La fantasy, la politica, la mistificazione
di Franco Cardini
Se in questi tempi così tristi (il massacro dei pacifisti al largo di Gaza, i tagli governativi alla cultura…) avessi voglia di ridere, la polemica scatenata da un articolo di Loredana Lipperini su “Repubblica” a proposito dell’opera letteraria di Tolkien avrebbe sul mio umore un benefico effetto. A Modena si tiene un convegno su “Tolkien e la filosofia”: e la giornalista coglie l’occasione per lamentare il fatto che per troppo tempo la “sinistra” abbia lasciato alla “destra” un equivoco monopolio sul grande autore di heroic fantasy, per ribadire il giudizio sull’inconsistenza della “cultura di destra” e per chiedere che finalmente si faccia giustizia e si restituisca il filologo e romanziere cattolico inglese all’àmbito culturale cui egli naturalmente e di diritto appartiene. Ch’è, ovviamente, quello della “sinistra”.
Verrebbe voglia di farci sopra due risate, dicevo. Ma in realtà par di sognare. E’ davvero mai possibile che, dopo tutto quel ch’è successo nel circa quarantennio trascorso tra l’approdo in Italia del capolavoro di Tolkien, Il signore degli anelli, si torni adesso a parlare di certi temi alla luce d’uno schema non solo manicheo, ma francamente frusto e irriproponibile come quello della contrapposizione “destra”-“sinistra”? Già allora, negli Anni Settanta, l’opposizione a quel groviglio di luoghi comuni era forte e diffusa: oggi, si rischia perfino – leggendo certi articoli – di non riuscir più a capire di che cosa si stia parlando. L’articolista di “Repubblica” sembra uscita da un lungo periodo d’ibernazione: e ci ripropone così, papale e papale, la vecchia massima vittoriniana e togliattiana, “La destra non ha cultura”, dalla quale discende l’assioma “ergo, se qualcosa ha a che fare con la cultura, non può essere di destra”.
