si confonde così con la sfera privata, che è anche quella degli scambi economici &#8220;liberi&#8221; da ogni intervento esterno. Per estensione, la &#8220;mano invisibile&#8221; del mercato è intesa come il paradigma di tutti i fatti sociali. Solo una democrazia partecipativa facendo chiaramente primeggiare il politico e il sociale sull’economico può tener conto degli imperativi ecologici. Prima di tutto perchè le persone sono evidentemente sensibili all’ambiente nel quale vivono, e del quale essi tengono conto nel momento in cui hanno la capacità di decidere loro stessi ciò che li riguarda. Inoltre per il motivo che l’ambiente si situa al di fuori della sfera degli scambi mercantili. La natura è estranea all’economia nel senso che non è strutturata secondo le leggi del mercato. Di più, tutti i modelli economici oggi esistenti si sviluppano in un tempo meccanico e reversibile. Ignorano dunque la non-reversibilità delle trasformazioni dell’energia e della materia. Queste due linee spiegano come la crescita economica porti necessariamente al saccheggio e alla distruzione planetaria della natura. Dominare il mondo per conformarlo ai nostri desideri e ai nostri bisogni è stato l’obiettivo di tutta la modernità, da Adam Smith a Karl Marx. Questo programma di artificializzazione della natura, già presente in Descartes, è stato chiaramente enunciato dal cancelliere Bacone nella sua Nuova Atlantide: &#8220;Arretrare i confini dell’impero umano allo scopo di realizzare tutte le cose possibili&#8221;. La modernità ha assegnato come fine all’agire umano la negazione di ciò che gli è donato, vale a dire di ciò che avviene naturalmente nell’esistenza. Il fattore naturale, in una tale prospettiva, è votato al controllo da parte della tecnica, alla manipolazione e alla strumentalizzazione.L’economia, da parte sua, non si sviluppa che sotto il profilo della razionalità contabile, dell’efficacia e del profitto. Soltanto dei cittadini responsabili possono frenare la folle fuga in avanti che risulta dallo scatenarsi della tecnoscienza e dell’economia, inducendo dappertutto la devastazione degli ambienti naturali di vita.</p>
<p align="left"><strong>Alessandro Bedini:</strong> L’attuale crisi internazionale, oltre a colpire i popoli nelle loro specificità ed autonomia, sembra mettere in discussione, oggi più che mai, la sopravvivenza stessa del pianeta. Da dove occorre ripartire per combattere una simile deriva?</p>
<p align="left"><strong>Alain de Benoist:</strong> È verso un riorientamento generale degli spiriti che occorre tentare di procedere se si vogliono creare le condizioni per un nuovo inizio. Gli allarmi relativi all’esaurimento delle risorse naturali o energetiche, al sovrasfruttamento delle falde freatiche, alla riduzione della biodiversità, etc. sono già una buona cosa e di fatti hanno un’eco sempre più grande. Ma le cause profonde di tutte queste conseguenze della crisi ecologica restano spesso mal percepite. Sono tali cause che occorre mettere in luce. Tuttavia, la critica dei limiti materiali della crescita economica trova anch’essa i suoi limiti con l’emergere di una economia &#8220;immateriale&#8221;, che dà un nuovo slancio alla sfera mercantile senza trascinare in modo intrinseco il degrado entropico della materia o dell’energia. Bisogna mostrare come questa economia immateriale (rivoluzione informatica, aumento dei servizi a detrimento della produzione industriale &#8220;pesante&#8221;) continui a mobilitare un immaginario economico che è esso stesso all’origine del degrado degli ambienti naturali di vita. Quanto alla biodiversità, di cui oggi si dibatte molto (il termine non è apparso che nel 1986), è importante far comprendere bene che essa deve esercitarsi a tutti i livelli : ecosistemi, specie, culture, geni. La differenza tra i geni di due individui di una stessa specie rappresenta già una variazione biologica importante. L’esistenza di culture e popoli differenziati è essa stessa indissociabile dal futuro dell’umanità, semplicemente perchè non c’è appartenenza immediata all’umanità : tutti gli esseri umani, dal momento che sono animali sociali, non appartengono all’umanità se non in modo mediato, prima di tutto attraverso la loro appartenenza ad una cultura o a una determinata società. La conservazione della biodiversità implica quindi un’idea della differenza e dell’alterità.</p>
<p align="left"><strong>Alessandro Bedini:</strong> Oggi va molto di moda, anche in certi ambienti cosiddetti ambientalisti, il concetto di &#8220;sviluppo sostenibile&#8221;. Lei cosa pensa a questo proposito?</p>
<p align="left"><strong>Alain de Benoist:</strong> Il celebre rapporto Brundtland ha definito lo &#8220;sviluppo durevole&#8221; (o &#8221; sostenibile&#8221; ) come &#8221; lo sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri&#8221;. Tale definizione ha ricevuto il sostegno dell’ONU, della Commissione Europea e della stessa Banca Mondiale. E’ nello stesso spirito che al summit della Terra di Rio, nel 1992, che si è lodato il ricorso a &#8221; tecniche ecologicamente razionali&#8221;, nelle quali alcuni non esitano a vedere l’abbozzo di un’&#8221;altra globalizzazione&#8221;. Lo &#8220;sviluppo durevole&#8221; è diventato così il cavallo di battaglia dei sostenitori della &#8220;ecologia industriale&#8221; o del &#8220;capitalismo verde&#8221;, vale a dire di coloro che si dichiarano per la &#8220;riconciliazione&#8221; della preoccupazione ecologista con l’industria o il mercato. Concretamente, la teoria dello &#8220;sviluppo durevole&#8221; tenta di includere l’ambiente nella razionalità economica, tenendo conto di dati quali l’esaurimento delle risorse e le forme di inquinamento risultanti dalle attività industriali. Sul primo punto, il metodo preso in considerazione si basa sulla regola della compensazione enunciata nel 1977 da Harwick : si tratta di assicurare l’equità tra le generazioni attuali e quelle future facendo in modo che le rendite prelevate mano a mano che le risorse si esauriscono – che sono uguali alla differenza tra il costo marginale di tali risorse e il prezzo del mercato – vengano reinvestite per produrre un capitale di sostituzione o &#8221; capitale naturale &#8221; così distrutto. Lo sviluppo sarebbe tanto più &#8221; durevole &#8221; di quanto sarebbe più forte &#8221; la sostituibilità &#8221; del capitale riproducibile rispetto alle risorse naturali consumate. Ma questa teoria è fortemente criticabile. Il patrimonio naturale e il capitale artificiale non sono infatti sostituibili. Considerare il primo come un &#8220;capitale&#8221; non è che un artificio linguistico, poichè il valore delle risorse naturali è inestimabile in termini economici; se esse sono una condizione per la sopravvivenza umana, il loro &#8220;prezzo &#8221; non può essere che infinito. Quanto alle forme di inquinamento, considerate in questo caso come delle &#8220;esteriorizzazioni negative&#8221;, la loro messa in conto da parte dei partigiani dello &#8220;sviluppo durevole&#8221; non porta che all’emissione del &#8220;diritto a inquinare&#8221;, sottomesso a tariffe con prezzi fittizi, e che sono essi stessi fondati su supposizioni ( dato che è impossibile prevedere in anticipo il costo totale di un inquinamento futuro). Si crea così un mercato del diritto a inquinare con l’unico risultato che l’inquinamento diventa privilegio di aziende tanto ricche da pagare tale diritto. Dato che queste imprese sono anche quelle che inquinano di più, il beneficio è insignificante. Tutt’al più tali misure non possono che ritardare le scadenze. La loro moltiplicazione rinforza inoltre l’autorità delle burocrazie nazionali o internazionali e il controllo tecnocratico. La teoria dello &#8221; sviluppo durevole&#8221; mira a correggere lo sviluppo classico, ma si guarda bene dal considerarlo per quello che è, vale a dire come la causa profonda della crisi ecologica che noi conosciamo. Essa è infine particolarmente ingannevole là dove lascia credere che sia possibile rimediare a questa crisi senza rimettere in discussione la logica mercantile, l’immaginario economico, il sistema monetario e l’espansione illimitata della Forma-Capitale. Come ha ben dimostrato Serge Latouche, la teoria dello sviluppo è sempre stata il proseguimento della colonizzazione con altri mezzi. Essa implica che tutte le società adottino lo stesso modello di produzione-consumo e intraprendano la medesima strada della civiltà occidentale dominante. Sottoprodotto dell’ideologia del progresso e discorso di accompagnamento dell’espansione economica mondiale, essa porta a trasformare il rapporto dell’uomo con la natura, così come tra gli uomini stessi, in quasi-mercanzie. Lo &#8220;sviluppo durevole&#8221; non rimette in questione nessuno dei principi di base di questa dottrina. Si tratta comunque di cercare di trarre profitto dalle risorse naturali e umane, e di ridurre il debito dell’uomo verso la natura a dispositivi tecnici che permettono la trasformazione dell’ambiente in quasi-mercanzia. Si può certamente ridurre lo spreco o il volume dell’inquinamento, ma non si possono far coesistere durevolmente la protezione dell’ambiente con la ricerca ossessiva di un reddito sempre accresciuto e di un profitto sempre più elevato. Queste due logiche sono contraddittorie. Lontano dall’essere un rimedio alla globalizzazzione lo sviluppo economico è all’origine di tutti i mali che essa comporta. Non si uscirà mai da questo sistema trasformandolo per renderlo più accettabile, ma cambiandone il paradigma per mettere fine alla colonizzazione della terra da parte della forma-capitale, l’antropologia liberale e la civilizzazione del profitto.</p>
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