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	<title>Associazione Culturale Generoso Simeone</title>
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	<description>Attraverso la correttezza dell&#039;informazione, l&#039;autonomia del pensiero, il coraggio della libertà, il superamento delle astruse barriere ideologiche noi offriremo il nostro semplice, ma sempre puntuale, contributo.</description>
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		<title>Gilad cittadino di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto dal sito del Corriere.it &#160; &#160; ROMA &#8211; «Grazie a nome della mia famiglia…grazie alla città di Roma, al sindaco, al Comune…». Noam Shalit accompagnerà alle 20,45 di giovedì suo figlio Gilad sulla piazza del Campidoglio. Gilad Shalit, il giovane soldato israeliano liberato nello scorso ottobre dopo oltre cinque anni dall’inizio del suo sequestro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://images.roma.corriereobjects.it/media/foto/2012/05/17/Shali-%20Campidoglio--180x140.jpg?v=20120517162551" alt="" width="180" height="140" /></p>
<p><strong>Tratto dal sito del Corriere.it</strong></p>
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<p>ROMA &#8211; «Grazie a nome della mia famiglia…grazie alla città di Roma, al sindaco, al Comune…». Noam Shalit accompagnerà alle 20,45 di giovedì suo figlio Gilad sulla piazza del Campidoglio. Gilad Shalit, il giovane soldato israeliano liberato nello scorso ottobre dopo oltre cinque anni dall’inizio del suo sequestro per mano di un commando di Hamas, è a Roma per ricevere la cittadinanza onoraria. Ancora non del tutto ristabilito dalla lunga e drammatica prigionia è arrivato mercoledì sera con la madre Aviva e il padre Noam. Gilad Shalit non vuole rilasciare dichiarazioni. Lo fa al telefono il padre Noam, che si è impegnato a lungo per la sua liberazione. Durante il sequestro Noam Shalit che vive nella Galilea del nord, nel villaggio Mitzpe Hila a poca distanza dal confine col Libano, aveva innalzato sulla sua casa la bandiera di Israele e da lì ha animato la mobilitazione per liberare il figlio. Munito di un cellulare su cui era riuscito a immagazzinare vari numeri scovati corrispondenti alle utenze di capi di Hamas li ha tempestati di telefonate senza mai arrendersi. Poi in ottobre l’attesa liberazione di Giklad ha chiuso un tunnel durato cinque lunghi anni. Il manifesto affisso in piazza del Campidoglio</p>
<p>Il manifesto affisso in piazza del Campidoglio<br />
«Siamo felici di ritrovarci a Roma – spiega Noam Shalit -. Sono già venuto due volte, qua, la prima per la costituzione del “Comitato per Shalit” e poi una seconda volta. Il fatto che in Campidoglio sia stata esposta l’immagine del volto di mio figlio, durante la prigionia, è stato molto importante. Abbiamo ricevuto solidarietà da varie città nel mondo, a Parigi è stata molto forte la mobilitazione del XVI arondissement. Ma Roma con questo atto si è distinta in modo particolare. Ricordo anche l’iniziativa di due anni fa al Colosseo, con la fiaccolata notturna. Insomma tutto questo, lo ripeto, ci ha aiutato molto e fatto sentire meno soli». Noam Shalit ha appreso che nello stesso posto in cui fino a metà ottobre campeggiava il volto di Gilad ora c’è la foto di una giovane volontaria italiana, Raffaella Orrù, sequestrata nel Sahara proprio quando veniva liberato suo figlio. La circostanza lo ha colpito e dice: «Mi dispiace per questa giovane. Noi chiediamo libertà per tutti i prigionieri e i sequestrati, militari o civili che siano…». «ISRAELE HA BISOGNO DI PACE» &#8211; «Un primo passo verso la pace». La frase pronunciata da Gilad Shalit al momento del rilascio è una frase che sta a cuore anche al padre Noam. Che dice: «Sì, liberare mio figlio è stato un primo passo verso la pace. Dobbiamo arrivare a una pace in Medio Oriente. E la soluzione è quella di due stati e due popoli. Non c’è altra soluzione possibile. Ora in Israele il governo si è allargato con dentro Kadima. Staremo a vedere. Vogliono promuovere la pace? Finora, in passato, abbiamo assistito a dichiarazioni non seguite da atti corrispondenti. Israele ha bisogno di trovare la pace». Gli Shalit resteranno a Roma ancora alcuni giorni e Gilad ha espresso il desiderio di assistere ad alcune gare sportive, di tennis e calcio. Intanto Gilad, Aviva e Noam – una famiglia tornata a sorridere- si apprestano a partecipare alla cerimonia sul piazzale del Campidoglio. Da lì Gilad ringrazierà stasera Roma. Paolo Brogi] ROMA &#8211; «Grazie a nome della mia famiglia…grazie alla città di Roma, al sindaco, al Comune…». Noam Shalit accompagnerà alle 20,45 di giovedì suo figlio Gilad sulla piazza del Campidoglio. Gilad Shalit, il giovane soldato israeliano liberato nello scorso ottobre dopo oltre cinque anni dall’inizio del suo sequestro per mano di un commando di Hamas, è a Roma per ricevere la cittadinanza onoraria. Ancora non del tutto ristabilito dalla lunga e drammatica prigionia è arrivato mercoledì sera con la madre Aviva e il padre Noam. Gilad Shalit non vuole rilasciare dichiarazioni. Lo fa al telefono il padre Noam, che si è impegnato a lungo per la sua liberazione. Durante il sequestro Noam Shalit che vive nella Galilea del nord, nel villaggio Mitzpe Hila a poca distanza dal confine col Libano, aveva innalzato sulla sua casa la bandiera di Israele e da lì ha animato la mobilitazione per liberare il figlio. Munito di un cellulare su cui era riuscito a immagazzinare vari numeri scovati corrispondenti alle utenze di capi di Hamas li ha tempestati di telefonate senza mai arrendersi. Poi in ottobre l’attesa liberazione di Giklad ha chiuso un tunnel durato cinque lunghi anni. Il manifesto affisso in piazza del CampidoglioIl manifesto affisso in piazza del Campidoglio IMMAGINE IN CAMPIDOGLIO &#8211; «Siamo felici di ritrovarci a Roma – spiega Noam Shalit -. Sono già venuto due volte, qua, la prima per la costituzione del “Comitato per Shalit” e poi una seconda volta. Il fatto che in Campidoglio sia stata esposta l’immagine del volto di mio figlio, durante la prigionia, è stato molto importante. Abbiamo ricevuto solidarietà da varie città nel mondo, a Parigi è stata molto forte la mobilitazione del XVI arondissement. Ma Roma con questo atto si è distinta in modo particolare. Ricordo anche l’iniziativa di due anni fa al Colosseo, con la fiaccolata notturna. Insomma tutto questo, lo ripeto, ci ha aiutato molto e fatto sentire meno soli». Noam Shalit ha appreso che nello stesso posto in cui fino a metà ottobre campeggiava il volto di Gilad ora c’è la foto di una giovane volontaria italiana, Raffaella Orrù, sequestrata nel Sahara proprio quando veniva liberato suo figlio. La circostanza lo ha colpito e dice: «Mi dispiace per questa giovane. Noi chiediamo libertà per tutti i prigionieri e i sequestrati, militari o civili che siano…». «ISRAELE HA BISOGNO DI PACE» &#8211; «Un primo passo verso la pace». La frase pronunciata da Gilad Shalit al momento del rilascio è una frase che sta a cuore anche al padre Noam. Che dice: «Sì, liberare mio figlio è stato un primo passo verso la pace. Dobbiamo arrivare a una pace in Medio Oriente. E la soluzione è quella di due stati e due popoli. Non c’è altra soluzione possibile. Ora in Israele il governo si è allargato con dentro Kadima. Staremo a vedere. Vogliono promuovere la pace? Finora, in passato, abbiamo assistito a dichiarazioni non seguite da atti corrispondenti. Israele ha bisogno di trovare la pace». Gli Shalit resteranno a Roma ancora alcuni giorni e Gilad ha espresso il desiderio di assistere ad alcune gare sportive, di tennis e calcio. Intanto Gilad, Aviva e Noam – una famiglia tornata a sorridere- si apprestano a partecipare alla cerimonia sul piazzale del Campidoglio. Da lì Gilad ringrazierà stasera Roma. Paolo Brogi</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2Fgilad-cittadino-di-roma%2F&amp;title=Gilad%20cittadino%20di%20Roma" id="wpa2a_2"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Norvegia, dal 2015 stop alle auto a benzina</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 06:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Niente auto a benzina a partire dal 2015, la Norvegia punta sull’elettrico. L’industria automobilistica dovrà convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno. La Norvegia così segna un grande punto nella battaglia contro l’inquinamento, battaglia che la Norvegia voleva già intraprendere quando si parlava di protocollo di Kyoto. La Norvegia, insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.focusitaly.net/wp-content/uploads/2012/01/aumento-benzina.jpg" alt="" width="188" height="163" />Niente auto a <a href="http://mobilita.ecoseven.net/eco-invenzioni/ecoinvenzioni-lauto-senza-frizione-per-dimezzare-i-consumi-di-benzina" target="_blank">benzina</a></strong> a partire dal 2015, la <strong>Norvegia</strong> punta sull’elettrico. L’industria automobilistica dovrà convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno. La Norvegia così segna un grande punto nella battaglia contro l’inquinamento, battaglia che la Norvegia voleva già intraprendere quando si parlava di protocollo di Kyoto. La Norvegia, insieme a poche altre nazioni del Nord Europa, voleva addirittura rilanciare, portando al 30% la riduzione di anidride carbonica da raggiungere entro il 2015.</p>
<p>La decisione di abbandonare l’<strong><a href="http://mobilita.ecoseven.net/eco-invenzioni/una-macchina-trasforma-la-plastica-in-benzina" target="_blank">auto a benzina</a></strong> a favore dell’auto elettrica e dell’ibrido nasce dalla volontà di superare la crisi economica. Il Governo di Oslo ha deciso di vietare la vendita di tutte le auto a benzina, a gasolio e a gas poichè bisogna pensare al futuro, pensare in positivo e decidere di combattere già la successiva crisi, quella climatica, consapevoli che la crisi economica sarà superata.</p>
<p>Abbandonare l’auto a <strong><a href="http://mobilita.ecoseven.net/link.php?url=http%3A%2F%2Fmobilita.ecoseven.net%2Fnews-mobilita%2Fcaro-benzina-risparmia-facendo-il-pieno-alle-pompe-bianche" target="_blank">benzina </a></strong>e convertire il mercato delle auto è certamente una scelta coraggiosa. Ma anche una scelta conveniente, soprattutto se fosse presa in Italia. Con l’aumento costante della benzina preferire le <strong><a href="http://mobilita.ecoseven.net/link.php?url=http%3A%2F%2Fmobilita.ecoseven.net%2Fauto%2Fauto-elettrica-arriveranno-presto-gli-incentivi" target="_blank">auto elettriche</a></strong> porterebbe denaro nel portafoglio degli italiani.</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2Fnorvegia-dal-2015-stop-alle-auto-a-benzina%2F&amp;title=Norvegia%2C%20dal%202015%20stop%20alle%20auto%20a%20benzina" id="wpa2a_4"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una domanda a Fini, l&#8217;uomo con la cravatta dal colore del cane in fuga</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[E mentre a Benevento c&#8217;è ancora chi perde il tempo a predicare la fedeltà a Gianfranco Fini, qualcuno, evidentemente più lucido, ripercorre le fasi non lineari del percorso politico di Gianfranco Fini. Un uomo abituato a rinnegare e a fuggire, un uomo non solo privo di spessore culturale e politico, ma anche di progettualità. L&#8217;unico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>E mentre a Benevento c&#8217;è ancora chi perde il tempo a predicare la fedeltà a Gianfranco Fini, qualcuno, evidentemente più lucido, ripercorre le fasi non lineari del percorso politico di Gianfranco Fini. Un uomo abituato a rinnegare e a fuggire, un uomo non solo privo di spessore culturale e politico, ma anche di progettualità. L&#8217;unico merito del distruttore Fini? Aver causato anche il suo crollo.</em></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><img id="big_images" class="alignleft" src="http://m2.paperblog.com/i/16/168970/gianfranco-fini-il-traditore-L-uDzeAf.jpeg" alt="" width="247" height="300" />L’ultima volta che ho incrociato lo sguardo</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial;">di Gianfranco Fini è stato a un semaforo. Io aspettavo l’autobus e lui era nella sua auto blu, sulla corsia interna di via Gregorio VII, a Roma. Ci siamo guardati un istante. Giusto il tempo di riconoscerci reciprocamente (così, almeno, spero, perché forse l’ho riconosciuto solo io, non riconoscendo nulla di ciò che era stato lui). Era stato, lui, quanto di peggio la destra potesse essere in un’Italia attardata negli anni 70 del secolo scorso. Era banale e normale. Non capiva la Voce della fogna. Non sapeva neppure chi fosse Alain de Benoist. Non apriva un libro e predicava il Fascismo del Duemila. Diocenescampi quant’era ordinario Fini, specie in tema di fascismo (a proposito: i ragazzi di CasaPound, oggi, sbagliano con “fascismo del Terzo millennio”, rischiano di restare nel solco di Fini). E se fosse utile scovare le stupidaggini ideologiche, in quel leader – così incrostato di destrismo, dove tutto il cascame della propaganda piccolo-borghese vi faceva alloggio – basterebbe svelarne la biografia: dalle simpatie per i regimi sudamericani alle gite da Saddam Hussein, fino ad arrivare alla campagna contro gli immigrati. Lo ricordo come fosse oggi, così comiziava a Montesilvano: “Devono imparare l’uso del sapone”.</p>
<p></span><strong>Era il civilizzatore, dopo di che, certo,</strong><span style="font-family: Arial;"> tutto si aggiusta. A maggior ragione si aggiustano le biografie. Ed è cambiato, Fini. Ha cominciato a non farsi riconoscere più parlando la lingua sofisticata di quelli che erano stati i suoi avversari interni. Quando si farà la storia della Destra in Italia verrà fuori tutto un mondo interessante, quello degli antifiniani, quello di Flavia Perina, di Umberto Croppi, di Fabio Granata e di Tomaso Staiti di Cuddia. Discendevano da radici importanti che erano i Pino Rauti, i Pino Romualdi, i Beppe Niccolai, e che erano tre diversi modi di buttarsi alle spalle il fascismo, quello di Rauti era “lo sfondamento a sinistra”, quello di Romualdi era il conservatorismo e quello di Niccolai, invece, era il socialismo tricolore. Si cambia e Fini, per dire, non poteva accettare uno come Romualdi che, pur essendo stato vicesegretario del Partito fascista a Salò, odiava il nostalgismo. Romualdi, raffinato e cosmopolita, spiegava sempre, non senza quella sua bella parlata predappiese: “Dopo il fascismo, sono i cretini che se ne vanno a fare i fascisti”. Fu anche il promotore “dell’idea occidentale”, Romualdi. <span id="more-1245"></span></p>
<p></span><strong>E Beppe Niccolai, il pisano,</strong><span style="font-family: Arial;"> predicava un’Italia dove ai missini doveva essere dato il compito di difendere Adriano Sofri dalle accuse di assassinio e dove perfino Piazzale Loreto potesse finalmente trasfigurarsi, nella memoria, in un atto d’amore… Nulla di tutto ciò era in Gianfranco Fini, scelto da Giorgio Almirante, imposto in luogo di una figura straordinaria qual è Marco Tarchi, destinato a cambiare anche grazie a tutte quelle personalità – Granata, Croppi, Perina, Staiti oggi non più – un tempo irriducibilmente avversarie, quando in quello sfilacciarsi degli anni 70 e poi ancora negli anni 80, Fini restava l’Italiano in Lebole. Ed è cambiato, Fini. E’ stato anche un bravo ministro degli Esteri (niente a che vedere con Franco Frattini o, peggio, con l’attuale ministro). Aveva un ruolo alla Farnesina, era calato nella parte, e aveva un ottimo collaboratore, ovvero Salvatore Sottile che non è quello delle donne, suvvia, lo sapete bene. Lui, Salvo, è piuttosto quello che ha pagato un prezzo ingiusto senza mai chiedere di essere ripagato.<br />
<strong><br />
</strong></span><strong>Ecco, forse ci ha messo un carico di buona fede, Fini. </strong><span style="font-family: Arial;">Lo voglio credere mentre se ne va via con la sua macchina, immagino reduce dalla sua nuova dimora di Val Cannuta. E però devo confessarlo che mi è venuto difficile scrivere questo pezzo perché, insomma, tutto s’è consumato mentre l’ho riconosciuto dietro quel vetro. E il suo modo di buttarsi alle spalle una storia è stato certo il peggiore di tutti i modi. L’antifascismo non è omeopatia, è un veleno. Altrettanto quanto può esserlo, giusta caricatura berlusconiana, l’anticomunismo. Praticare l’antifascismo oggi è un rinfocolare una guerra civile che gli italiani avevano già conclusa nel 1971, nell’anno della vittoria elettorale del Msi in Sicilia. Avrei voluto dirglielo se fosse durato ancora un minuto il semaforo rosso. E’ cambiato, certo, ma come i parvenu che ragliano al cielo la propria festosa mutazione, continua a cambiare fino a diventare uno scarto di Pier Ferdinando Casini. E ha gettato nel cesso della storia un mondo fatto di almeno tre milioni di italiani. E’ riuscito, lui, con le sue cravatte sbagliate, a distruggere un partito – un ambiente, una comunità – che da Bolzano a Trapani aveva superato le persecuzioni, l’ostracismo e l’indifferenza.</p>
<p></span><strong>L’altra domanda, quella che magari </strong><span style="font-family: Arial;">riesco a recapitargli con queste righe, è questa: “Segretario, lo hai fatto un bilancio?”. Sicuramente sì, l’avrà fatto. E si sarà detto, sottovoce, di aver perso l’asino con tutte le carrube. Avrà fatto mente locale e capito – una volta per tutte – di non avere la stima e il rispetto di tre milioni scaricati nelle fogne. E si sarà aggiustata, ben annodata al collo, la sua cravatta il cui colore è quello del cane in fuga, bandiera di un’ambizione stritolata.</span></p>
<p align="JUSTIFY">© &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/94"><em><span style="font-family: Arial;">di Pietrangelo Buttafuoco</span></em></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2Funa-domanda-a-fini-luomo-con-la-cravatta-dal-colore-del-cane-in-fuga%2F&amp;title=Una%20domanda%20a%20Fini%2C%20l%E2%80%99uomo%20con%20la%20cravatta%20dal%20colore%20del%20cane%20in%20fuga" id="wpa2a_6"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Perché un&#8217;alternativa sia possibile</title>
		<link>http://www.associazionesimeone.it/2012/05/perche-unalternativa-sia-possibile/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 08:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un momento in cui i partiti si affannano ad aprire sedi territoriali e a fare proselitismo giovanile per le elezioni future, nascondendo l’intento di strumentalizzazione dietro un movimentismo fine a se stesso, c’è invece chi pensa, chi critica seriamente e competentemente la società moderna nella quale viviamo, chi crede in un’alternativa al modello capitalista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>In un momento in cui i partiti si affannano ad aprire sedi territoriali e a fare proselitismo giovanile per le elezioni future, nascondendo l’intento di strumentalizzazione dietro un movimentismo fine a se stesso, c’è invece chi pensa, chi critica seriamente e competentemente la società moderna nella quale viviamo, chi crede in un’alternativa al modello capitalista, materialista, individualista, finanziario, partitico, e si adopra per rappresentarla, perché è convinto che quello in cui viviamo non è il migliore dei modi possibili.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre le opposte convergenze, esperimenti di (r)esistenza politica ha affrontato il suo primo dibattito, probabilmente su uno dei temi più caldi del vivere sociale: l’immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I relatori chiamati ad esprimere le loro riflessioni, frutto di studi universitari, di letture private, di percorsi ed esperienze di vita hanno attratto l’attenzione della sala, composta quasi completamente da giovani ed hanno indotto al dibattito.</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriella Goglia, studentessa universitaria della LUISS, per la facoltà di Scienze politiche, ha dato inizio all’incontro spiegando all’attenta platea come il nostro parlamento si è mosso in materia di Immigrazione e quando il dibattito in Italia è divenuto soltanto un dibattito politico e non più sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’interessamento delle varie regolamentazione che si sono succedute dal 1973 hanno ragionato sull’asilo politico, sul contenimento dei flussi in Italia, sulla espulsione, sulla regolamentazione, ma non hanno mai tenuto conto del problema reale per la Nazione Italia e per la Nazione patria degli immigrati stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrittore Giuseppe Giaccio interviene come secondo relatore, a lui il compito arduo di descrivere come destra e sinistra si siano poste nei riguardi dell’immigrazione politicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe Giaccio ha scritto numerosi articoli sul tema immigrazione apparsi su Diorama e Trasgressioni, riviste con le quali da lungo tempo collabora e ha sempre mostrato la impossibilità del dibattito sulla questione se non si tiene conto innanzitutto del problema che essa rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immigrazione – esordisce – è  una risorsa o un problema?</p>
<p style="text-align: justify;">L’immigrazione è una risorsa per chi ha la “forma capitale”, per chi quindi è in grado di sfruttare la forza lavoro, mettendo però delle barriere difensive insormontabili tra sé e quella stessa forza lavoro in termini di vivere sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Cita le inchieste fatte da Engles alla fine dell’ottocento sullo sfruttamento lavorativo della classe operaia e il diario di Toqueville sulle modalità di sfruttamento dell’operaio inglese, per far capire il quadro da tener bene in vista quando si parla di sfruttamento della forza lavoro dell’immigrato.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una risorsa l’immigrazione anche per chi gestisce i traffici in maniera illegale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per chi vive in un Paese e occupa il posto della scala sociale medio basso l’immigrazione è un problema. E’ un problema per la delinquenza che esprime il flusso migratorio, è un problema per la concorrenza lavorativa – l’immigrato di solito è preferito dal datore di lavoro perché accetta condizioni contrattuali inique – è un problema per la convivenza non regolata da nessuna norma.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un problema anche per il Paese di partenza dell’immigrato, che perde risorse in termini di braccia che lavorano, di menti che producono, di famiglie che si impegnano per generare risorse sul proprio territorio invece di attendere speranzosi i soldi dalla terra promessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare?<span id="more-1242"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Giaccio non è ottimista riguardo le opportunità future offerte dalla politica, una politica governativa che a destra come a sinistra è liberale e gode i benefici dello sfruttamento dell’immigrazione. Ma possiamo riferirci ad un aforisma di Gandhi che dice “Lasciate in pace i poveri”, per comprendere la semplicità della soluzione. Se la smettessimo di consideraci il centro del cosmo e se cominciassimo a criticare e a temere questo disastroso sviluppo isterico, allora vedremo che il trovare un’armonia con quanto ci circonda è ancora possibile. E l’armonia è necessaria per i Paesi definiti da noi Occidentali del Terzo Mondo e per noi che stiamo divenendo più Barbari dei Barbari stessi, dimenticando ogni valore del vivere civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cambiamento avverrà, ma solo quando chi sta su non può più e chi sta in basso non ne può più. Siamo vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ la volta di Guido Bianchini che chiude il primo incontro della rassegna e lo fa con un intervento interessante e affascinante sul concetto di straniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Guido Bianchini è laureato in filosofia Teoretica, amante della sociologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Guido parte dalla Grecia, parte dal concetto di Barbaro, di diverso, una diversità che viene spesso recepita come pericolo per una comunità di simili, ma che invece potrebbe essere una opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Cita il sociologo Cotesta a cui si espirato per alcune riflessioni come quella che vede nell’immigrato una minaccia in quanto spinge una intera comunità e la sua dirigenza alla problematizzazione. L’immigrato è un problema su cui riflettere e già questo stanca. Ma se ci mettessimo dalla parte dello straniero? E pensassimo a come percepisce la società ospitante?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il rapporto con l’altro è ascrivibile ad ogni ambito anche a quello religioso. E a questo punto è Enzo Bianchi ad ispirarlo, un teologo italiano, fondatore e priore della Comunità di Bose, che a dire di Guido Bianchi fa conclusioni etiche interessanti. Bianchi pensa al rapporto con il divino come esperienza altra; il cristiano fa esperienza di alterità nel rapporto con Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">La prospettiva quindi alla quale dovremmo tendere è la <em>sumpateia</em> greca, quel rapporto emozionale che ci permetto di entrare in contatto con l’altro al punto da sentirne il senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, citando Curi, aggiunge Bianchini: “l’ospitalità è tutto fuorchè facile”, sembra quasi che spinga verso la resa totale all’altro e invece deve essere soltanto visto in funzione di arricchimento di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Dialogare non è annullare le differenze ma accettare le convergenze. Con questa splendida citazione Bianchini chiude il suo intervento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Associazione “Generoso Simeone” si dice soddisfatta del primo dibattito e ringrazia vivamente tutti i relatori, gli auditori e la stampa presente in sala, sopratuttto ringrazia il Preside De Cunto per l&#8217;ospitralità e la disponibilità dimostrata.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento in cui i partiti si affannano ad aprire sedi territoriali e a fare proselitismo giovanile per le elezioni future, nascondendo l’intento di strumentalizzazione dietro un movimentismo fine a se stesso, c’è invece chi pensa, chi critica seriamente e competentemente la società moderna nella quale viviamo, chi crede in un’alternativa al modello capitalista, materialista, individualista, finanziario, partitico, e si adopra per rappresentarla, perché è convinto che quello in cui viviamo non è il migliore dei modi possibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2Fperche-unalternativa-sia-possibile%2F&amp;title=Perch%C3%A9%20un%E2%80%99alternativa%20sia%20possibile" id="wpa2a_8"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Crisi, Monti: &#8220;Rifletta chi l&#8217;ha provocata&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 11:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evidentemente immemore del suo ruolo di &#8221; international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute&#8221; (tratto dalla pagina di Wikipedia) il premier Mario Monti raccomanda un esame di coscienza agli screanzati che hanno provocato la crisi. Probabilmente si riferisce a te che nel 1995 non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Evidentemente immemore del suo ruolo di &#8221; <em>international advisor</em> per <a title="Goldman Sachs" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs">Goldman Sachs</a> e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute&#8221; (tratto dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti">pagina</a> di Wikipedia) il premier Mario Monti raccomanda un esame di coscienza agli screanzati che hanno provocato la crisi. Probabilmente si riferisce a te che nel 1995 non chiedesti la fattura al pavimentista dopo aver ripiastrellato il cesso. Rifletti!</strong></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/M/monti_291211_adn2--400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" />Roma &#8211; (Adnkronos/Ign) &#8211; Il premier alla tavola rotonda &#8216;Crescita e Riforme&#8217;: &#8220;Pensi chi ha portato l&#8217;economia a questo stadio&#8221;. <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Speciali/Amministrative_2012/">Sul voto</a>: &#8220;Con i risultati più agevole agenda italiana in Europa&#8221;. Tre persone si sono suicidate: a Salerno <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Salerno-ex-custode-perde-casa-e-si-uccide_313282611912.html">un ex custode</a> che ha perso la casa e <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Salerno-ex-custode-perde-casa-e-si-uccide_313282611912.html">un operaio edile</a> disoccupato. A Milano <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Salerno-ex-custode-perde-casa-e-si-uccide_313282611912.html">un imprenditore</a> che non riusciva a pagare i debiti. <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Sindacati-in-piazza-il-2-giugno-per-il-lavoro-Governo-deve-cambiare-marcia_313282499310.html">Sindacati in piazza il 2 giugno per il lavoro: &#8221;Governo deve cambiare marcia&#8221;</a>. Imprese, boom fallimenti: <a title="Facebook" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/?id=3.1.3281341164&amp;title=%20%20%20%20Crisi,%20Monti:" target="_blank">sono 3mila le procedure aperte in primi tre mesi 2012</a><br />
Roma, 8 mag. (Adnkronos/Ign) &#8211; Le conseguenze umane della crisi &#8220;dovrebbero fare riflettere chi ha portato un&#8217;economia a questo stadio non chi cerca di farla uscire da questo stadio&#8221;. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Monti, intervenendo alla tavola rotonda &#8221;Crescita e Riforme: l&#8217;agenda per l&#8217;Italia in Europa&#8221;, in corso a Roma, con il commissario europeo agli Affari economici e monetari ed Euro Olli Rehn.<br />
Durante il suo intervento il premier ha spiegato che &#8220;se il Pil non sale, è difficile mantenere gli equilibri di finanza pubblica&#8221;. Sul piano della crescita, Monti è convinto che &#8220;ci sia nelle prossime settimane la possibilità di andare avanti in questa direzione&#8221;. Le forze parlamentari italiane &#8220;in questo momento mi sembrano inclini a chiedere ancora di più in questa direzione della crescita e manifestano una certa intolleranza per la disciplina di bilancio presa a se stessa e molte di loro sono pronte a dire bisogna che il governo italiano picchi di più il pugno sul tavolo europeo&#8221;.<br />
&#8220;Mi permeto di osservare &#8211; ha detto ancora il premier &#8211; che il se il 16 novembre, quando siamo entrati in carica o ancora fino a queste ultime settimane avessimo a Bruxelles picchiato il pugno sul tavolo anziché cercare di persuadere le Istituzioni europee e di dimostrare credibilità verso la Germania e gli altri Paesi, il tavolo avrebbe determinato un sobbalzo e il grafico dello spread sarebbe salito, ma non la possibilità di avere una maggiore crescita in Italia&#8221;.<br />
&#8220;Noi -ha spiegato ancora Monti- ci troviamo in una situazione in cui abbiamo una Germania che continua su una linea di grande disciplina finanziaria, che può esserci scomoda di volta in volta, ma meno male che c&#8217;è stata, perché sennò il comportamento finanziario dell&#8217;Italia, della Francia, della Grecia sarebbe stato come negli anni Settanta-Ottanta e i giovani italiani ne pagano ancora le conseguenze. Ma contemporaneamente avvertiamo noi italiani, avvertono tanti altri europei, hanno avvertito molto visibilmente gli elettori francesi, una esigenza di maggiore crescita. Cerchiamo una crescita che sia coerente con la disciplina di bilancio ma non possiamo più solo studiare in vista di misure per la crescita&#8221;.&#8221;Mi sento di esortare il mio amico Olli Rehn e l&#8217;istituzione nella quale ho passato dieci anni della mia vita a prendere un ruolo molto attivo di trascinamento in questo momento e troveranno nel governo italiano un coerente supporter, un supporter che credo in questo momento nessuno in Europa possa sospettare di essere incline all&#8217;indisciplina di bilancio. Quindi -ha concluso il presidente del Consiglio- le nuove condizioni, con una Francia che domanda crescita, con una Germania che vuole continuare ad aderire, come l&#8217;Italia, alla disciplina di bilancio, credo diano piu&#8217; spazio di prima all&#8217;agenda italiana per la crescita&#8221;.<br />
Prima ancora, il presidente del Consiglio aveva accennato al <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Speciali/Amministrative_2012/">voto in Italia</a> sottolineando che &#8221;i risultati elettorali spostano di poco l&#8217;agenda italiana per l&#8217;Europa, anzi ne rendono più agevole la realizzazione&#8217;</div>
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		<title>Opposte Convergenze &#8211; Primo appuntamento Venerdì 11 Maggio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ASSOCIAZIONE CULTURALE “Generoso Simeone”           Comunicato stampa.     L’Associazione culturale Generoso Simeone in collaborazione con Guido Bianchini organizza un ciclo di incontri culturali pubblici, dal titolo “Oltre le Opposte convergenze, esperimenti di (r)-esistenza culturale e politica”, su tematiche politiche di rilievo nazionale e internazionale. Gli incontri avranno inizio il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">ASSOCIAZIONE CULTURALE “Generoso Simeone”</span></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2012/05/LogoAss.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1220" title="LogoAss" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2012/05/LogoAss-212x300.jpg" alt="" width="212" height="299" /></a> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Comunicato stampa.</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>L’Associazione culturale Generoso Simeone in collaborazione con Guido Bianchini organizza un ciclo di incontri culturali pubblici, dal titolo “Oltre le Opposte convergenze, esperimenti di (r)-esistenza culturale e politica”, su tematiche politiche di rilievo nazionale e internazionale.</p>
<p>Gli incontri avranno inizio il giorno Venerdì 11 Maggio, presso il Convitto Nazionale P. Giannone di Benevento, alle ore 17:00 e procederanno fino all’8 giugno.</p>
<p>L’iniziativa si pone il fine di offrire delle prospettive di riflessione che, pur conservando matrici ideologico-culturali disparate cerchino dei possibili punti di incontro per ampliare gli orizzonti di discussione. La scelta dei relatori è volta proprio a garantire la pluralità delle posizioni e la disponibilità ad una apertura dialettica.</p>
<p>Gli incontri cercano di proporre un’idea di politica come partecipazione attiva ai destini della propria comunità, distante dalle logiche elettorali e partitiche nella convinzione di poter creare uno spazio di circolazione di idee che non sia soffocato dalle barriere e dai pregiudizi ideologici.</p>
<p>In allegato il nostro calendario.</p>
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<p style="text-align: center;">Benevento, 11/05/2012.<br />
<a href="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2012/05/Opposte-convergenze-11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1222" title="Opposte convergenze-1" src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/uploads/2012/05/Opposte-convergenze-11-768x1024.jpg" alt="" width="614" height="819" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2F1219%2F&amp;title=Opposte%20Convergenze%20%E2%80%93%20Primo%20appuntamento%20Venerd%C3%AC%2011%20Maggio%202012" id="wpa2a_12"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nuova Francia!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una riunione &#8220;particolare&#8221; a cui ha partecipato il nuovo primo ministro francese Hollande. &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riunione &#8220;particolare&#8221; a cui ha partecipato il nuovo primo ministro francese Hollande.<br />
<img class="alignleft" src="http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/156208_382313295146014_203501443027201_1092845_1748269021_n.jpg" alt="" width="626" height="480" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wrnrbeoE3U8"><img src="http://img.youtube.com/vi/wrnrbeoE3U8/default.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wrnrbeoE3U8">Click here</a> to view the video on YouTube.</p>

<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2Fnuova-francia%2F&amp;title=Nuova%20Francia%21" id="wpa2a_14"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Buon anniversario Evita</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dal sito Cronologia Leonardo, la biografia politica di Eva Peron, per la ricorrenza dell&#8217;anniversario della sua nascita. Noi Europei consideriamo la nostra storia, come la Storia. Di conseguenza, le vicende degli altri continenti, ci interessano, spesso, solo marginalmente. Questa boria che, chiariamoci, non è certo del tutto ingiustificata, sovente, sottrae, alla nostra cultura personale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><strong><img class="alignleft" src="http://29.media.tumblr.com/tumblr_m1va7wPRUG1r3741mo1_500.jpg" alt="" width="369" height="278" /></strong></span></p>
<p>Tratto dal sito <a href="cronologia.leonardo.it/">Cronologia Leonardo</a>, la biografia politica di Eva Peron, per la ricorrenza dell&#8217;anniversario della sua nascita.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxjbGlGpVs0"><img src="http://img.youtube.com/vi/sxjbGlGpVs0/default.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=sxjbGlGpVs0">Click here</a> to view the video on YouTube.</p>

<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Noi Europei consideriamo la nostra storia, come la Storia. Di conseguenza, le vicende degli altri continenti, ci interessano, spesso, solo marginalmente. Questa boria che, chiariamoci, non è certo del tutto ingiustificata, sovente, sottrae, alla nostra cultura personale fatti e personaggi che sarebbe bene conoscere.</span></p>
<p>Fra questi rientra sicuramente Eva Peron, da molti considerata, prima dell’entrata in scena della signora Thatcher, ed anche dopo, come la donna più importante nella storia del secolo appena scorso.</p>
<p>E’ impossibile, ovviamente, descrivere il personaggio senza inserirlo all’interno della storia dell’Argentina, una nazione ricchissima, in cui gran parte della popolazione ha spesso vissuto in condizioni d’estrema povertà.</p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Gli inizi dell’Argentina</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Gli inizi dell’Argentina, nata nel 1810, furono contrassegnati dalle lotte fra portenos e provincianos., in termini più accessibili, dai contrasti tra i cittadini di Buenos Aires ed i caudillos della provincia, sostenuti dai loro “eserciti” di gauchos.<br />
Una soluzione definitiva all’annosa questione si sarebbe avuta solo nel 1880, ma la democrazia, anche dopo questa data faticò molto ad imporsi: fino al 1916 non vi fu un Argentina un elezione che non fosse truccata, di conseguenza, il nepotismo, la corruzione e le speculazioni erano imperanti nella vita della giovane nazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Nuovi sviluppi</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">La rapida industrializzazione, gli sterminati pascoli e gli infiniti appezzamenti coltivabili, fecero si che l’Argentina fosse interessata da un vasto movimento d’immigrazione. Moltissimi furono gli Europei, Italiani e Spagnoli soprattutto, in gran parte contadini che raggiunsero questa nuova terra promessa.<br />
I nuovi arrivati scoprirono, però, ben presto che le ampie terre erano in gran parte proprietà dei ricchi estancieros, i veri padroni dell’Argentina. Coloro che non vollero lavorare, come mezzadri o affittuari nelle estancias, le immense aziende agricole argentine, si trasferirono nelle città, ingrossando le fila degli operai, degli artigiani e dei negozianti.<br />
Nel 1890 più dell’80% della popolazione di Buenos Aires era costituita da immigrati. Il loro contributo fu determinante per il formarsi di una potente classe media che avrebbe fatto sentire il suo peso sulla vita sociale,economica e politica della repubblica Sudamericana.<span id="more-1215"></span></span></p>
<p>L’Argentina restava, per il momento, ancora saldamente in mano agli estancieros, i loro guadagni furono moltiplicati dalla possibilità di far giungere in Europa, ancora fresca, la carne provenente dal paese della Pampa. Sorsero in tutta la nazione i frigorificos, stabilimenti per la lavorazione della carne, che prendevano il nome da La Frigorifique, la prima nave ad effettuare il trasporto di carni dall’Argentina al vecchio continente.<br />
Alla ricchezza degli estancieros faceva da contraltare la miseria crescente del resto della popolazione, che, nel 1890, si ribellò alla potente oligarchia. Gli oligarchi, intendiamoci, pur perseguendo i loro interessi particolari, avevano apportato considerevoli vantaggi a tutta la nazione.<br />
L’aristocrazia aveva però, come gia sottolineato, impedito il regolare svolgersi delle elezioni, questa situazione non poteva più essere tollerata dall’emergente ceto medio che voleva, se non governare, almeno far sentire la propria voce.<br />
La volontà delle nuove classi d’immigrati, unita alla disinvoltura con la quale gli ultimi presidenti avevano governato la repubblica e alla miseria di gran parte delle masse spiegano i motivi dell’insurrezione del 1890, la Noventa com’è detta in Argentina, che, indubbiamente, inflisse un duro colpo al prestigio di quella che fino allora era stata la classe dirigente, ma in realtà, Gattopardescamente cambiò tutto per lasciare tutto com’era.</p>
<p>Fino al 1916 i leaders del vecchio regime continuarono a governare, col contorno di mazzette, favori e brogli elettorali, la vita politica argentina.<br />
I partiti d’opposizione, vale a dire i socialisti e l’Union Civica Radical,dovettero, per sconfiggere gli oligarchi, adottare i loro stessi metodi.<br />
Un clientelismo estremo, consistente nel garantire posti statali ai sostenitori del nuovo governo, una dilagante corruzione e, diciamola tutta, la totale incapacità a governare dei leaders radicali, resero ben presto evidente che il rimedio era peggiore del male.<br />
L’erario era stato dissanguato dai sostenitori del presidente, i debiti erano alle stelle, i salari non venivano corrisposti, la situazione fu salvata, incredibile a dirsi, da un colpo di stato militare.</p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Da un golpe a un altro</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Il golpe insediò a capo del governo il generale Uriburu, l’Argentina era in mano ad un dittatore, del quale si sarebbe sbarazzata due anni dopo, affidando il potere ad una coalizione di conservatori e radicali, la concordancia, che elesse a presidente Augustin Justo.<br />
La tremenda situazione economica in cui versava l’Argentina, Justo salì al potere nel 1930, neanche un anno dopo il crollo di Wall Street, fu notevolmente alleviata dal nuovo presidente.<br />
Per risollevare le sorti della nazione, Justo si dovette avvalere di molto capitale straniero provenente soprattutto dal Regno Unito, l’anglofobia si diffuse rapidamente in tutto lo Stato.<br />
L’atteggiamento del popolo argentino è giustificabile, gran parte delle industrie e i ¾ dei trasporti erano in mano ai britannici. Il misero stato dei treni e dei tram, unito all’arroganza inglese che pretendeva d’ottenere, col appoggio del presidente, il totale monopolio dei trasporti, faceva crescere il malessere degli Argentini che consideravano il presidente nient’altro che un complice degli stranieri.</span></p>
<p>Le elezioni del 1937, anche queste vergognosamente truccate, diedero la vittoria ad Ortiz uomo di fiducia del presidente uscente. All’indomani della sua elezione, il neopresidente promise di guidare l’Argentina verso la democrazia, il primo passo verso questo obbiettivo consisteva nel garantire elezioni pulite.<br />
Le successive elezioni provinciali dimostrarono che il nuovo inquilino della Casa Rosada, incredibilmente ( le promesse di un politico, in qualunque emisfero vengano pronunziate, sono pur sempre promesse d’un politico) intendeva tener fede alla parola data.<br />
Nel 1940 Ortiz, reso cieco dal diabete, fu costretto a dimettersi, veniva sostituito dal vicepresidente Castillo.<br />
Il neopresidente, circondato da ammiratori dei regimi europei, che riscuotevano il plauso di gran parte della popolazione, formata da immigrati italiani, spagnoli e tedeschi, risparmiò all’Argentina l’ingresso in guerra.<br />
Molti erano, ovviamente, anche gli argentini che non nascondevano il loro sostegno, che si traduceva con invii di pacchi contenenti alimentari e medicine, ai paesi alleati, proprio con costoro s’unirono, i sostenitori d’estrema destra del presidente per scalzarlo dal potere.<br />
La strana alleanza si spiega considerando le drammatiche condizioni economiche in cui, ancora una volta, versava l’Argentina, di nuovo a salvare la situazione intervennero i militari.</p>
<p>Il 4 Giugno del 43 il generale Rawson diveniva presidente, tre giorni dopo,era sostituito dal generale Ramirez.<br />
Il comportamento del nuovo leader deluse ben presto le aspettative dei democratici. Gli agenti segreti tedeschi erano liberi di muoversi su tutto il territorio argentino, comunicando ai propri connazionali tutti gli spostamenti delle navi alleate, che divenivano così facile preda dei sommergibili tedeschi.<br />
La giunta militare, per salvare la faccia costrinse Ramirez alla dimissioni, veniva sostituito da Farrell, un uomo di paglia, il vero leader della Repubblica Argentina era il capo del Grupo de Uficiales Unidos, il colonnello Juan Domingo Peron, che qualche mese prima aveva iniziato una relazione con una giovane attrice, Eva Duarte, colei che gli Argentini avrebbero ben presto chiamato col semplice vezzeggiativo di Evita.</p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">EVA PERON</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Eva Maria Duarte, nata il 7 Maggio 1919 a La Union, piccolo villaggio della Pampa, era l’ultima di cinque figli, tutti illegittimi, avuti dalla madre sempre con lo stesso uomo. L’ambiente provinciale in cui viveva non le perdonava la sua nascita, Evita, dunque, a quindici anni cedette alla corte del famoso cantante di tango Magaldi e andò a vivere a Buenos Aires.<br />
A Magaldi seguirono molti altri uomini, che aiutarono Evita nella sua carriera, per questo gli avversari politici la definivano una prostituta. La partecipazione ad una telenovele radiofonica di successo, le consentì di entrare nell’entourage dei militari al governo, fu così che conobbe Peron.<br />
Il mondo dello spettacolo, intanto, si rivelava diverso da come l’aveva sognato la giovane di provincia, infatti, se a La Union le era fatta pesare la sua condizione d’illegittima, a Buenos Aires erano le sue umili origini a farla emarginare. La notizia della sua relazione con Peron migliorò notevolmente la condizione di Evita all’interno del mondo dello spettacolo.<br />
Peron, divenuto ministro della guerra, procedeva, nel frattempo, di successo in successo, dal 43 padrone di fatto dell’Argentina si era assicurato, grazie alle concessioni fatte ai lavoratori come ministro del lavoro, anche l’appoggio dei sindacati e la simpatia delle classi proletarie.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
L’insurrezione</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Irritato dalla crescente popolarità di quello che in fondo non era altro che un suo subalterno, Farrell decise di passare a vie di fatto ed il 10 Ottobre 1945 fece arrestare l’ingombrante colonnello, che fu, in segreto, trasferito nell’isola di Martin Garcia, estremo sud dell’Argentina.<br />
Una settimana dopo questi eventi, la notizia era stata a lungo nascosta alle folle, Buenos Aires fu messa a ferro e fuoco da violente manifestazioni, i dimostranti, nella stragrande maggioranza descamisados (così poveri da non avere neanche la camicia), non solo della capitale, ma provenienti da tutta la nazione, al grido di “ Viva Peron, viva democracia” chiedevano la liberazione del colonnello. Uno sciopero generale proclamato per il giorno successivo, convinse la giunta militare, incapace di sedare i tumulti, ad accondiscendere alle richieste dei manifestanti.</span></p>
<p>La futura first lady, contrariamente a quanto si è lasciato credere, non ebbe alcuna parte nell’organizzazione della rivolta. La donna non conosceva, ancora, neanche i capi sindacali che avevano programmato tutto. La voce fu, probabilmente, diffusa, qualche tempo dopo, dagli stessi peronistas, allo scopo di alimentare il mito di Evita.<br />
La donna che, comunque, era rimasta vicino a Peron durante quei difficili giorni, ebbe la sua ricompensa: qualche giorno dopo i due si sposarono. Il matrimonio non mancò di suscitare scandalo, era la prima che un uomo del rango di Peron impalmava una donna di origini cosi misere.</p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Il trionfo elettorale</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Le elezioni, tenutesi il 4 Gennaio del 46, furono un vero successo per Peron che sbaragliò la concorrenza divenendo il ventinovesimo presidente della Repubblica d’Argentina.<br />
Il neopresidente saldò immediatamente il debito contratto con i descamisados nell’Ottobre precedente. La promessa di liberare l’economia dai ceppi stranieri fu mantenuta subito dopo le elezioni: la Banca centrale fu nazionalizzata, ed ebbe il controllo di tutti gli enti stranieri operanti nello Stato, venne acquistato il sistema telefonico, fino a quel momento di proprietà USA, furono nazionalizzati anche i trasporti pubblici, esaltando l’orgoglio della nazione e umiliando gli inglesi.<br />
L’ascesa del colonnello indusse molti suoi nemici a prendere la via dell’esilio, particolare curioso, lasciarono l’Argentina anche molti rappresentati del mondo dello spettacolo, temevano che la first lady volesse vendicarsi delle umiliazioni inflittegli un tempo.</span></p>
<p>Evita, in realtà, aveva altro a cui pensare, il suo incarico al ministero del lavoro, in un paese maschilista come l’Argentina degli anni 40, non poteva non suscitare malcontento dell’esercito. Lei se ne curava poco, “sono una di voi, so cos’è la fame” diceva alle folle di descamisados, che l’adoravano.<br />
Nel 1947 il voto fu esteso alle donne una vittoria per Evita, ma una vittoria, soprattutto, per l’Argentina, che s’avviava a divenire una vera democrazia moderna.</p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
European tour</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Il 47 fu anche l’anno del tour di Evita in Europa. Il 6 Giugno nella sua sfolgorante bellezza, fu accolta in Spagna come una regina. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Il generalissimo Franco andò personalmente ad accoglierla all’aeroporto, le fu conferita la Gran Croce d’Isabella la Cattolica, la più prestigiosa onorificenza spagnola e fu proclamato un giorno di festa, per permettere ai trabajadores spagnoli di conoscere la “presidentessa” d’Argentina.<br />
Le successive tappe del viaggio non andarono così bene, Evita fu, comunque, ricevuta dal Papa, che le accordò, però, solo venti minuti d’udienza.<br />
A Parigi, le notizie diffuse dalla rivista americana <em>Time Magazine</em> sull’origine illegittima di Evita, vasti settori degli USA avversano ferocemente la politica nazionalista di Peron, le alienarono le simpatie degli ambienti ufficiali francesi. In Gran Bretagna i reali inglesi rifiutarono, perfino, di riceverla a Buckingham Palace, l’umiliazione per la nazionalizzazione delle ferrovie era ancora cocente.<br />
Il ritorno in patria ripagò Evita di tanti smacchi.<br />
Quasi mezzo milione l’accolse al porto di Buenos Aires e altrettante affollavano le strade della capitale, ansiose di dimostrare, con urla di giubilo, striscioni e bandiere biancoazzurre il loro affetto alla moglie del presidente.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La fondazione Eva Peron</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">L’affetto dei descamisados, dei lavoratori dei frigorificos e degli operai, non erano certo sufficienti per fare accettare la provinciale nei circoli delle signore di Buenos Aires.<br />
In altri termini, le umiliazioni per Evita non erano ancora finite.<br />
Era tradizione che l’Organizzazione di Beneficenza Argentina, eleggesse come sua presidentessa la moglie del primo cittadino della nazione, l’organizzazione, in mano alle più influenti famiglie portenos, rifiutò questo onore ad Evita.<br />
L’orgogliosa provinciale reagì facendo togliere i fondi all’organizzazione e creando la fondazione Eva Peron.<br />
La Fondazione divenne la sorgente da cui scaturivano fiumi di salute che correvano per tutta l’Argentina, dissetando vedove, orfani, afflitti, le sue casse traboccavano di donazioni provenienti dalle organizzazioni del lavoro e dai lavoratori che volentieri rinunziavano ad un giorno di paga all’anno sapendo che quei soldi sarebbero stati spesi per il bene della nazione.<br />
50 milioni di dollari furono spese dalla fondazione in meno di due anni. Evita s’occupava di tutto personalmente, ascoltava i poveri, i malati, abbracciava, nonostante i pareri contrari dei suoi collaboratori, i bambini con le feriti aperte e quelli affetti da lebbra.<br />
La fondazione si occupò della costruzione di ospedali, scuole e case di riposo.<br />
Nel 1948 nacque Evita city, 4000 furono abitazioni messe a disposizioni delle famiglie più povere, gente che viveva in tuguri, si vide assegnati degli alloggi più che dignitosi, tavoli, letti, ,vestiti, scarpe e medicine rappresentavano una vera e propria manna per persone da sempre lasciate da parte e abbrutite dalla miseria, per loro Evita, la ragazzina emarginata che pochi anni prima aveva lasciato il suo piccolo paese di provincia, sarebbe diventata la Madona de America.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">L’opera di Evita è stata da più parti criticata, l’attività della fondazione considerata il frutto ultimo di una politica demagogica, tesa ad asservire il popolo argentino, null’altro, insomma, che un bieco strumento di potere.<br />
E’, certamente, indubbio che le iniziative della fondazione abbiano stretto un gran numero d’Argentini attorno ad Eva e, conseguentemente, al presidente Peron, ma è altrettanto indubbio, che moltissime furono le famiglie argentine a salvarsi dalla miseria, dalla fame e dalla delinquenza, in virtù dell’ impegno della first lady d’Argentina.<br />
Gli ipocriti dispensatori d’elemosine, elargite al solo scopo di non risolvere alcun problema, per così permettere ai donatori di rinverdire, ogni anno, la loro fama d’amici dei poveri, e i disumani predicatori d’odio, pronti ad imbonire le masse ed a lanciarle in bagni di sangue, dei quali saranno gli unici beneficiari, non possono, per ovvi motivi, giudicare positivamente le azioni di Evita la sua esistenza dimostra, non solo che è possibile emergere dalla peggiore segregazione senza per forza dover ricorrere alla violenza, ma anche che è sufficiente la volontà di poche persone per lenire le sofferenze di molte altre, che sia proprio questo a non essere desiderato dagli ipocriti di cui sopra…?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La crisi</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">L’ opera della fondazione non poteva, da sola essere sufficiente a sanare i guai che più di un secolo di dissennate politiche economiche avevano provocato. La congiuntura internazionale, inoltre, non aiutava i tentativi, invero goffi, di risolvere la situazione.<br />
All’aumento dei salari era, ad esempio, corrisposta una vertiginosa inflazione, l’industrializzazione, in Argentina ancora in fasce, non poteva dare i frutti sperati, anche le risorse agricole tradivano la nazione Sudamericana, il governo fu costretto ad imporre i “giorni senza carne”, tale disposizione, in una nazione dagli infiniti allevamenti, non poteva che suscitare il malcontento.<br />
Il 1950 fu contrassegnato da scioperi e manifestazioni, la risposta dei peronistas fu dura, il governo s’irrigidì, molti oppositori furono incarcerati, alcuni giornali fra cui La Prensa, costretti a chiudere.<br />
Gli storici sono d’accordo nell’affermare che in questa congiuntura furono la figura e l’opera d’Evita, sempre pronta a sostenere il marito, recandosi magari nelle fabbriche a discutere con gli scioperanti, a tenera avvinti a Peron gran parte degli Argentini. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La malattia</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Il 1951 sarebbe stato anno d’elezioni, Evita intendeva divenire vicepresidente della repubblica. Peron si piegò alla volontà della consorte, che in comizio, tenutosi ad Agosto, acclamata da oltre un milione di persone, “si chinò” alla volontà del popolo che le “imponeva” di concorrere alle elezioni. La commedia, seppur molto ben recitata, non produsse i suoi frutti, i generali cui il troppo potere concesso ad una donna aveva sempre portato fastidio, comunicarono a Peron che solo un’immediata rinunzia d’Evita alla vicepresidenza avrebbe impedito un golpe militare, nove giorni dopo la candidatura della donna fu ritirata. Ben altri sarebbero stati i problemi che, di lì a poco, la trentaduenne Evita sarebbe stata costretta ad affrontare.<br />
Impegnata nell’attività della fondazione Eva aveva trascurato la sua salute, non curandosi del costante dimagrimento del suo corpo, quando si decise a farsi visitare la diagnosi fu terribile, la consorte del presidente era afflitta da un tumore, il ritardo con cui il male era venuto alla luce non le lasciava alcuna speranza di vita. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">L’ultima vittoria</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La malattia non impedì ad Evita di partecipare alla campagna elettorale, la passione e l’impegno a fianco del marito erano quello di sempre, ma il male era più forte, durante un comizio solo l’intervento di Peron le impedì di crollare a terra davanti a tutti, fu necessario ricoverarla in ospedale, alcuni avversari politici, quelli che l’accusavano di demagogia e di scarsa umanità, penetrarono all’interno della clinica e vi scrissero “viva il cancro”.<br />
Le elezioni furono per Peron un vero e proprio plebiscito, Evita volle partecipare alla sfilata della vittoria, una folla oceanica fece ala al corteo, che attraversava le strade di Buenos Aires, i lavoratori, gli emarginati, i descamisados, che l’acclamavano ignoravano che mai più l’avrebbero rivista.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La morte</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;">Il 26 Luglio 1952 alle 21:42 tutte le radio argentine interrompevano le trasmissioni, la voce del sottosegretario ai servizi d’informazione comunicava: “<em> Ho il doloroso compito d’annunziare la morte della signora Eva Peron. Capo spirituale della nazione”</em><br />
Il dolore dell’Argentina fu immenso, calde lacrime rigavano le guance della folla accorsa al ministero del lavoro dov’era stata preparata la camera ardente, la capitale rispecchiava la sofferenza di un’intera nazione il giorno dopo era impossibile trovare un solo fiore in tutta Buenos Aires.<br />
Una petizione del popolo argentino si spingeva fino a chiedere alla Santa Sede la santificazione di Evita, il Vaticano, ovviamente, rifiutò.<br />
Per giorno e giorni la gente attonita sfilò silenziosa, sotto una pioggia incessante, davanti alla salma della <em>Madona de America</em>, l’Argentina colpita al cuore faticava a riprendersi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
L’odissea del corpo</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
La morte di Evita significava, anche, il crollo del più saldo puntello al potere di Peron, il presidente pensò di far imbalsamare il corpo della consorte e conservarlo in un mausoleo appositamente costruito, la presenza fisica della consorte, pensava, avrebbe illuso il popolo d’averla ancora con sè. Due anni dopo la spoglia mortale di Evita era pronta, ma Peron veniva costretto da un colpo di stato militare a rifugiarsi in Spagna.<br />
Il primo problema di cui i golpisti dovevano occuparsi fu proprio quello della salma di Evita.<br />
Un trattamento poco riguardoso nei confronti della morta avrebbe provocato una furiosa reazione del popolo d’Argentina, d’altro canto il luogo di sepoltura sarebbe divenuta meta di un vero e proprio pellegrinaggio di tutti gli oppositori al regime, i militare decisero di spedire la salma in Italia, la nostra nazione l’avrebbe ospitata per quattordici anni. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Il ritorno</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: medium;"><br />
Prima di salire sull’aereo che lo portava in Spagna il presidente aveva avvertito i suoi avversari: il Peronismo mi sopravvivrà. Per vent’anni, infatti, i peronistas continuarono ad essere una presenza rilevante nella vita politica argentina e nel 1971, riuscirono a far tornare in patria il loro leader.<br />
Al ritorno di Peron le autorità della Repubblica, a suggello dell’avvenuta riconciliazione, autorizzarono il rimpatrio anche per la salma di Evita.<br />
L’anno dopo Peron partecipò, alle elezioni per la presidenza della repubblica, la giovane moglie, Isabel, concorreva per quel posto che Evita aveva sognato la vice presidenza.<br />
La campagna elettorale fu letteralmente dominata dall’immagine di Evita, manifesti e volantini ricordavano agli Argentini l’opera incessante svolta al loro servizio dalla donna, che, ancora una volta, si dimostrò indispensabile per la vittoria di Peron, che divenne, per la terza volta presidente della Repubblica Argentina.<br />
Il neopresidente non avrebbe a lungo goduto dei frutti della vittoria,un infarto l’avrebbe stroncato nove mesi più tardi.<br />
Fu la vicepresidente, Isabel Peron, ad occuparsi di Evita, il cui corpo riposa ora nel cimitero più importante di Buenos Aires.<br />
L’Argentina, pochi anni fa, è tornata alla ribalta a causa della nota rivolta, conclusasi con l’assalto alla Casa Rosada, le elezioni successive, confermando le parole dette da Peron, prima di partire dall’esilio, portarono al ballottaggio due peronistas.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial Narrow;"><span style="font-size: medium;">Nirta Alessandro</span></span></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.associazionesimeone.it%2F2012%2F05%2F1215%2F&amp;title=Buon%20anniversario%20Evita" id="wpa2a_16"><img src="http://www.associazionesimeone.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sarkozy a casa, la Merkel senza cameriere</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:58:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Analisi della carriera politica del sefardita che ha proposto la candidatura di Dominique Strauss-Kahn alla presidenza del Fondo Monetario Internazionale. Il numero uno della Repubblica transalpina ha lasciato l&#8217;Eliso, lasciandovi insediare François Hollande, socialista. In bocca al lupo, Francia&#8230;<a href="http://www.nocensura.com/2012/05/e-ufficiale-sarkozy-va-casa-la-merkel.html"></p>
<p>Articolo</a></p>
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		<title>Comunicato Villa Comunale</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 13:17:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione Simeone, come l&#8217;intera cittadinanza beneventana, ha costatato il totale abbandono e degrado nella gestione per la riapertura della villa comunale.<br />
A ben tre mesi dalla chiusura soltanto domenica 6 maggio la Villa riaprirà, nonostante nel tempo si siano consumate le rassicurazioni dell’Assessore all’ambiente Abbate.<br />
Sarebbe ben accetto da parte del Comune un chiarimento riguardo la posizione della Total service, la Cooperativa che prima del 2 Febbraio 2012 si occupava della manutenzione del verde della Villa Comunale e che ribadiamo si era offerta di provvedere a quanto previsto dal Bando comunale per la manutenzione della villa in totale disinteresse economico.<br />
Non dimentichiamo che questa amministrazione aveva preventivato 30.000 a Marzo 2012 per la manutenzione del verde della villa Comunale, cifra lievitata ad Aprile per la costatazione di nuovi danni.<br />
E non dimentichiamo i soldi percepiti dal comune in seguito ai disastri delle nevicate invernali.<br />
La villa comunale rappresenta uno spazio sociale di fondamentale importanza per bambini ed anziani beneventani, spazio che non si può piegare a giochi subdoli di piccoli politicanti, poco attenti al bene della città .<br />
Sarebbe ora di smetterla con questo tipo di gestione dei beni pubblici, atta a preventivare spese eccessive senza raggiungere alcun obiettivo prefissato, salvo forse quello di…<br />
Associazione culturale Generoso Simeone</p>
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