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	<title>Associazione Culturale Generoso Simeone &#187; Recensioni</title>
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	<description>Attraverso la correttezza dell&#039;informazione, l&#039;autonomia del pensiero, il coraggio della libertà, il superamento delle astruse barriere ideologiche noi offriremo il nostro semplice, ma sempre puntuale, contributo.</description>
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		<title>C&#8217;era una volta un presidente &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 20:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[dal sito della casa editrice Vallecchi, Firenze. “Verginità e trasgressione: il miracolo di vita, scrittura e ribellione di una ragazza neanche ventenne” Marcello Veneziani C’era una volta un presidente – di Silvia Valerio (ed. Vallecchi) L’opera C’era una volta… Un re! Diranno subito i miei piccoli (medio-piccoli, pardon) lettori. Anzi, no! Mi interromperanno. Perché lor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fcera-una-volta-un-presidente-recensione%2F&amp;title=C%26rsquo%3Bera%20una%20volta%20un%20presidente%20%26%238211%3B%20Recensione" id="wpa2a_2"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p align="right">dal sito della casa editrice Vallecchi, Firenze.
<p><strong>“Verginità e trasgressione: il miracolo di vita, scrittura e ribellione di una ragazza neanche ventenne” Marcello Veneziani</strong>
<p><strong>C’era una volta un presidente – di Silvia Valerio (ed. Vallecchi)</strong><a href="http://www.vallecchi.it/sho_main.aspx?t=5&amp;az=390166&amp;codice=VLCA-AV003##"></a></p>
<p><strong>L’opera </strong>
<p><a href="http://www.vallecchi.it/sho_main.aspx?t=5&amp;az=390166&amp;codice=VLCA-AV003##"><b><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002" border="0" alt="clip_image002" align="right" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image002.jpg" width="244" height="184"></b></a>C’era una volta… Un re! Diranno subito i miei piccoli (medio-piccoli, pardon) lettori. Anzi, no! Mi interromperanno. Perché lor signori sanno bene che al giorno d’oggi non si può fare iniziare così una storia. Al giorno d’oggi, proprio non va, proprio non si può. Nemmeno una storia d’amore. Nemmeno se la lei in questione ha diciotto anni ed è vergine. E allora? Embè? E allora, queste sono le pagine del diario intimo della signorina, potrete leggerne avventure e disavventure amorose (sempre nel rispetto del fiore, ovviamente), potrete curiosare tra narcisi e papaveri, tàngheri e tanghéri, liceali e poi universitari, apprendisti stregoni e navigati… simpaticoni, e via a precipizio per le più disparate (disperate?) (s)comparse di quella straordinaria commedia umana che è la società contemporanea. Ma insomma alla fine si può sapere lei chi sceglie? Sicuro! Tra l’altro, vi è più vicino di quanto possiate immaginare, lo conoscete certamente, è finito sui giornali… C’era una volta un presidente. Ah…. </p>
<p><span id="more-135"></span>
<p><strong>L’autore</strong>
<p>Silvia Valerio, scende portata dalla cicogna circa 18 anni fa, e ama subito le storie di fate e le leggende greche. Inizia un quaderno di poesie infantili molto convinte e ci affianca un più intonato divertissement satirico. Lascia temporaneamente queste graziose occupazioni per dedicarsi alle cose più serie che le riserva la (d)istruzione primaria. Va al liceo classico, credendo di respirare l’aria di Atene, o per lo meno quella di Tebe. Ingenua. Adesso ha ripreso le occupazioni originarie e nel tempo libero pratica antropologia, cura il proprio hortus conclusus, e ha una collezione di disincanti. </p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fcera-una-volta-un-presidente-recensione%2F&amp;title=C%26rsquo%3Bera%20una%20volta%20un%20presidente%20%26%238211%3B%20Recensione" id="wpa2a_4"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Comunit&#224; e Decrescita</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 13:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[da Arianna Editrice Critica della Ragion Mercantile. Dal sistema dei consumi globali alla civiltà dell&#8217;economia locale Autore: AlainDe Benoist Di fronte alla crisi economica e sociale del modello di sviluppo occidentale diventa realistico criticare la ragione stessa dell’economicismo moderno: la mercificazione dell’esistente. L’autore individua un limite ecologico alla crescita economica illimitata e propone di cominciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fcomunit-e-decrescita%2F&amp;title=Comunit%26agrave%3B%20e%20Decrescita" id="wpa2a_6"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p align="right"><em>da Arianna Editrice</em>
<p>Critica della Ragion Mercantile. Dal sistema dei consumi globali alla civiltà dell&#8217;economia locale
<p>Autore: <a href="http://www.ariannaeditrice.it/autore.php?id_aut_macroed=699"><b>AlainDe Benoist</b></a> <a href="http://www.ariannaeditrice.it/autore.php?id_aut_macroed="></a>
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image001.gif"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image001" border="0" alt="clip_image001" align="left" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image001_thumb.gif" width="117" height="160"></a></p>
<p>Di fronte alla crisi economica e sociale del modello di sviluppo occidentale diventa realistico criticare la ragione stessa dell’economicismo moderno: la mercificazione dell’esistente. L’autore individua un limite ecologico alla crescita economica illimitata e propone di cominciare a far decrescere l’idea che lo sviluppo degli scambi mercantili sia una legge naturale della vita. Il messaggio che pubblicità e media diffondono continuamente è che il benessere passa attraverso il consumo, ovvero attraverso l’appropriazione continua di una quantità sempre maggiore di oggetti.<br />È necessario rinunciare all’immaginario economico per il quale “di più” significa “meglio” e imparare ed essere capaci a dire: “è sufficiente” oppure “è abbastanza” piuttosto che “sempre di più!”.<br />Alain de Benoist considera errato immaginare la decrescita come un appello a un ritorno al passato o a una brutale degradazione del livello di vita. La decrescita è invece un’inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l’attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto e incompatibile con gli equilibri della natura.<br />Esso porta con sé, sulla scia dell’occidentalizzazione, perdita di autonomia, alienazione, aumento delle disuguaglianze sociali, insicurezza individuale e collettiva. Alain de Benoist porta alla luce il carattere di artificio e dominio dell’economia ponendo la critica alla civilizzazione mercantile sul piano del suo stesso fondamento sociale e politico. Riprende l’idea della democrazia partecipativa, proponendo, dinanzi al globale sviluppo illimitato, il livello locale e della vita quotidiana. Rimangono le lingue, le culture, un legame sociale che va pazientemente ricreato nell’esistenza di ogni giorno, per una comunità della decrescita.
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image0011.gif"></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fcomunit-e-decrescita%2F&amp;title=Comunit%26agrave%3B%20e%20Decrescita" id="wpa2a_8"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Rivoluzione resa impossibile</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 17:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Simeone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Correva l’anno 1977, in una Italia divisa dagli odi di partito, dai nostalgismi intimati dai leader politici di destra e sinistra, una Italia dilaniata dalla violenza giovanile, indotta colpevolmente e supportata dalla impotenza ad agire dei partiti di riferimento; correva l’anno 1977 quando all’interno del MSI Generoso Simeone volle provare a concretizzare quell’aria di Alternativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F04%2Fla-rivoluzione-resa-impossibile%2F&amp;title=La%20Rivoluzione%20resa%20impossibile" id="wpa2a_10"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>Correva l’anno 1977, in una Italia divisa dagli odi di partito, dai nostalgismi intimati dai leader politici di destra e sinistra, una Italia dilaniata dalla violenza giovanile, indotta colpevolmente e supportata dalla impotenza ad agire dei partiti di riferimento; correva l’anno 1977 quando all’interno del MSI Generoso Simeone volle provare a concretizzare quell’aria di Alternativa di cui si sentiva forte la necessità.</p>
<p>Così è nato l’Hobbit! l’Hobbit?<br />
Marco Tarchi, lucida intelligenza del tempo lo ha considerato una rivoluzione impossibile, avendone con meticolosa ricerca storico-politica analizzato gli esiti dei suoi protagonisti del tempo, ma al tempo stesso lo ha ritenuto “ <em>la</em> <em>nostra concezione del mondo che si svelava</em>” e ancora <em>“ una risposta ad un atto di autorità espressivo della mentalità di chi, malgrado tutto, comandava</em>”.</p>
<p><span id="more-104"></span>Il libro che il 23 Aprile 2010 sarà presentato a Benevento, presso la sala Vergineo del Museo del Sannio, &#8220;La rivoluzione impossibile  dai campi gobbi alla Nuova destra&#8221;, curato da Marco Tarchi, traccia il sentiero decadente e definitivo di una frangia politica infelice della nostra Italia, potrebbe sembrare azzardato scrivere definitivo, eppure oltre a Tarchi le voci che si sono da tempo accorte  del tracollo di una fase politica, o per alcuni versi a-politica ed esclusivamente partitica, della nostra destra, sono varie.</p>
<p>Si rivaluta quindi ciò che è stato, taluni con quel sentimento nostalgico e rassegnato , che accompagna le cadute , altri con quella ironia cinica di chi si è salvato in tempo per  maggior lungimiranza o  semplicemente per fortuna, noi giovani , anagraficamente lontani da quel periodo storico, con la rabbia di chi si è sentito tradito dalle promesse ideali dei propri  padri politici.</p>
<p>L’Hobbit come rivoluzione quindi, l’Hobbit come trasgressione.</p>
<p>L’Hobbit infine come momento aggregativo, di un mondo giovanile disilluso e confuso, considerato braccio e non mente dalla casta politica, impregnato di simbologie che non potevano più comprendere, non sentendole proprie, soprattutto estraneo ad una realtà che a causa del post ’68, li aveva relegati in un fortino arroccato sulla quotidianità.</p>
<p>Il primo campo Hobbit si tenne a Montesarchio, paesino della provincia di Benevento, secondo Tarchi  la scelta non stupì,  perché  geograficamente vicino al luogo natio di Simeone  e perché lontano dalle convulsioni antifasciste che serpeggiavano nel resto d’Italia.</p>
<p>Inizialmente duramente criticato dai vertici del partito , come qualcosa di nuovo e quindi di pericoloso, fu infine preda delle ghiotte mire di chi comprese quale abile strumento di assorbimento giovanile poteva divenire, a prezzo della perdita del significato profondo per cui era nato. Il primo Campo Hobbit , fu probabilmente quello che sentimentalmente trasportò maggiormente i giovani presenti, li inorgoglì, li elesse a protagonisti, tra la musica, gli slogan europei, i dibattiti e le riviste alternative, le croci celtiche al vento, quei ragazzi tornarono a credere, a pensare, ad elaborare.</p>
<p>Generoso Simeone dalle pagine del secolo ribadisce la sua scelta di riferirsi alla saga Tolkeniana, non come fuga dalla realtà, bensì come evasione &#8211; &#8221; <em>ed allora guardando al futuro evochiamo dalle favole di Tolkien quelle immagini che arricchiscono la nostra fantasia ed appagano la nostra sete di contenuti</em>.&#8221; &#8211; tra l’altro di grande attualità culturale essendo stata introdotta nel 1972 da De Turris in Italia per la prima volta. Non favole ed illusioni quindi ma tentativo eroico di modificare la realtà, dalla quale non si rifugge, pur  nella consapevolezza di non volerla accettare nè appoggiare, la quale si analizza e studia per modificarla.  </p>
<p>Mancò al primo Hobbit un valido seguito, tanto che il secondo campo organizzato in Abruzzo nel 1978 dal FDG , nonostante le lodi della comandata stampa di partito, riuscì soltanto a riscuotere critiche e tensioni, anche da parte di chi, partecipandovi, notò il distacco e l’apatia negli  atteggiamenti degli organizzatori, primo fra tutti il pupillo di Almirante, Gianfranco Fini, il baronetto che da abile condottiero pensò di lasciare in tenda i suoi seguaci e di ritirarsi in albergo lontano dagli stramazzi della &#8220;sua&#8221; comunità. Fu un insuccesso campo &#8220;Gollum&#8221;.</p>
<p>Un insuccesso annunciato.</p>
<p>Il terzo ed ultimo Campo Hobbit invece , logisticamente e probabilmente teoricamente, risultò il più riuscito, organizzato sempre in Abruzzo dalla Nuova Destra, si pose l’obiettivo nobile di sdoganare la cultura neofascista dai termini di violenza, ignoranza, provvisorietà, e di assimilare temi e  stili metapolitici, lontano definitivamente dal nostalgismo , che pur ebbero a rappresentare alcuni militanti in loco.  A Castel Camponeschi si ebbe la sensazione che qualcosa era cambiato e non solo per i giudizi interni, quanto per la considerazione esterna dei soliti osservatori ostili.</p>
<p>Ad un passo dalla meta tuttavia lo choc seguito alla bomba di Bologna, macerò tutto quello che si era costruito e a marciare su quelle macerie non fu l&#8217;uomo nuovo della nuova destra, bensì il politicante carrierista prescelto, capace in breve tempo di trasformare  in impossibile una rivoluzione che tanti avevano contribuito a creare.</p>
<p>Tarchi non rinnega la sua partecipazione ai campi, non rinnega i suoi sogni “puri” dei vent’anni, non lo ha fatto nelle interviste e nei libri scritti dopo la conclusione della sua esperienza politica nella Nuova Destra, non lo fa nell&#8217;ultimo saggio; Tarchi sottolinea soltanto la delusione bruciante di colui che non arriva al traguardo per un attimo e di chi da quella delusione apprende le armi del cinismo e del distacco nel parlare e nel ripensare a quei momenti, di chi sceglie la metapolitica come unica via,  ancora pura.</p>
<p>Un distacco che conserva  perfettamente nelle pagine di attacco e critica ad una classe politica, certo non nata dall&#8217;esperienza degli Hobbit, come a qualcuno farebbe comodo credere, piuttosto da scelte altre , lontane dalle prime, per stile, per ideale, per consistenza politica, per progettualità, per creatività.</p>
<p>Così mentre una destra esausta ed esangue rispolvera temi e slogan che aveva da tempo accantonato, per &#8220;fare futuro&#8221; almeno nel nome, c&#8217;è chi non ha bisogno di mettere una pietra tombale delle convenienze  sui sogni coltivati a vent&#8217;anni, chi può scrivere un libro riguardante la propria storia politica senza dover giustificare nulla di fronte agli altri nè a se stessi, chi può ritenere impossibile una rivoluzione, perchè gli uomini, i tempi forse ,non erano quelli  giusti.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F04%2Fla-rivoluzione-resa-impossibile%2F&amp;title=La%20Rivoluzione%20resa%20impossibile" id="wpa2a_12"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La rivoluzione impossibile</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 14:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito un bel libro di circa 500 pagine sulla storia ragionata dei Campi Hobbit  e l&#8217;itinerario complesso e contraddittorio che partendo da essi,  arriva fino alla Nuova Destra italiana ed alle successive evoluzioni ;  un testo chiave, a mio avviso,  per poter approfondire e comprendere una serie di avvenimenti ed evoluzioni all&#8217;interno del panorama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F04%2Fla-rivoluzione-impossibile-2%2F&amp;title=La%20rivoluzione%20impossibile" id="wpa2a_14"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p><p>E&#8217; uscito un bel libro di circa 500 pagine sulla storia ragionata dei Campi Hobbit  e l&#8217;itinerario complesso e contraddittorio che partendo da essi,  arriva fino alla Nuova Destra italiana ed alle successive evoluzioni ;  un testo chiave, a mio avviso,  per poter approfondire e comprendere una serie di avvenimenti ed evoluzioni all&#8217;interno del panorama metapolitico della destra italiana, soprattutto un lavoro che invita a riflettere su certe dinamiche che iniziate a circa metà degli anni 70, sono sfociate con la fine del neo-fascismo istituzionale (MSI-DN) in una infinità di variabili umane, politiche, e culturali rendendo di fatto inapplicabile e/o impossibile il progetto/premessa iniziale.</p>
<p><span id="more-102"></span>Intanto, va detto che questo La rivoluzione impossibile (Vallecchi, 2010) è la riedizione dal nucleo originario di un altro libro intitolato Hobbit/Hobbit, edito agli inizi degli anni 80 a cura della L.ed.E di Roma  e scritto a più mani, edizione  riveduta e corretta dicevamo,  con una pre-fazione di circa 70 pagine ed altrettante di post-fazione da Marco Tarchi ,  autore nonché curatore del testo e principale animatore e teorico della Nuova destra in Italia.  Diciamo subito che da un punto di vista formale,  è&#8217; ottima ed essenziale l&#8217;integrazione di tutti gli articoli e gli interventi di stampa usciti sull&#8217;argomento,  soprattutto quelli di questi ultimi anni, integrazioni ed interventi  che erano sicuramente sfuggiti ai cultori dell&#8217;argomento;  il grosso limite è che non esiste per ora un indice nominativo finale.  Già un paio di interessanti recensioni si sono affacciate (1) e stanno iniziando a proporsi in Italia le prime presentazioni,  che porteranno di certo,  ad un approfondimento generale del tema.</p>
<p>Lo scopo del libro tuttavia è un altro.  Marco Tarchi cerca in qualche modo di dimostrare, con la riedizione di Hobbit/Hobbit,  che non esiste alcuna continuità di progetto, né genealogia ideologica,  tra i Campi Hobbit e Nuova destra da un lato,  e le classi dirigenti , la strategia e le idee incarnate e realizzate dal 1995 con AN prima,  e con il travaso dentro il Popolo della Libertà dopo;  ma soprattutto cerca di negare con forza,  che l&#8217;attuale messaggio finiano di smarcatura dall&#8217;asse Berlusconi-Lega (la Destra Nuova) stia proprio nell&#8217;irruzione di mentalità, di linguaggio, di metodo, di personaggi, di immaginari,  che trova la sua natura più&#8217; nascosta e recondita nella scuola storica di formazione neo-destra.</p>
<p>Il tema è scottante,  sottile ed impertinente, perché ci invita tutti,  ( intendo dire tutti coloro che si sentono seriamente coinvolti dal tema e che hanno fatto parte della  cosidetta sfida Hobbit )  a riflettere sul &#8220;chi e come eravamo&#8221;,  su come e cosa sognavamo di essere,  e soprattutto sul &#8220;come siamo andati a finire&#8221;.</p>
<p>La Nuova Destra,  come esperienza a metà tra sfida culturale e tentazione neo-comunitarista ,  nasce in Francia dopo il &#8217;68 con il  GRECE (2) e la Nouvelle Ecole,  ed ha come base di partenza l&#8217;utilizzazione dello strumento culturale come meccanismo di pressione e rielaborazione del categorie tradizionali del politico.</p>
<p>La scelta privilegiata e di intervento ha riguardato temi legati al cambiamento e alle battaglie epocali emergenti,  il superamento della tradizionale dicotomia destra/sinistra, la necessità di ridisegnare scenari e posizionamenti piu&#8217; congeniali ai tempi ( Et Et piuttosto che l&#8217;Aut Aut ) . La critica profonda alla modernità in crisi , cosi&#8217; come al suo monteismo endogeno,   nonché la scelta per una sfida culturale post-moderna e non-esclusivista ma specifica  (neo-pagana?) ,  ha posto alla base del percorso neo-destro francese un postulato che dice:  da oggi occorre saper pensare congiuntamente quello che fine a ieri veniva pensato contraddittoriamente.</p>
<p>E sull&#8217;orma (o all&#8217;ombra ?)  parallela alla scuola Francese , i molteplici interlocutori italiani (3) , provenienti quasi tutti da una formazione Evoliana/Romualdiana e approdati all&#8217;ambiente rautiano a metà degli anni 70,  hanno tentano la stessa operazione di metodo e prospettiva.  Hanno scelto  J.R.R. Tolkien come chiave di immaginario, come potenza evocativa,  e con i tre Campi Hobbit hanno sfidato l&#8217;ambiente della destra italiota, prospettando di fatto la fuori-uscita dall&#8217;ottica del neo-fascismo classico  , quella preso in ostaggio a destra dal 1946, ma anche un progressivo abbandono ed una presa generale di distanza, dalla interpretazione della dottrina  tradizionalista del mondo,  giudicata limitata ed &#8220;incapacitante&#8221;:  quella per capirci facente capo alla scuola di Evola e Guenon.</p>
<p>Il libro,  tra alti e bassi,  racconta la storia dei Campi Hobbit ,  e di come progressivamente da essi si sia creata la successiva esigenza della Nuova Destra di slegarsi definitivamente dall&#8217;ambiente di partenza per approdare a nuovi lidi, cercare nuovi interlocutori in altre formazioni o luoghi,   e con un occhio  rivolto soprattutto verso la società civile ed ai suoi temi epocali. D&#8217;altra parte,  gli spazi di manovra politici,  dal 1976 in poi , si sono  progressivamente ridotti. La Nuova destra è rimasta schiacciata dal dirigismo almirantiano di ritorno che aveva sempre mal sopportato l&#8217;esperienza del Campi Hobbit , dal solito mimetismo fuggiasco e ambiguo di Pino Rauti nei momenti di vera difficoltà ( il suo rientro in direzione nazionale nel 1983) , dalla spinta nichilista o anarco-individualista del spontaneismo armato, dalla concorrenza del movimentismo politico destro-radicale sulla rete di circoli culturali e delle singole realtà militanti, dal riflusso degli anni 80,  e via via da mille altri ostacoli,  fino al Fascismo del 2000 dell&#8217;astuto Fini, pronto a fare una bella inversione a &#8220;U&#8221;  a Fiuggi  in nome, non della critica al Fascismo (4) ma al riconoscimento acritico, ipocrita e altrettanto antistorico, dell&#8217;anti-fascismo.</p>
<p>D&#8217;altra parte le domande del libro,  se l&#8217;uscita dal tunnel neo-fascista doveva per forza condurre a Fiuggi,  fino alla ancor piu&#8217; sottile ed impertinente domanda,  di essere alla fine proprio la Nuova Destra ad aver  generato una influenza inconsapevole,  sull&#8217;attuale classe dirigente ex-missina  e le sue scelte , Tarchi se la pone,  se la pone e come, e non solo Tarchi (5) ;  una domanda che in molti si stanno ponendo utilizzando proprio la metafora e l&#8217;immaginario degli Hobbit (6) ;  e la risposta che Marco Tarchi  tende a dare  è generalmente negativa per vari motivi : perché la ND non aveva alcun progetto politico da percorrere,  e tantomeno aveva nulla a che vedere politicamente a destra ,  su cio&#8217; che poi si è inverato ;  perché la spinta propulsiva della ND si era esaurita ancor prima dei successi della destra italiana ex-missina e la sua successiva trasformazione ;  e che quindi,  chi fa risalire &#8220;la destra nuova alla nuova destra&#8221; opera di fatto una mistificazione.</p>
<p>Eppure troppe domande/similitudini esistono, non ultima la dinamica del  percorso in discesa che ha accompagnato molto la ND francese.</p>
<p>La Nuova Destra in Francia ha avuto una evoluzione pressoché simile.  Il laboratorio era partito per riformare e riscrivere il pensiero di destra oltre il conservatorismo ed il tradizionalismo, ma avendo come punto di riferimento il vocabolario della Rivoluzione Conservatrice Europea;  è rimasto successivamente schiacciata,  da un lato dalla problematiche immediate e dirompenti dell&#8217;immigrazione e della crisi di identità nazionale , e dall&#8217;altra dal modello ultra-filo-occidentale del duo Chirac-Sarkozy.  Una nuova destra francese  spiazzata e impossibilitata ad influenzare scenari a sinistra così come a destra, che ha perso  numerosi animatori,  rientrati nei ranghi della destra radicale e dell&#8217;opzione lepenista da un lato ( e il caso di G. Faye),  o peggio ancora volati verso le derive liberal sarkosiane d&#8217;altra (6).  La risposta &#8220;differenzialista&#8221; di De Benoist,  per costruire un progetto politico multiculturale e tollerante in nome &#8220;dell&#8217;Impero Interiore&#8221;, ha cozzato proprio contro la realtà della mancanza &#8220;dell&#8217;Impero Politico Europeo  Esteriore&#8221; già avviato, orizzonte senza il quale  il vecchio sogno degli Svevi, ma anche di Dante, Macchiavelli, Spengler e del  loro disegno pan-europeo sovranazionale non  &#8220;potrà mai più risorgere&#8221;.</p>
<p>Quindi anche in Italia ,  per quanto si possa tentare di fare dei distinguo di percorso,  tra cui proprio quello individuale del Prof. Tarchi ,  l&#8217;unico che non si sia lasciato &#8220;né infiltrare né deviare&#8221; dalla sfida originaria ,  è indubbio che l&#8217;attuale &#8220;Destra Nuova&#8221; derivi a mio avviso antropologicamente (anima e corpo)  da quel percorso , compresa buona parte della sua ex-classe dirigente, nata,  senza alcun dubbio  Rautiana/Tarchiana e finita alla corte del  Fare Futuro .</p>
<p>Era dunque impossibile questa Rivoluzione, ed è altrettanto logico che si generasse alla fine  la  &#8220;Destra Nuova&#8221; che tutti conosciamo;  quella delle identità dinamiche, indefinite, numerose,  variabili, liquide  quelle del minimalismo politico, della ciceroniana &#8220;concordia hominum&#8221;,  una destra tutt&#8217;altro che antagonista , ma che attraverso  un esercizio perfettamente integrato (e/o endogeno)  allo stesso sistema  occidentale,  e quindi una destra tutta&#8217;altro che nuova,  falsamente post-moderna o anti-moderna (almeno per come la intendono Tarchi e De Benoist) ,  ma semplicemente post-ideologica, debole, inquinata e conformista .</p>
<p>Non per questo occorre ricordare , che nei ranghi leghisti e social-berlusconiani, c&#8217;è un altrettanta presenza/influenza di ex-Hobbit.</p>
<p>Tuttavia l&#8217;attuale scontro intellettuale di vertice che vede impegnati oggi numerosi ex-neodestri  Solinas/Buttafuoco/Veneziani da un lato ( Il Giornale, Libero, Il Foglio)  e i vari Malgeri/Campi/Lanna/Mellone/Perina +  farfuturisti vari dall&#8217;altro (Il Secolo, Fare Futuro ecc, ecc.) , è tuttavia a mio avviso una &#8220;finzione mediatica&#8221;, è uno scontro intanto tra due referenti due prospettive,  dello stesso palcoscenico (due datori di lavoro?) ,  e non di percezione o di progetto politico alternativo ( nessuno si chiede ad esempio se sia ancora possibile in Italia ri-costruire una alternativa proporzionale al bipolarismo del Nulla ).  Per cui risulta abbastanza limitante,  una scelta tra se finire Leghisti da un lato,  o Finiani dall&#8217;altra;  e/o sforzarsi di capire dove piu&#8217; e  dove meno la nuova destra è andata a posizionarsi.</p>
<p>Il processo di de-strutturazione neo-destro ( rifondazione del linguaggio, riposizionamento politico e riscrittura degli immaginari di riferimento),   in Italia come in Francia fallisce,  proprio nella costruzione di una vera prospettiva politica a lungo termine ,  perché ha rinunciato ad essere &#8220;cinghia di trasmissione  e formazione verso il basso&#8221; (ci serviva forse una Nuova Destra seriamente meno troskista  e più leninista??). E purtroppo , facendoci un bell&#8217;esame di coscienza, visto che siamo stati tutti un po&#8217;  Hobbit ,  siamo in qualche modo tutti egualmente responsabili,  di come questa ulteriore mancata Rivoluzione  ,  si sia resa nei fatti  &#8221; Impossibile &#8221; .</p>
<p>In Italia  c&#8217;è stato si&#8217; il ricambio delle classi dirigenti,  &#8220;ma non certo contro o oltre all&#8217; Occidentalismo&#8221;: casomai si è sposata,  per opportunità,  l&#8217;ennesima variabile di marca italiana di esso (ovvero liberal-cristiana,  laddove ogni vera Rivoluzione muore o diventa &#8220;Impossibile&#8221; da almeno  due secoli ) . Gli Hobbit, quelli piu&#8217; autentici ,  si sono spesso resi incomprensibili ai più,  e l&#8217;Hobbittese  si è reso diffcilmente  applicabile a livello politico  senza avere vicino degli Aragorn che abbiano saputo &#8220;osare&#8221;   (la fase movimentista-politica alternativa) e poi ancora  serie guide spirituali come Gandalf (l&#8217;elemento  che determina e differenzia gli Uomini durante il viaggio di trasformazione):  per cui approdare alla corte di Sauron/Saruman,  è stato per molti,  del tutto naturale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Francesco Mancinelli</em></p>
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