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	<title>Associazione Culturale Generoso Simeone &#187; Varie</title>
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		<title>Gli indiani e il sacro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 11:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Giangregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[DI Edoardo Zarelli. 
La società contemporanea si basa sulla convinzione che l’uomo possa dominare la natura grazie alle sue facoltà razionali. Esiste tuttavia una profonda differenza tra razionalità e intelligenza. La razionalità è solo una componente dell’intelligenza umana, riflesso, quest’ultima, di qualcosa di più vasto e di più alto, che permea la vita in ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>DI Edoardo Zarelli. </em><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/09/clip_image001.jpg"><em><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="clip_image001" border="0" alt="clip_image001" align="right" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/09/clip_image001_thumb.jpg" width="170" height="244"></em></a>
<p>La società contemporanea si basa sulla convinzione che l’uomo possa dominare la natura grazie alle sue facoltà razionali. Esiste tuttavia una profonda differenza tra razionalità e intelligenza. La razionalità è solo una componente dell’intelligenza umana, riflesso, quest’ultima, di qualcosa di più vasto e di più alto, che permea la vita in ogni sua manifestazione.<br />È attraverso l’intelligenza che l’essere umano avverte e comprende la dimensione del sacro. Parte essenziale dell’intelligenza umana è la sensibilità, ossia quella facoltà che ci permette di ritrovare, come ogni altra specie, la sintonia con i ritmi profondi della natura e di intuire ciò che non può essere razionalmente spiegato.<br />L’intelligenza ha a che fare con la totalità e, quindi, con l’armonica presenza, in ognuno di noi, del principio maschile e del principio femminile: nell’intelligenza coesistono tanto il momento passivo dell’ascolto e del silenzio, quanto il momento attivo della scelta e dell’intervento. Questo significa anche che l’intelligenza partecipa della dimensione collettiva, in cui ciascuno si riconosce come parte di qualcosa di più vasto e partecipa alla trama della vita nella sua interezza, fatta di modelli, archetipi e simboli, da un lato, di cicli, suoni e ritmi, dall’altro.<br />La razionalità è, invece, la capacità di elaborazione logico-matematica e di previsione a partire dai dati acquisiti con l&#8217;esperienza. Essa è espressione solo parziale dell’individuo ed è determinata da una serie di condizionamenti, fra cui spicca quello sociale. Aver attribuito alla razionalità un valore talmente elevato da farne l’unica guida dell’attività umana, ha comportato una serie di gravi conseguenze. Innanzitutto, si è verificata la rottura dell’intima relazione esistente fra umanità e natura; si è assistito alla perdita, da parte dell’individuo, del senso immediato di appartenenza alla più ampia comunità naturale; infine, si è imposta una misura del valore dell’individuo basata sul concetto di utilità, nei confronti di una società umana “razionalizzata”.</p>
<p><span id="more-222"></span>
<p>Può così instaurarsi un rapporto di dominanza, che continuamente si produce, dell’artificiale sul naturale, del materiale sullo spirituale, dei popoli “progrediti” sui popoli la cui cultura continua a basarsi sull’integrazione dell’uomo con la natura.<br />Questo significa che, da qualsiasi punto di vista si vogliano affrontare i problemi e le contraddizioni della società contemporanea, bisogna riaffermare come centrale la questione ecologica, non già nei suoi effetti ultimi, ma nel suo significato sostanziale: il distacco fra la cultura umana e la natura.<br />In questo senso, la rivalutazione della cultura degli indiani d’America contribuisce a riscoprire tutte le popolazioni indigene della Terra e, di conseguenza, a riscoprire l’armonia tra il naturale e il culturale.<br />Non abbiamo bisogno di musei di antropologia del “buon selvaggio” bensì di confronti stimolanti che rivitalizzino la capacità sopita di riconnettersi con il naturale che è dentro e fuori di noi. Vedere nel pellerossa storico l’ennesima occasione di fuga esotica dalla frenesia contemporanea non rende giustizia a ciò che egli è stato e che dovrebbe continuare a essere: un riferimento per la riscoperta universale delle radici profonde delle culture indigene e locali.<br />La cultura dominante sostiene che le leggi di natura sono pure astrazioni o, nel migliore dei casi, che esse non possono essere definite empiricamente. In realtà, vivere secondo le leggi di natura significa porsi il problema di come non ferire la trama della vita che ci circonda, di come ridurre nel migliore dei modi possibile l’impatto dovuto ai nostri consumi e ai nostri bisogni.<br />Se si riconosce in tutti gli esseri viventi la stessa intelligenza di cui l’umanità è parte e si ha nei loro confronti un comportamento coerente con tale riconoscimento, recuperando nel proprio sé profondo la capacità di avvertire e comprendere le emozioni, le sensazioni, gli odori, i linguaggi, il susseguirsi delle stagioni, i cicli, le interdipendenze; se si impara a goderne, a celebrare questa nostra appartenenza al luogo dove abitiamo e alla biosfera in cui viviamo, allora si può tornare ad avvertire anche quel “senso della terra” che accompagnava i sogni archetipici degli indiani e che, oggi, si è trasformato nella frenesia carica di ansia dell’uomo occidentale.<br />[prefazione al volume Simboli sacri degli indiani d'America di Christopher Dubois, e-book, Area51 Publishing, area51editore.com]</p>
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		<title>L’enciclica “Caritas in veritate” e la questione ecologica.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Simeone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Caritas in veritate è la terza enciclica di Benedetto XVI ed è un’enciclica sociale. Essa si inserisce nella tradizione delle encicliche sociali che, nella loro fase moderna, siamo soliti far iniziare con la Rerum novarum di Leone XIII ed arriva dopo diciotto anni dall’ultima enciclica sociale, la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. È quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-214"></span>Caritas in veritate è la terza enciclica di Benedetto XVI ed è un’enciclica sociale. Essa si inserisce nella tradizione delle encicliche sociali che, nella loro fase moderna, siamo soliti far iniziare con la Rerum novarum di Leone XIII ed arriva dopo diciotto anni dall’ultima enciclica sociale, la Centesimus annus di Giovanni Paolo II. È quindi un documento di grande rilevanza che si confronta con uno scenario storico moderno profondamente trasformato, che può forse essere riassunto in alcune evidenze. La cosiddetta morte delle ideologie novecentesche ha visto – in realtà – affermarsi l’ideologia unica della tecnoscienza e del mercato. Negli ultimi decenni, la capacità di intervento e manipolazione del vivente tramite la tecnologia, ha assunto una potenzialità senza precedenti, che pone in discussione l’essenza stessa dell’identità umana. Se nel vecchio mondo dei blocchi politici contrapposti la tecnica &#8211; nella presunzione della sua neutralità &#8211; era asservita all’ideologia politica ora tende a emanciparsi da ogni ipoteca, nutrendo questo suo arbitrio con la cultura del relativismo nichilista.<br />
Un secondo elemento distingue l’epoca attuale: l’affermarsi della globalizzazione. L’omogeneizzazione economico-finaziaria sostenuta dalla rete informatica e telematica mondiale è un fenomeno che coinvolge trasversalmente la società, le culture, l’economia, l’ambiente che ne sono tutti radicalmente influenzati. La coerenza stessa delle relazioni internazionali è fortemente scossa: tra vocazioni multilaterali e volontà di potenza unilaterali si gioca il problema delle risorse energetiche, nuove forme di colonialismo e di sfruttamento in una logica geopolitica di pluralità continentali o di affermazione unilaterale occidentale. Un terzo elemento di mutamento riguarda le religioni. Se la secolarizzazione e il disincanto paiono sempre più protagonisti del sentire contemporaneo, le religioni sono tornate alla ribalta politica e sociale della scena pubblica mondiale. A questo fenomeno contraddittorio si contrappone un laicismo militante, sostanzialmente coincidente con il riduzionismo scientifico, che tende ad estromettere la religiosità dalla sfera pubblica. L’aspetto – in questa sede – che ci interessa rilevare dell’impegnativo testo ecumenico riguarda l’ambiente. In tal senso questa enciclica costituisce certamente un passo avanti nel riconoscimento dell’esistenza di una questione ecologica strettamente connessa a una questione antropologica, anche se permane non chiarito il rapporto di dipendenza fra uomo e natura. Non a caso si evoca il tema della sostenibilità ambientale criticando il sistema economico, ma si cela l’incoerenza dello sviluppo in sé – per definizione illimitato – rispetto a risorse finite, che è il cardine dell’inadeguatezza del modello liberal-capitalistico.<br />
La chiesa cattolica deve recuperare un ritardo riguardo all’approfondimento teologico in merito alla concezione della biosfera e della collocazione in essa dell’uomo; collocazione per esempio, chiara ed inequivocabile nelle forme di religiosità cosmoteandriche, così come nell’induismo, nel buddhismo. In effetti, tra le righe scritte dal pontefice resta irrisolta la questione se la natura è creata per l’uomo o se l’uomo e la natura sono il frutto di uno stesso disegno creativo a-temporale, non collocabile storicamente e tuttora presente ed in atto. Su questa via il rapporto tra cultura e natura si proporrebbe in termini di sacralizzazione dell’esistente, ponendo, di fatto, un proficuo dialogo con posizioni filosofiche ed epistemologiche genericamente identificabili nell’emanazionismo. Tutt’altra questione è quella dell’energia, di cui si affronta l’implicazione strutturale in un documento che tratta in modo approfondito di economia, criticando disuguaglianze e rapporti di forza inerenti suscitati dalla competizione capitalistica. Chi oggi usa petrolio, carbone, gas e uranio, ovviamente li usa solo per sé negandone per sempre l’uso ad altri uomini contemporanei ed alle generazioni future. Usare energie rinnovabili, non le toglie all’utilizzo di altri, né nel presente, né nel futuro. Questa è l’unica strada per coniugare carità e verità, privilegiando la centralità dell’uomo rispetto al profitto. In questa enciclica, sebbene con la cautela che caratterizza il pensiero e il linguaggio pastorale, è contenuta una dura accusa ad una economia senza regole morali, finalizzata solo al profitto, che ha marginalizzato i diritti fondamentali alla sicurezza, alla salute, al lavoro, minando per tanti la possibilità di condurre una vita dignitosa, che nella sobrietà risulti immune dalla mercificazione e lo svilimento consumistico. Di fronte ad una economia scivolata nell’egoismo, nell’avidità, nella competizione individualistica, l’auspicio per una radicale riforma dei dettami economici in chiave umanistica e solidaristica ci sembra rilevante, pur mancando nel declinare forme di partecipazione e cogestione quel superamento comunitario, di fatto, della scissione del mondo del lavoro causata dallo stesso liberal-capitalismo. Così come una critica all’utilitarismo dell’economicismo non si può sottrarre dalle tesi della decrescita. Quest’ultima è un’idea che si basa sulla constatazione di fatto che lo sviluppo produttivo non può essere eterno. Essa individua due problematiche fondamentali: la prima riguarda lo stato di salute del pianeta ed in particolare il surriscaldamento dell’atmosfera, con le annesse catastrofi naturali sempre più gravi e frequenti. Il secondo grande problema è il progressivo esaurimento delle materie prime presenti sul nostro pianeta, soggetto all’intenso sfruttamento di due secoli di industrializzazione, e, soprattutto, della principale risorsa energetica disponibile, il petrolio. Pertanto quello della decrescita è un pensiero che si pone in termini critici di fronte alla modernità ed al paradigma dello sviluppo ad ogni costo, laddove spesso non se ne riconoscono i limiti e le conseguenze altamente negative che ne possono derivare. La decrescita non è comunque da intendere come una regressione in una edenica arcadia antistorica, priva di tecnica e società. Serge Latouche, che ne è un teorizzatore di riferimento, la presenta efficacemente quando sostiene che si tratta di un problema di mentalità: il suo fine è “decolonizzare l’immaginario occidentale”, uscendo dal dogma ideologico dello sviluppo illimitato.<br />
Relativamente alle fonti energetiche, la Chiesa in passato si era espressa favorevolmente sul nucleare. In questo testo si mantiene una equivoca reticenza, quando è la stessa non rinnovabilità che rende impossibile la condivisione con le generazioni future di una forma energetica. Il nucleare provoca l’illimitatezza innaturale, subordina l’economia al profitto e al rischio. Per una energia utilizzata oggi lasciamo alle generazioni future un´eredità avvelenata, di scorie da gestire per decine di migliaia di anni, senza neanche sapere indicare come conservarle; in questo non c’è proprio nulla di etico, neanche in senso antropocentrico, senza vederla in chiave esclusivamente biocentrica.<br />
Altro tema colpevolmente taciuto è quello demografico. Questione ovviamente spinosa, su cui gli elementi di principio possono creare distanze significative con la sensibilità ecologista, ma proprio per questo sarebbe importante riconoscere l’esistenza del problema che va approfondito da entrambe le parti. È ovvio che se si vuole mantenere la vita sul nostro pianeta non si può prescindere da una futura stabilizzazione demografica, alla quale si deve tuttavia giungere non come atto di razionalizzazione tecnocratica ed egoismo, di negazione dell’accoglienza della nuova vita che nasce, ma come atto di responsabilità verso le generazioni future e tutte le creature viventi che con noi condividono le risorse limitate del nostro pianeta. Esiste sicuramente un punto di equilibrio tra gli opposti integralismi che vedono l’uomo padrone della Natura (su mandato laico o divino che sia) oppure come un intruso nel cosmo da sopprimere in nome di una misantropica nevrosi apocalittica. Percorrere questa via mediana significa trovare il giusto quadro di civiltà che riconcili la cultura con la Natura. La modernità ha “disincantato” il mondo, ha svuotato la natura di tutto ciò che in precedenza le si attribuiva di sacro. Di tale opera si rintraccia causa nella declinazione dualistica del monoteismo, ma che si è attualmente esplicata dalla svolta cartesiana e della rivoluzione scientifica razionalista, che ha trasformato il mondo in oggetto inerte alla mercé della volontà di manipolazione umana. Tra il mondo- oggetto e l’uomo-soggetto si è quindi venuto a creare un drammatico dualismo che ha legittimato tutte le forme di imposizione e dissipazione dell’ambiente naturale. La visione lineare e deterministica della storia umana si è sostituita alla concezione ciclica degli Antichi, distruggendo le culture tradizionali con il “progressismo”. Se l’uomo tradizionale divorava il tempo con il rito, lasciando inalterato lo spazio, l’uomo moderno distrugge lo spazio, divorato dal divenire del tempo, dalla frenesia del futuro. In questo senso, l’ecologia appare incontestabilmente come la riappropriazione di una sensibilità e una prospettiva culturale diversa da quelle che hanno dominato in questi ultimi secoli, con implicazioni al contempo filosofiche e morali concernenti il rapporto dell’uomo con la Natura: rapporto di dominio o di co-appartenenza, di predazione o di empatica connivenza.</p>
<p> <a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/07/natura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-215" title="natura" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/07/natura-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>Giù le mani dalla Colonia</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 07:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Mastrangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[La presidente dell’associazione culturale ”Generoso Simeone”, Marina Simeone, comunica che è stata inviata a Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prefetto di Benevento, presidente della Giunta Regionale della Campania, e per conoscenza, all&#8217;Istituto Nazionale Urbanistica e al Centro Studi Architettura Razionalista una richiesta di tutela della colonia Elioterapica di Benevento.

Per l&#8217;associazione &#8220;L’Amministrazione Comunale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="La Colonia Eliotearapica di Benevento" src="http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/small/6727472.jpg" alt="" width="240" height="180" />La presidente dell’associazione culturale ”Generoso Simeone”, Marina Simeone, comunica che è stata inviata a Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prefetto di Benevento, presidente della Giunta Regionale della Campania, e per conoscenza, all&#8217;Istituto Nazionale Urbanistica e al Centro Studi Architettura Razionalista una richiesta di tutela della colonia Elioterapica di Benevento.</p>
<p><span id="more-208"></span></p>
<p>Per l&#8217;associazione &#8220;L’Amministrazione Comunale di Benevento in questi giorni ha annunciato l’approvazione di un progetto di &#8216;riqualificazione della Colonia Elioterapica&#8217;, per circa 5.500.000 di euro, da finanziarsi con fondi del POR Campania 2007-2013. Dal comunicato stampa del Comune emerge che l’intervento prevede &#8216;la ristrutturazione funzionale della palazzina adibita a palestra, la completa riqualificazione dei locali per i servizi, la messa a norma di tutti gli impianti, la riqualificazione degli spazi esterni scoperti e la realizzazione di una struttura di circa 180 metri quadrati, adibita a servizi, ricavata lungo Via Grimoaldo Re a ridosso del dislivello stradale, dove la copertura, che si trova a quota strada, sarà adibita a parcheggio per biciclette. Infine saranno realizzate discese sul fiume, a mezzo scale, e la realizzazione di passerelle ciclopedonali&#8217; &#8220;.</p>
<p>&#8220;Tale descrizione &#8211; sostiene l&#8217;associazione &#8211; solleva numerosi dubbi e perplessità in merito alle necessarie cautele progettuali che soprattutto la Pubblica Amministrazione avrebbe avuto il dovere di adottare nell’intervenire su di uno dei più importanti episodi dell’architettura razionalista ancora presenti nella Città, anche in relazione a ciò che il complesso rappresenta in termini di trasmissione del patrimonio storico e documentale dell’epoca di costruzione.</p>
<p>La città di Benevento, purtroppo, ha già subito e subisce sistematicamente la cancellazione di importanti opere architettoniche del recente passato. La piazza della Rivoluzione (oggi Piazza Risorgimento) progettata nel 1932 dall’Architetto Luigi Piccinato, oggi è monca dell’edificio della ex GIL (Gioventù Italiana del Littorio), demolito negli anni &#8216;60 per far posto all&#8217;attuale palazzo della Banca d&#8217;Italia, oggi trasferita. Il Palazzo delle Poste realizzato anch’esso nel 1932 su progetto di Angiolo Mazzoni ha perso tutti i pregevoli arredi interni, in forza di una dissennata &#8216;rifunzionalizazione&#8217; e presenta delle ferite, più che evidenti, che non vengono risanate da anni. La scuola Mazzini, sempre in Piazza Risorgimento, realizzata nel 1936 su progetto di Frediano Frediani, è continuamente vandalizzata da scritte di vario genere senza che alcuno ponga rimedio.</p>
<p>Questa Associazione ha già dovuto prendere atto della scarsa sensibilità dell’Amministrazione in carica verso l’architettura razionalista in occasione della predisposizione del Piano Urbanistico Comunale (PUC), nella misura in cui non sembra siano stati sufficientemente tutelati e valorizzati gli edifici storici e l’urbanistica di impianto del Rione Libertà&#8221;.</p>
<p>Tanto premesso, conclude l&#8217;associazione Generoso Simeone  &#8220;ritenuto che il complesso della Colonia Elioterapica sia un bene culturale di fondamentale interesse per la collettività, per ciò che rappresenta in termini sia architettonici che storici, si invitano le autorità in indirizzo a porre in essere quanto di loro competenza per scongiurare l’attuazione di qualsiasi ipotesi di intervento che vada a discostarsi da quanto espressamente previsto dalla normativa vigente in tema di tutela e valorizzazione dei beni culturali&#8221;.</p>
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		<title>Terrorista o marionetta?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 16:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Giangregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maurizio Blondet 
Faisal Shahzad, il pakistano-americano trentenne, è accusato dunque di terrorismo internazionale&#160; nonchè di «tentato uso di un’arma di distruzione di massa». Ossia il SUV Nissan Pathfinder che ha piazzato in Times Square a Manhattan.
Notevole, anzitutto, l’elasticità che la terminologia assume in questi casi. Una volta, «armi di distruzione di massa» erano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><b>di Maurizio Blondet </b>
<p>Faisal Shahzad, il pakistano-americano trentenne, è accusato dunque di terrorismo internazionale&nbsp; nonchè di «tentato uso di un’arma di distruzione di massa». Ossia il SUV Nissan Pathfinder che ha piazzato in Times Square a Manhattan.
<p>Notevole, anzitutto, l’elasticità che la terminologia assume in questi casi. Una volta, «armi di distruzione di massa» erano le testate atomiche, i bombardamenti al fosforo su Dresda nel ‘45 (250 mila inceneriti), magari i proiettili all’uranio impoverito (anzi no, quelli no), i gas nervini tipo Sarin.
<p>Poi anche l’antrace è diventato arma di distruzione di massa. Più tardi, hanno assunto il titolo di «armi di distruzione di massa» i razzi lanciati da Gaza assediata su Sderot. Adesso è arma di distruzione di massa un Suv con propano, benzina, fuochi d’artificio come innesco e un bel po’ di fertilizzante «del tipo che non esplode», hanno precisato gli inquirenti. (<a href="http://www.trentonian.com/articles/2010/05/02/news/doc4bde15ef5207e112017944.txt">Times Square bomb used non-explosive fertilizer</a>)
<p>Secondo l’accusa Shahzad «ha ricevuto addestramento in esplosivi in Waziristan», Pakistan, dove notoriamente si nascondono «i capi di Al Qaeda».
<p>Tocca di&nbsp; nuovo far notare la prodigiosa estensione semantica dei termini. Di norma, si ritiene che un terrorista «addestrato in esplosivi», specie in Waziristan, sia effettivamente in grado di far esplodere un ordigno da lui fabbricato. O, come minimo, di riconoscere un fertilizzante esplosivo da uno che non esplode. Invece, Shahzad non è stato in grado di far esplodere non si dice il propano, ma neppure i fuochi d’artificio. Un venditore ambulante di Times Square (per inciso, un senegalese musulmano) ha visto un po’ di fumo uscire dall’auto, ed ha avvisato la polizia.
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image0019.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="clip_image001" border="0" alt="clip_image001" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image001_thumb6.jpg" width="644" height="464"></a>
<p>Decisamente, i terroristi islamici stanno peggiorando in quanto ad armi di distruzione di massa; dalla magnifica performance che distrusse le Twin Tower al bombardiere con la bomba nelle mutande (ustioni ai genitali: di massa), fino a Shahzad con il fertilizzante non esplosivo, c’è veramente da rattristarsi: il decadimento dell’istruzione in Waziristan è ancor più rapido del degrado della scuola pubblica italiana. Entrambe diplomano analfabeti.</p>
<p><span id="more-180"></span>
<p>Per di più, Shahzad ha comprato il SUV di seconda mano, a proprio nome. I suoi maestri in Waziristan non gli avevano spiegato che le auto da trasfomare in&nbsp; bombe, per prudenza, è meglio rubarle?
<p>In compenso, Shahzad è stato abilissimo a sfuggire alla caccia all’uomo che già lo braccava (gli investigatori sapevano già il suo nome e le sue fattezze), e ad infilarsi in un volo degli Emirati per Dubai. Come hanno raccontato i media, «incalzato dagli agenti federali, Shahzad è salito a bordo del volo Emirati 202. Aveva prenotato un biglietto mentre andava al Kennedy Airport» evidentemente con un cellulare, «ha pagato in contanti all’arrivo, ed è passato per i servizi di sicurezza senza essere fermaro. Quando i funzionari del Custom and Border Protection, usando una “lista no-fly” aggiornata martedì, hanno notato il nome di Shahzad sulla lista dei passeggeri e l’hanno riconosciuto come il sospetto bombardiere che stavano cercando, egli era già al suo posto nell’aereo, che si preparava al rullaggio».
<p>Shahzad ha dunque preso prenotazione, biglietto e posto a sedere usando il suo vero nome. Era già in una lista «no-fly», insomma di persona da non far volare. Abilissimo. O no?
<p>Ora, non so se avete idea di cosa vi accade, in USA, se volete imbarcarvi su un volo internazionale ed avete nome, faccia, passaporto, o visto da Paese musulmano.
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image0023.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; margin-left: 0px; border-top: 0px; margin-right: 0px; border-right: 0px" title="clip_image002" border="0" hspace="12" alt="clip_image002" align="left" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image002_thumb2.jpg" width="174" height="174"></a>
<p><b><i>&nbsp;&nbsp; Gordon Duff </i></b>
<p>Gordon Duff, l’ex marine, ex diplomatico ONU, direttore di Veteran Today e tenutario di un vivacissimo blog – e con una faccia per nulla islamica, come si vede dalla foto – ha avuto un’esperienza simile e la riporta così:
<p>«<i>Con un visto pakistano sul mio passaporto, firmato dal loro attachè militare dell’ambasciata di Washington, la settimana scorsa&nbsp; mi è stato vietato l’imbarco su un volo Air France. Soltanto dopo che il ministero della Homeland Security ha ricevuto la notifica, mi è stato consentito di salire su un altro volo. Si vede che ho bisogno di più amici israeliani, se voglio passare più velocemente negli aeroporti</i>». (<a href="http://mycatbirdseat.com/2010/05/gordon-duff-times-square-%E2%80%9Cfizzler%E2%80%9D-israel%E2%80%99s-%E2%80%9Ccrotch-bomber-redux/">GOP and FOX NEWS Campaign Continues to Stamp Israeli Brand On Time Square Bomber</a>)
<p>L’allusione è al bombarolo in mutanda, il nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, che il 25 dicembre 2009 fu fatto imbarcare senza problemi dall’aeroporto di Amsterdam, dove la sicurezza è notoriamente gestita da israeliani; anzi, secondo testimonianze credibili, Umar fu fatto salire senza visto per gli USA, in quanto accompagnato da un elegante signore che chiese al personale di controllo questo favore: «Viene dal Sudan&#8230; Noi lo facciamo sempre».
<p>Anche Umar è incriminato per tentato uso di armi di distruzione di massa (quelle che un vero uomo porta nel cavallo dei pantaloni) e attende il processo in un carcere del Michigan. Appena arrestato ha detto di aver ricevuto l’arma di distruzione di massa da Al Qaeda in Yemen.
<p>Strano come questi terroristi, ancorchè rei confessi, scompaiano in attesa di processi che non arrivano mai.
<p><b><i>Malik Nadal Hasan </i></b>
<p>Per esempio, che ne è del maggiore Hasan, lo psichiatra militare che secondo l’accusa, il 5 novembr<a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image0031.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; margin-left: 0px; border-top: 0px; margin-right: 0px; border-right: 0px" title="clip_image003" border="0" hspace="12" alt="clip_image003" align="right" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image003_thumb1.jpg" width="174" height="173"></a>e 2009 ha fatto una strage nella più grossa base americana, Fort Hood? La sua colpa sembrava così certa: ha sparato 100 proiettili gridando «Allahu Akbar». Invece, di recente, la Casa Bianca ha rigettato una richiesta giudiziaria di consentire ai militari testimoni del fatto di deporre.
<p>Secondo una versione complottista, a Forth Hood avrebbero sparato più di due soldati, impazziti dopo aver saputo che sarebbero stati di nuovo, per l’ennesima volta, ridispiegati in Iraq. Secondo questa versione, il maggiore Hasan sarebbe una vittima della sparatoria, più che un omicida. Chissà cosa potevano deporre quei testimoni che Obama non ha voluto lasciar parlare.
<p>Ma torniamo a Shahzad, che è quasi riuscito ad imbarcarsi avendo il passaporto pieno di timbri pakistani e, inoltre, una faccia così:
<p> Appena arrestato, scrive CNN, «ha rinunciato al diritto di restare in silenzio e ad avere un avvocato, ed ha dato informazioni sul complotto agli investigatori».
<p>Ah, Shahzad, Shahzad: è forse questo il comportamento di un incallito terrorista? Subito a spifferare? A collaborare? Senza nemmeno produrti in quella frase che avrai sentito dire in tanti film americani: «Non rispondo alla domanda, perchè potrebbe incriminarmi»?
<p>Lo ha fatto Al Capone, lo ha fatto Madoff. Lo hanno fatto persino i partigiani immaginari della canzone milanese della mala, cavallo di battaglia della Ornella Vanoni: «&#8230;. A san Vitur a ciapà&nbsp; i bottt&#8230; mi sun de queèi che parlen no».
<p>Ma che cosa diavolo vi insegnano, in Waziristan?
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image005.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; margin-left: 0px; border-top: 0px; margin-right: 0px; border-right: 0px" title="clip_image005" border="0" hspace="12" alt="clip_image005" align="left" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image005_thumb.jpg" width="190" height="181"></a>Ha detto anche di aver agito da solo. Però è certo che aveva dei complici in Pakistan, prontamente arrestati.
<p><b>Chissà se complici o provocatori, tipo certi agenti di polizia dei tempi della «strategia della tensione», che davano bombe a diciottenni neri. Chissà.</b>
<p><b><i>Shahzad e la sua fidanzata </i></b>
<p>La sola cosa appurata è che Shahzad ha un master in business administration preso l’università di Bridgeport, dunque con cultura superiore; sposato ad una laureata che parla cinque lingue, Uma Mian, aveva un bel posto in una ditta finanziaria, anche se non a livelli alti. Avevano comprato una casa da 273 mila dollari nel 2004, al massimo del boom dei prezzi immobiliari.
<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image007.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="clip_image007" border="0" alt="clip_image007" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/05/clip_image007_thumb.jpg" width="244" height="164"></a>
<p>Poi, aveva smesso di pagare il mutuo, quando il valore della casa era crollato – come qualche milione di americani – e deve ancora 200 mila dollari. «Che se la riprenda la banca», aveva detto all’agente immobiliare che gli proponeva di tentar di vendere la casa. Un sogno infranto. Aveva poi anche lasciato il lavoro.
<p>Magari uno che ha attraversato una simile storia è anche disposto a mettere una bomba, se qualcuno lo istruisce. Bene, però. (<i><a href="http://news.yahoo.com/s/ap/20100505/ap_on_re_us/us_times_square_suspect">Times Square bombing suspect&#8217;s life had unraveled</a></i>).
<p><em>* * *</em>
<p><em>Un mio commento.</em>
<p><em>Maurizio Blondet ha perfettamente ragione.</em>
<p><em>E’ notorio come nei sistemi occidentali avanzati, certe tecniche di lavaggio del cervello e di condizionamento delle persone, hanno raggiunto specializzazioni altamente elevate e qualificate. Tutti studi e tecniche tra l’altro sviluppate sotto il segreto militare.</em>
<p><em>Praticamente per far compiere certe gesta cruente, opportune in determinati momenti storici, non sempre vengono utilizzati i cosiddetti “sicari dei servizi”, perchè agendo in incognito è poi estremamente difficile accollare, con qualche straccio di prova, l’attentato a chi di dovere.</em>
<p><em>Del pari non sempre vengono utilizzati persone e gruppi, sotto controllo, prezzolati, che agiscono politicamente in determinati movimenti politici, perchè, dovendo poi trarre in arresto il soggetto in questione c’è il pericolo che questi “canti” e non sempre può essere tacitato o eliminato.</em>
<p><em>Il giochetto migliore e è più opportuno è allora quello di “spingere” certe soggetti a compiere certe imprese. Soggetti che, opportunamente “lavorati” neppure si accorgono di essere sottilmente “guidati”.</em>
<p><em>Nella fattispecie, certi soggetti psico labili, con personalità sdoppiata o altrimenti mentalmente disturbati, o anche semplicemente pregni di un eccessivo ed esaltato fanatismo, non supportato da un equilibrio razionale, quindi soggetti all’uopo avvicinati da “speciali agenti” infiltrati e preposti a questi compiti, seguiti nei loro passi di vita, possono essere indotti</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F05%2Fterrorista-o-marionetta%2F&amp;linkname=Terrorista%20o%20marionetta%3F"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dibattito: La repressione del pensiero (Roma)</title>
		<link>http://www.associazionesimeone.it/2010/04/dibattito-la-repressione-del-pensiero-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 13:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Simeone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionesimeone.it/?p=87</guid>
		<description><![CDATA[Dopo tante aggressioni, la sentenza Pallavidini
segna un punto a favore della libertà di insegnamento e di opinione.
In occasione della presentazione del libro La polizia del pensiero vi invitiamo al dibattito
LA REPRESSIONE DEL PENSIERO:
L’ITALIA E’ UN’ANOMALIA
NELL’EUROPA DELLE LEGGI-BAVAGLIO?
Partecipa il prof. Renato PALLAVIDINI
Con:
Maurizio BLONDET (direttore di EffediEffe), Avv. Lorenzo BORRE&#8217;, Sophie CRETAUX, Ugo GAUDENZI (direttore di Rinascita), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Dopo tante aggressioni, la sentenza Pallavidini<br />
segna un punto a favore della libertà di insegnamento e di opinione.<br />
In occasione della presentazione del libro La polizia del pensiero vi invitiamo al dibattito</p>
<p style="text-align: left;">LA REPRESSIONE DEL PENSIERO:<br />
L’ITALIA E’ UN’ANOMALIA<br />
NELL’EUROPA DELLE LEGGI-BAVAGLIO?</p>
<p>Partecipa il prof. Renato PALLAVIDINI</p>
<p>Con:<br />
Maurizio BLONDET (direttore di EffediEffe), Avv. Lorenzo BORRE&#8217;, Sophie CRETAUX, Ugo GAUDENZI (direttore di Rinascita), Emanuela IRACE (giornalista, Noi donne), Avv. Vittorio Amedeo MARINELLI, Giuseppe ROSCIOLI (co-fondatore del Comitato 21 e 33, Teramo 18 maggio 2007), Avv. Antonella RUSTICO, Serge THION</p>
<p>Sarà presente il curatore de La polizia del pensiero Claudio Moffa</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ROMA MERCOLEDI’ 21 APRILE 2010<br />
ore 15,00 (orario da confermare)<br />
LIBRERIA MEDICHINI<br />
di Piazzale Clodio</strong><br />
(a 50 metri dall&#8217;ingresso del Tribunale di Roma)</p>
<p>Per adesioni <a href="mailto:21e33@tiscali.it">21e33@tiscali.it</a><br />
oppure Claudio Moffa su facebook</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F04%2Fdibattito-la-repressione-del-pensiero-roma%2F&amp;linkname=Dibattito%3A%20La%20repressione%20del%20pensiero%20%28Roma%29"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Video su Generoso</title>
		<link>http://www.associazionesimeone.it/2010/03/video-su-generoso/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 07:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Mastrangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato il video proiettato durante la presentazione ufficiale dell&#8217;Associazione. Un video da ascoltare e riascoltare e da custodire gelosamente.
Generoso Simeone &#8211; il video
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato il video proiettato durante la presentazione ufficiale dell&#8217;Associazione. Un video da ascoltare e riascoltare e da custodire gelosamente.</p>
<p><a href="http://video.google.com/videoplay?docid=2374068825622103088&amp;hl=it#">Generoso Simeone &#8211; il video</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2010%2F03%2Fvideo-su-generoso%2F&amp;linkname=Video%20su%20Generoso"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La rivoluzione impossibile</title>
		<link>http://www.associazionesimeone.it/2010/03/la-rivoluzione-impossibile/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 15:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Mastrangeli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano 20 marzo 2010 &#8211; Hobbit/Hobbit era il titolo di un libro pubblicato all’inizio degli anni Ottanta dalla Lede, Libreria Editrice Europa. Conteneva contributi vari, riuniti dalla formula «A più mani» a indicare un curatore-autore plurimo e nascosto, ma non si svela un segreto, trent’anni dopo, a identificarne i nomi e a ripercorrerne le biografie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/03/Scansione0005.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-76" title="Scansione0005" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2010/03/Scansione0005-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Milano 20 marzo 2010 &#8211; Hobbit/Hobbit era il titolo di un libro pubblicato all’inizio degli anni Ottanta dalla Lede, Libreria Editrice Europa. Conteneva contributi vari, riuniti dalla formula «A più mani» a indicare un curatore-autore plurimo e nascosto, ma non si svela un segreto, trent’anni dopo, a identificarne i nomi e a ripercorrerne le biografie. Marco Tarchi, allora brillante ideologo della Nuova destra e oggi professore di Scienza politica all’Università di Firenze; Umberto Croppi, all’epoca infaticabile organizzatore di eventi e al presente assessore alla Cultura del Comune di Roma; Adolfo Morganti, libraio-militante al tempo e editore affermato allo stato attuale; Federico Zamboni, alias Claudio Fossati, ieri giovanissimo critico musicale e oggi maturo critico musicale, nonché redattore della Voce del Ribelle di Massimo Fini; il disoccupato intellettuale e/o studente-attivista Francesco Bergomi, ai giorni nostri affermato dirigente d’azienda (è suo lo strepitoso intervento dal titolo «Negro», nonché la cura del Libro rosso dei confini occidentali, il giornale ciclostilato del Campo); quel povero disgraziato, sempre e comunque, del sottoscritto&#8230; <span id="more-70"></span>Eravamo tutti sotto i trent’anni, eravamo tutti precari della vita, praticavamo tutti l’eminente dignità del provvisorio, sognavamo tutti una rivoluzione impossibile&#8230; Per spiegare quest’ultima bisogna però fare, come nel tango, qualche passo avanti e qualche passo indietro.</p>
<p>Per gli uni e gli altri è indispensabile questo libro, La rivoluzione impossibile, appunto, che ha per sottotitolo Dai Campi Hobbit alla Nuova destra (Vallecchi, pagg. 476, euro 18), che quell’Hobbit/Hobbit citato all’inizio recupera nella sua totalità, ma integrandolo con una ricca documentazione giornalistica (30 articoli apparsi sulla stampa del tempo), un esemplare saggio introduttivo di 80 pagine, un’altrettanto esemplare post-fazione di altre quaranta, entrambi opera del curatore, il già ricordato Marco Tarchi. In sostanza, e per la prima volta, il lettore ha a disposizione una ricostruzione-interpretazione complessiva non solo di un «come eravamo» dei tre Campi Hobbit (dove, come, quando, perché, chi c’era, chi li organizzò, chi li osteggiò&#8230;), ma anche del loro rapporto con la nascita e lo sviluppo della cosiddetta Nuova destra e con le travagliate esperienze della destra giovanile, nonché il raffronto fra quella Nuova destra e la «Destra nuova» dei giorni nostri. Unico neo, la mancanza di un indice dei nomi, da rimediare in caso di prevedibile seconda edizione.</p>
<p>È un dato di fatto che intorno alla metà degli anni Settanta si sviluppò nell’ambito giovanile neo-fascista (il mondo della Destra allora era questo, e nient’altro) una frattura generazionale che non si sarebbe più rimarginata. Era dovuta al fatto che per quei ventenni occorreva fare i conti con la «modernità compiuta» che la contestazione studentesca aveva contribuito a creare quanto a costume, mentalità, abitudini di chi le era coetaneo. In maniera spontanea e a volte confusa, un po’ cosciente e un po’ incoerente, quella generazione dei nati negli anni Cinquanta cominciò a teorizzare, fra riviste, incontri, convegni, un’alternativa che la portasse fuori dalle secche di un immobilismo partitico, l’allora Movimento sociale italiano, asfittico e perdente, da un estremismo giovanile fintamente rivoluzionario, assurdo e insieme criminale sul piano politico, luttuoso sul piano dei destini individuali. Si trattava di una sorta di rivoluzione antropologica per chi la faceva, in quanto significava non riconoscersi nell’immagine che di te veniva data in negativo dall’avversario, ma nemmeno nell’immagine che di sé continuava a dare quella che avrebbe dovuto essere la tua parte politica.</p>
<p>In un pugno di anni che va dal ’74-75 all’80-81, questo fenomeno si concretizzò nella cosiddetta Nuova destra, definizione in cui l’aggettivo contava più del sostantivo: non si trattava di rifondare qualcosa, ma di provare a fare una cosa diversa, nel presupposto che le classiche categorie politologiche Destra e Sinistra avessero fatto il loro tempo e non valessero più quanto a parametri interpretativi. Era un progetto e un percorso che, per quanto «metapolitico», non poteva piacere ai vertici missini del tempo: ne metteva in discussione la legittimità, li obbligava a ripensare tattiche e strategie, li sfidava sul piano della revisione storica e ideologica. Fra ambiguità, compromessi, lacerazioni, fuoriuscite e espulsioni all’inizio degli anni Ottanta la spaccatura divenne incolmabile. Negli anni a seguire, il Msi si sarebbe baloccato con il Fascismo del Duemila per poi bere a Fiuggi l’antifascismo del Nuovo millennio e la ND avrebbe finito con il prendere atto che in un sistema e un clima politico radicalmente mutati quella sigla si rivelava ambigua e andava abbandonata.</p>
<p>Torniamo alla «rivoluzione impossibile». Scrive Tarchi che essa sta a indicare «il tentativo di fare della prima generazione neo-fascista nata politicamente dopo il Sessantotto il laboratorio di una trasformazione psicologica profonda, capace di redimerla dal peccato originale della volontaria estraneità al proprio tempo». In quanto tale, essa illumina e ricostruisce quel «tassello mancante delle tante ricostruzioni proposte in questi ultimi anni del “fascismo degli anni di piombo”», nel senso che rappresenta «il lato confuso e contraddittorio, ma anche luminoso e ludico, intriso di passioni e ambizioni ingenue, ma a loro modo costruttive, che fece da contraltare al versante oscuro, angosciato e incupito da impulsi cruenti e omicidi che così spesso è stato descritto come il carattere dominante dell’“arcipelago nero” di quell’epoca. Un lato che talvolta si incrociò con l’altro, vi si confuse o ne fu sopraffatto, ma riuscì a prevalere in molti militanti, che nella stagione più dura della guerra per bande nera e rossa non smarrirono né il senno né la dignità».</p>
<p>Resta da chiedersi se quella Nuova destra sia stata per molti versi l’incubatrice della «Destra nuova» che si agita oggi intorno all’ex Alleanza nazionale e al presidente della Camera Gianfranco Fini, o se quest’ultima ne sia stata in fondo l’inveramento. Domanda complessa, meritevole di qualche puntualizzazione. La prima è che la «modernizzazione» della ND trovava la sua ragion d’essere nell’andare oltre un campo d’appartenenza, laddove la DN in quel campo si radica e su quel campo è costretta a dialogare. Ciò la obbliga, fra l’altro, a difendere un bipolarismo artificioso che ne rende ancora più velleitaria la rivendicata vocazione contaminatoria. La seconda è che la ND si rifaceva a un solidarismo comunitario, a un anti-utilitarismo e a una critica del liberalismo di cui resta poco in una DN (italiana o straniera che sia), così come della critica all’occidentalismo e all’egemonia Usa in campo internazionale. La terza è che la ND si articolò come una società di pensiero sganciata da ogni referente politico-partitico, laddove la ragione della DN sta nell’esatto opposto: non veicola idee, ma un leader&#8230; Detto questo, ognuno poi si incubi o si inveri come gli pare.</p>
<p>La rivoluzione impossibile è giustamente dedicata dal curatore e dall’editore a Generoso Simeone: si deve a lui infatti l’idea del primo Campo Hobbit. Generoso era tale di nome e di fatto, gli erano estranee invidie e tornaconti, era un sannita biondo, atticciato e sempre trafelato, povero come tutti quelli che la politica la fanno per passione, orgoglioso come tutti quelli che non mettono il loro dio nella carriera. È morto qualche anno fa, e con lui se n’è idealmente andata una parte della nostra giovinezza, quando si pensava che il domani ci potesse appartenere.</p>
<p>Fonte: Stenio Solinas &#8220;Il Giornale&#8221;</p>
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		<title>Benevenuti nel sito web dell&#8217;Associazione Simeone</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 18:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Giangregorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazionesimeone.it/?p=1</guid>
		<description><![CDATA[Benvenuti nel nuovo sito web dell&#8217;Associazione Simeone, presente nella città di Benevento.
Questo sito si prefigge di raccogliere annunci, articoli, comunicazioni e foto/video riguardanti l&#8217;associazione, nonché di essere un punto di riferimento per le attività dell&#8217;associazione stessa.
Progressivamente verranno aggiunti articoli e materiale, in base anche alle eventuali attività in programma, manifestazioni e presenze sul territorio.
È possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti nel nuovo sito web dell&#8217;Associazione Simeone, presente nella città di Benevento.<br />
Questo sito si prefigge di raccogliere annunci, articoli, comunicazioni e foto/video riguardanti l&#8217;associazione, nonché di essere un punto di riferimento per le attività dell&#8217;associazione stessa.</p>
<p>Progressivamente verranno aggiunti articoli e materiale, in base anche alle eventuali attività in programma, manifestazioni e presenze sul territorio.<br />
È possibile contattare l&#8217;associazione tramite gli indirizzi nella pagina <a href="http://www.associazionesimeone.it/contatti/">contatti</a>, per eventuali domande, suggerimenti o problemi con il sito web.</p>
<p>Inoltre, è in via di realizzazione un giornalino edito dalla stessa associazione, &#8220;Carattere&#8221;, che sarà consultabile liberamente online, e di cui verrà prodotta una copia cartacea, con un numero ristretto di articoli significativi, a cadenza quindicinale.</p>
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