Stacchiamo la spina all’Euro

06 dicembre 2011 · Scritto in Comunicati da Administrator

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La chiamano “risanamento del Paese” l’ennesima manovra finanziaria del 2011, a noi invece sembra soltanto un ulteriore e definitivo asservimento dello Stato Italiano alle logiche economiche europee.

Non vi è nulla di nuovo sotto al sole, è il caso di dirlo, le riforme attese come una cometa rivelatrice di santità dal popolo italiano e presentate tra gli schiamazzi della stampa di regime, si allontano dal sentiero tracciato da Tremonti soltanto per peggiorarlo e osare lì dove non vi è stato il coraggio il di osare o per buon senso o per senso del pudore.

Il velo di Maya però sta per essere squarciato e la verità si intravede, tra le lacrime complici della Fornero, commossa perché piega coscienziosamente il suo popolo, e gli occhi perennemente bassi di Mario Monti, l’euro, questa pazza moneta europea che a detta di tutti rischia “la vita”.

Non sono a favore dell’eutanasia ma in questo caso farò un’eccezione, stacchiamola pure la spina all’euro e torniamo ad un sistema economico adeguato finalmente al nostro modello di vita.

Il neo Presidente Monti con encomiabile realismo parla di aumento dell’IVA, ma invita gli Italiani a preferire il Made in Italy; parla dei regali di Natale, ma all’interno lascia scoprire la indicizzazione delle pensioni, come se i nostri pensionati vivessero già in condizioni di lusso.

Non decide di eliminare le Province, per il momento almeno, ma parla di  diminuzione di trasferimenti di risorse finanziarie, lasciando intatti gli oneri, a cui evidentemente le Province non saranno in grado di provvedere. Le Regioni invece sono necessarie, perché? Non si riesce a rispondere a questa domanda…

Ma le belle notizie non sono finite!

Salutiamo il vecchio ICI e accogliamo con il sorriso il nuovo IMU (imposta municipale unica) la novità del 2012 per tutti i proprietari di casa. Per le prime case non si va oltre il 4 per mille dell’aliquota base e sarà competenza dell’amministrazione locale decidere se scendere fino al 2 per mille oppure no.

Un governo insomma che sa prendersi le proprie responsabilità!

Non tralasciamo di ricordare la nuova tassa sui rifiuti “il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi” che sostituirà Tarsu e Tia e che comunque non andrà a liberare le nostre strade dai miasmi maleodoranti, sarebbe chiedere toppo.

Il Presidente Monti consigliato da tecnici esperti non dimentica però di elargire favori ai poteri forti e così  spinge sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni e soprattutto sui lavori di infrastruttura bloccati come il Mose, il Ponte ecc…

Mi scuso per la sottile nota ironica, sproporzionata probabilmente alle lacrime sentite della Fornero, ma amo l’Italia e non posso accettare questa svendita gratuita del nostro territorio alla piovra europea, non posso sopportare le dichiarazioni faziose dei politici che starnazzano se viene toccato il relativo orticello, ma tacciono sulle ambiguità di un governo meschino e assente.

Il silenzio è una colpa, l’immobilismo è una colpa, l’omertà è una colpa, se ognuno di noi è pronto a perdonarsi, bene, continuiamo a mantenere la calma, ognuno secondo il ruolo che occupa nella società, ma se c’è qualcuno che conserva dentro di sé il senso del pudore e che non sopporta di sentirsi complice della distruzione di un popolo e di un territorio, allora reagisca.

L’Italia senza queste riforme crollerà, ci ripetono, io vi dico crollerà comunque, perché nella riforma mancano le garanzie necessarie : la crescita, lo sviluppo, l’equità sociale.

Allora tanto vale…

                                                                                              Marina Simeone

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Ancora insieme lungo la stessa strada.

01 dicembre 2011 · Scritto in Varie da Administrator

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L’Associazione “Generoso Simeone” ricorda Paolo Signorelli, l’uomo, l’amico, il politico, capace di guidarci senza mai nulla pretendere o ostentare.

Sono vive nei meandri delle nostre giovani menti i tuoi moniti, i tuoi beffardi sorrisi, e preziose rimangono le esperienze di vita oltre che di militanza condivise.

Quest’associazione nasce anche in seguito ai tuoi incoraggiamenti e non lo dimentichiamo e non lo dimenticheremo.

Sei stato fermo nel credere in una generazione su cui spesso e volentieri gli altri hanno speculato, ci hai ritenuto a 20 anni capaci di agire e soprattutto pensare, in grado di essere e la sicurezza che oggi mostriamo nel sapere da che parte stare è figlia della concezione della vita e del mondo trasmessaci da te.

Fieri andiamo Paolo lungo la strada stabilita e sappiamo che tu sarai lì, accanto a noi,  ad illuminare il nostro percorso.

Sempre in alto.

 

 

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E’ tempo di scegliere.

28 novembre 2011 · Scritto in Comunicati, Territorio da Administrator

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Non è stato infruttuoso questo banchetto sul debito pubblico e non possiamo dire che non abbia incontrato il favore di molti passanti.

Nonostante il Natale sia alle porte, con il suo carico di sogni, desideri e luci colorate, rimane forte nel cuore dei nostri concittadini la paura per il futuro.

Troppe volte abbiamo voluto mettere la testa sotto la sabbia e lasciato ad altri o al domani la risoluzione dei problemi della nostra terra. E’ venuto il momento di agire, il momento di scegliere.

Si vuole davvero cambiare questo sistema, cominciamo con il prenderci le nostre responsabilità, con l’abbattere il clientelismo, con il rinunciare a questo soffocante benessere, per un benessere maggiore domani.

Cominciamo a diffidare da chi fa facile demagogia e a chiedere quanto ci spetta di diritto, almeno in questo paese che chiamano democratico.

L’euro ha dimostrato la sua fragilità e inconsistenza, come la società della globalizzazione ha mostrato la sua inneficacia. Allora che cosa rimane? L’identità, la politica, il territorio.

Questo rappresenta il nostro più sicuro rifugio, la nostra ultima speranza.

Noi abbiamo scelto da che parte stare e contro chi combattere e tu?

Marina Simeone

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Sperimentazione sugli animali e cosmesi

28 novembre 2011 · Scritto in Varie da Administrator

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La sperimentazione sugli animali, conosciuta anche con il termine vivisezione, è una ricerca di qualsiasi tipo farmacologica, cosmetica, ecc.) in cui sono utilizzati animali ai quali vengono provocate sofferenze sia fisiche sia psichiche.
Solo il 30% degli esperimenti riguarda in qualche modo la medicina, la chirurgia e la psichiatria; il restante 70% riguarda esperimenti per testare prodotti cosmetici, industriali e bellici. Perché si pratica Il Decreto Legislativo n. 116 del 1992 prevede che ogni sostanza potenzialmente pericolosa per gli uomini (farmaci, additivi alimentari, pesticidi, prodotti per l’igiene della casa e della persona, cosmetici, prodotti bellici ecc.) debba essere obbligatoriamente testata sugli animali prima di essere commercializzata.

Per prodotti cosmetici si intendono “le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate a essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto,
proteggerli, mantenerli in buono stato e correggere gli odori corporei”. Le leggi che disciplinano la sperimentazione sugli animali in campo cosmetico. In Italia la produzione e la vendita di prodotti cosmetici è disciplinata dalla legge 11 ottobre
1986 n. 713. Tale legge regolamenta, in particolare, gli aspetti relativi alla composizione dei prodotti cosmetici, alla presentazione (etichettatura, confezionamento e ogni altra forma di rappresentazione esterna del prodotto) e agli adempimenti necessari per avviare la produzione e la vendita o procedere all’importazione dei prodotti.
la legge ha recepito la direttiva comunitaria 76/768/CEE, emanata al fine di rendere uniforme a livello europeo la disciplina relativa alla produzione e alla vendita dei cosmetici. Questa direttiva impone di utilizzare animali nei test specifici per gli ingredienti dei prodotti cosmetici.
La direttiva 93/35 CEE sui cosmetici, adottata nel giugno 1993 come sesto emendamento della Direttiva 76/768 CEE, ha tra i suoi scopi quello di eliminare le prove su animali specifiche per gli ingredienti dei prodotti cosmetici e per il prodotto finito. Il 27 gennaio 2003 è stata approvata la seguente proposta
- divieto assoluto di test su animali (per gli ingredienti) entro il 2009, in tutti i Paesi membri dell’U.E.;
- divieto di vendita di cosmetici che usano ingredienti testati su animali (in qualunque Paese siano stati prodotti) per la maggior parte dei test entro l’anno 2009;
- divieto di vendita per tutti i cosmetici testati su animali comprese le 3 aree rimaste escluse dal punto precedente (tossicocinetica, tossicità riproduttiva, tossicità a dosi ripetute) entro l’anno 2013, ma con la possibilità di slittamento se non sono stati sviluppati test alternativi adeguati.
In ottemperanza alle direttive europee 2003/15 e 2003/80, il 15 febbraio 2005 è stato approvato il decreto legislativo n. 50 in materia di prodotti cosmetici. Tale decreto rende non commercializzabili i prodotti finiti testati su animali (oltre all’obbligo di indicare il periodo di validità successivo all’apertura del prodotto, il divieto di utilizzo di sostanze classificate cancerogene, mutagene o tossigene ecc). Entro il 2013 tutti i test effettuati sugli animali per verificare la sicurezza dei cosmetici dovranno essere definitivame nte archiviati, a condizione, però, che si trovino metodi alternativi ugualmente efficaci.

Gli animali più utilizzati nei test sui prodotti cosmetici (83%) sono topi, ratti, criceti, cavie e conigli; il restante 17% sono uccelli, pesci, animali domestici e scimmie.
Effetto tossico da valutare: Irritazione dell’occhio
- Draize test oculare: la sostanza viene posta nell’occhio dei conigli immobilizzati e viene lasciata per ore e giorni, valutando l’infiammabilità dell’iride e la distruzione della cornea;
- Metodo sostitutivo – Test di Bettero: utilizza lacrima umana in cultura;
Effetto tossico da valutare: Irritazione della pelle
- Draize test cutaneo: la sostanza viene posta sulla pelle tosata o scorticata. Si valuta l’irritazione provocata dalla sostanza.
- Metodo sostitutivo – Skin 2: utilizza una speciale cultura di pelle umana;
Effetto tossico da valutare: Corrosione della pelle
- Draize test cutaneo: la sostanza viene posta sulla pelle tosata o scorticata. Si valuta la distruzione della pelle;
- Metodo sostitutivo VALIDATO – Corrositex – utilizza una speciale membrana e rivelatori chimici.
Effetto tossico da valutare: Fototossicità (interazione con la luce e conseguenti effetti tossici)
- Valutazione di danni cellulari;
- Metodo sostitutivo – coltura di tessuto per valutare le reazioni e i danni;
Effetto tossico da valutare: Fotoirritazione (interazione con la luce e conseguenti effetti irritanti)
- valutazione delle irritazioni della pelle dopo l’avvenuta esposizione alla luce;
- Metodo sostitutivo – Solatex PI – utilizza una speciale membrana e indicatori chimici;
Effetto tossico da valutare: Assorbimento percutaneo (azione di penetrazione nell’organismo)
- valutazione, dopo l’uccisione dell’animale, dell’accumulo nell’organismo della sostanza a
partire dalla sua applicazione sulla pelle;
- Metodo sostitutivo – pelle umana in cultura;
Positive List
Gli ingredienti già presenti in commercio nel 1976, anno di approvazione della direttiva 76/768/CEE, sono stati elencati in una lista detta “Positive list”: queste sostanze non necessitano di ulteriori test per poter essere usate in un prodotto cosmetico. Quindi, i cosmetici che hanno come ingredienti solo le sostanze della Positive List sono gli unici che sicuramente non incrementano il numero di animali usati nelle sperimentazioni dopo il 1976. Resta il fatto che non esistono, almeno in Italia, aziende che utilizzano esclusivamente ingredienti di detta lista.

Standard Internazionale “Non testato su animali”
A seguito dell’approvazione della proposta del 27 gennaio 2003, nella quale si indica l’anno
2013 quale inizio del divieto di vendita per tutti i cosmetici testati su animali ma con possibilità di slittamento se non sono stati sviluppati test alternativi adeguati, si possono orientare i consumi sui cosmetici scegliendo solo le aziende che aderiscono allo Standard Internazionale “Non Testato su animali”. Il test sul prodotto finito è vietato dalla legge e quindi è il test fatto sugli ingredienti a essere la discriminante tra prodotto “cruelty-free” (senza crudeltà) o meno. E’ nato così lo Standard Internazionale “Non testato su animali”. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso, deve:
- non testare i singoli ingredienti né commissionare a terzi questi test;
- per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori deve dichiarare che i test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell’anno. Questo significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Può usare ingredienti nuovi completamente vegetali (perché questi non sono soggetti ad obbligo di test su animali) o anche di sintesi ma già in commercio prima dell’anno scelto.
Così facendo non s’incrementa di fatto la sperimentazione animale. La data non è però il 1976 ma un’altra data scelta da ciascuna azienda. Questi prodotti, ovviamente, non sono cruelty-free, nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti della Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Sono considerati cruelty-free perché non incrementano la sperimentazione sugli animali.
La lista delle aziende approvate dallo Standard no-cruelty è compilata tenendo conto dell’autocertificazione di adesione allo Standard “senza crudeltà” e/o del superamento dei controlli effettuati da ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV – Lega Anti Vivisezione.

Ingredienti di origine animale
La definizione di cruelty-free legata allo Standard comprende solo la questione dei test su animali e non l’eventuale rovenienza degli ingredienti usati. Questi ingredienti sono: grassi animali, oli animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d’api. Le ditte che aderiscono allo Standard per lo più evitano di usare questo genere di prodotti,
quindi sono cruelty-free anche sotto questo punto di vista, ma conviene controllare gli ingredienti prima dell’acquisto.

Etichette
Le etichette – simboli e diciture più o meno dettagliate – trovate su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l’adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l’effettiva assenza di “crudeltà” nel prodotto in questione.
La dicitura “Non testato su animali”, “Contro i test su animali”, “Testato clinicamente”, “Testato dermatologicamente”, oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, come abbiamo visto, vale per quasi tutte le ditte, e non è quindi una discriminante. Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali. Ciò non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il “leaping bunny” (coniglietto che salta) circondato da alcune stelline, ma è riportato solo su pochi prodotti aderenti allo Standard.
La discriminante per essere cruelty-free è l’adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale “Non testato su animali”.
-Perché non si dovrebbe praticare la vivisezione;
- Perché utilizzare un animale per ottenere informazioni utili per l’uomo è un errore metodologico;
- Perché nega qualsiasi diritto agli animali;
- Perché è eticamente e moralmente inaccettabile che l’uomo si arroghi il diritto di sfruttare specie più indifese;
- Perché spesso la sperimentazione animale cela interessi non a beneficio della salute umana (denaro, carriera, notorietà, ecc.);
- Perché esistono metodi scientifici sostitutivi molto più affidabili e non cruenti.
Cosa si può fare
- Acquistare prodotti di Ditte che non fanno uso della sperimentazione sugli animali;
- Far conoscere tali Ditte a tutte le persone che si conoscono;
- Quando è possibile, manifestare il proprio pensiero antivivisezionista per sensibilizzare quante più persone possibili.
- Partecipare attivamente alle iniziative contro la sperimentazione sugli animali organizzare nella propria città (conferenze, dibattiti e convegni) coinvolgendo più persone possibili;
- Firmare e far firmare le petizioni che regolarmente sono in circolazione, anche quelle non specificatamente sulla cosmesi;
- Associarsi, e far associare parenti e amici, all’E.N.P.A. della propria città così da aiutare finanziariamente l’Ente in tutte quelle iniziative volte a tutelare sempre più i diritti degli animali.
Cosa può fare L’E.N.P.A.
- Preparare materiale informativo specifico con distribuzione capillare in tutte le città dove esiste una Sede E.N.P.A.;
- Proporre alle Ditte produttrici una collaborazione diretta con E.N.P.A.;
- Proporre ai proprietari dei negozi che vendono prodotti non testati su animali di partecipare al progetto di sensibilizzazione offrendo buoni sconto sugli acquisti;
- Effettuare banchi informativi con distribuzione gratuita di campioni di prodotti non testati su animali;
- Coinvolgere i giornalisti locali invitandoli a scrivere articoli sui quotidiani per sensibilizzare e invogliare all’acquisto di prodotti non testati su animali;
- Distribuire gratuitamente, nei punti vendita di maggiore frequenza, le cartoline con l’elenco delle ditte che non testano i propri prodotti sugli animali.

E.N.P.A. Ente Nazionale Protezione Animali
L’Ente Nazionale Protezione Animali è la più antica associazione protezionistica presente in Italia: le sue origini risalgono infatti al 1871, anno in cui Giuseppe Garibaldi fondò in Italia una Società per la Protezione degli Animali. Acquisisce l’attuale denominazione nel 1938; nel 1954 ottiene il riconoscimento di Ente di diritto pubblico che nel 1979 viene mutato in diritto privato. L’E.N.P.A. nel corso degli anni si è strutturata in una fitta rete di Sezioni, circa 130, che coprono tutto il territorio nazionale, in cui operano, sotto il controllo della Sede Centrale di Roma, circa 1700 volontari che gestiscono 64 strutture di ricovero cani e gatti randagi e animali selvatici. L’E.N.P.A. è un’associazione apolitica. La sua attività è finanziata dai contributi dei privati tramite quote associative, donazioni e lasciti. Il personale dirigente e gli attivisti che
collaborano sono tutti volontari. I fondi raccolti sono interamente utilizzati per il mantenimento delle strutture organizzative, per gli animali ospiti delle strutture di ricovero e per le campagne informative.

Fonti: www.consumoconsapevole.org./cosmetici
www.enpa.it
Ufficio Federale di Veterinaria della Confederazione Svizzera
LAV
www.oltrelaspecie.org/bellezza.htm
A cura di: Gilberto Germani e Gloria Esposito
Con la collaborazione di: Stefania Nastasi e Antonella De Paola

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Europa – Italia – Ritorno alla Lira.

24 novembre 2011 · Scritto in Varie da Administrator

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Aspettando il banchetto indetto dall’Associazione culturale “Generoso Simeone”, domenica 27 novembre 2011 dalle 17:00 alle 20:00 presso piazza Risorgimento sulla questione del debito pubblico, inseriamo in bacheca un importante articolo di Savino Frigiola, economista capace e accorto e soprattutto incline all’affermazione della giustizia e della verità.

Il ritorno della Lira sul nostro territorio nazionale mediante l’emissione monetaria diretta da parte dello Stato italiano, è diventato ormai l’inevitabile argomento che si rafforza sempre più ogni qual volta che i media  ingigantiscono difficoltà che incontrano i nostri  titoli di debito emessi dallo Stato italiano ad essere scontati sul mercato finanziario internazionale. Gli argomenti economici e monetari che sino a poco tempo fa’ apparivano difficoltosi ad essere compresi, ora tutti ne comprendono le finalità ed avvertono l’inopportunità di continuare ad utilizzare la truffaldina manovra speculativa inventata dai banchieri, supinamente subita dai loro camerieri politici, di emettere titoli di debito da parte dello Stato per poi doverli scontare presso i banchieri privati, a rinnovo dei titoli in scadenza o per acquisire liquidità, quando, senza subire il ricatto degli strozzini internazionali, lo Stato può emettere direttamente i propri titoli monetari, come ha saputo fare così bene per cento anni, dal 1874 al 1975. Le considerazioni a supporto del ritorno all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, in nome e per conto dei cittadini è, più che semplice ovvia, poiché se hanno valore i titoli di debito emessi dallo Stato, debbono avere altrettanto valore anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. Il recupero della nostra sovranità monetaria risulta quanto mai opportuna se si considera che la campagna denigratoria, nazionale ed internazionale, organizzata contro di noi a tutti i livelli, in nome e per conto dei poteri forti è partita con la scusa della precarietà del nostro mastodontico debito pubblico, creato e costruito proprio con l’emissione dei titoli di debito in vece dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato. La grancassa suonata intorno al debito pubblico, oltre a creare una generalizzata depressione sulle attività economiche-sociali e sulla circolazione monetaria interna vuole raggiungere i seguenti non dichiarabili obiettivi: 1 ) destabilizzare il sistema politico per sostituire i politici al governo con soggetti più disponibili ad operare in favore della cupola bancaria-monetaria (scopo già raggiunto); 2 ) aumentare i tassi per il rinnovo dei nostri titoli di debito in scadenza per costringere lo Stato ad emettere nuovi titoli di debito (scopo già raggiunto); 3 ) ridurre sino ad annientarle le prestazioni sanitarie, sociali e previdenziali pubbliche per trasferire le relative risorse all’apparato monetario-finanziario-assicurativo, per poi privatizzare i servizi  a favore delle loro compagnie private; 4 ) annichilire la strategia della politica sino ad ora perseguita per l’indipendenza energetica nazionale; 5 ) avere interlocutori disponibili a svendere le residue partecipazioni pubbliche nazionale, tutte d’interesse strategico, con la stessa regia che si è consumata a bordo del panfilo reale “Britannia”. Le nostre partecipazioni pubbliche che fanno gola alla banda bancaria-monetaria ammontano ad un valore stimato di circa 45 mila miliardi (1/45 del debito pubblico e la metà della manovra in corso solo quest’anno) e sono: Finmeccanica, Fincantieri, Eni, Enel, Poste Italiane, Rai Holding, Fintecna, Sace, Istituto Poligrafico dello Stato, Cassa Deposito e Prestiti, Sogin, Enav, Eur, Invitalia, ecc. ecc. Continua a leggere »

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Comunicato Stampa

23 novembre 2011 · Scritto in Comunicati, Varie da Administrator

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La lotta intrapresa dall’Associazione Simeone contro la mancata concessione di documenti da parte dell’Asia riguardo la discarica di piano Borea continua. Stasera sono stati affissi nel quartiere storico e sui muri degli uffici dell’azienda di serivizi di igiene ambientale manifesti sull’argomento. Le azioni finiranno quando l’azienda renderà pubblici i suoi documenti.

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Libia, catturato Saif al-Islam Gheddafi. Folla tenta linciaggio. L’Aja: “Datelo a noi”

21 novembre 2011 · Scritto in Varie da Administrator

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Più che la notizia in sè sarebbe interessante analizzare l’elemento che, data l’importanza dell’evento, passa in secondo piano: la sovranità popolare. Dopo gli eventi che hanno scosso la Libia (rivoluzione del 17 Febbraio, causata dall’effetto domino innescato dai disordini in molte nazioni nordafricane), e le conseguenti prese di posizione del Colonnello Mu’ammar Gheddafi, ecco spuntare dal nulla le reazioni della comunità internazionale, in particolare degli onnipresenti (ahinoi!) Stati Uniti d’America e della (ancora neofita, considerando le intrusioni secolari e oramai bibliche del Governo a stelle e strisce) U.E. Situazioni del genere ricordano molto scenari da secondo dopoguerra, con la differenza che, dissipata la cortina di ferro, la partita tra blocchi contrapposti non esiste più e, a contendersi il dominio del Mondo, c’è solo una squadra. Unici degni avversari sono i paesi (come l’ex regime del Colonnello) che ancora non si arrendono allo strapotere occidentale, preferendo una vita meno libera e più “misera”, economicamente parlando (e neanche troppo, a riguardo si legga questo link), senza McDonald’s, autolavaggi di lusso e troiai televisivi, alla presenza costante di nazioni straniere sul proprio territorio, sia fisica con prèsidi, ambasciate e basi missilistiche, sia virtuale, con la perdita del potere di coniare moneta propria e con l’onnipresente problema di dover dare conto di tutti i propri movimenti a Comunità di banche e banchieri nazioni democratiche, sia culturale, con l’imposizione di musica, arte, letteratura, vestiario e “valori” (anzi, assenza di questi) che non sono mai appartenute ai popoli sottomessi liberati (si scorrano le classifiche musicali, pardon, le “music chart”, televisive, cinematografiche e perfino letterarie per averne un’inutile conferma).
È emblematica a questo punto la richiesta de L’Aia di cosegnare al Tribunale Penale Internazionale Saif al-Islam Gheddafi così che, come a Norimberga qualche decennio fà, i vincitori possano di nuovo scrivere una sentenza, più che giuridica, storica.

Non è nostra intenzione cadere nella domanda più banale, quasi un clichè di chi vuole andare “controcorrente”: ma come è possibile che Stati Uniti  d’America e U.E., in periodi decisamente critici, si prendano la briga di spendere miliardi di dollari, euro o qualsiasi altra valuta pagabile a vista dall’armatore, per intraprendere guerre “liberatorie” e “pacificatorie” in zone strategiche militarmente o ricche di risorse, e quasi dimenticano i miliardi di persone che, in una guerra tra poveri, si scannano, passando da un leader a un altro, ma che hanno avuto la sfortuna di nascere in zone desertiche o lontane da punti militarmente e commercialmente importanti? Non è neanche nostra intenzione avere cattivi pensieri, ma vuoi vedere che delle sorti del popolo libico Sarkozy, Obama e Merkel se ne straimpippano? Vuoi vedere che il fine ultimo della guerra è un altro? Chi vivrà, vedrà.
Ma ora basta cattivi pensieri, ecco a voi l’articolo, tratto da ADNKronos.
A.G.

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Abbiamo il diritto di chiedere!

16 novembre 2011 · Scritto in Comunicati, Varie da Administrator

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In data 17 ottobre 2011 l’Associazione culturale “Generoso Simeone” ha inviato una lettera all’Asia di Benevento, alla Provincia di Benevento e alla Regione Campania, nella quale si richiedeva la documentazione necessaria ai fini della chiarezza sulla situazione della discarica di Piano Borea, una situazione che, ad oggi, non ci fa dormire sonni tranquilli. Un mese abbondante è trascorso eppure nessuna rassicurazione è giunta, fuorché un messaggio un po’ ambiguo, fattoci recapitare dall’Asia di Benevento, nel quale ci veniva gentilmente spiegato, secondo quale articolo di legge non eravamo in diritto di accedere alla documentazione richiesta. La delusione è stata tanta, ci meritiamo maggior rispetto, come cittadini che esercitano il loro diritto politico di accedere alla vita della città. Chiediamo all’Asia un po’ di trasparenza operativa, così da non lasciar pensare che il riserbo possa nascondere il misfatto, pensiero che neppure ha sfiorato le nostre giovani menti. Non riteniamo valide le argomentazione dell’Asia e non credo sia giusto liquidare in questo modo un’associazione giovanile, non partitica, volontariamente impegnata a curare gli interessi di un territorio, senza mai mostrare pretestuosi atteggiamenti atti solo a far polemica sterile nei riguardi degli organi dirigenti di Benevento. Attendiamo speranzosi l’ora del confronto, continuando senza tregua e senza timore alcuno o reverenza dovuta, a presenziare dinanzi le problematiche della città che ci stanno a cuore.

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Israele Stato confusionale.

16 novembre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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da Peace Reporter

L’artefice del cambiamento si chiama Nabil Elaraby. Il nuovo ministro degli Esteri egiziano, giudice e giurista di fama internazionale, aveva detto il 25 febbraio scorso, nel corso di un forum sulla democrazia: la politica estera deve basarsi sugli interessi del nostro Paese, incluso “considerare Israele responsabile quando non rispetta gli obblighi”.

Una presa di posizione assertiva e inequivocabile, alla quale sono seguiti i fatti: Hamas e Fatah si sono incontrati al Cairo tre giorni fa per annunciare il patto di riconciliazione, e vi torneranno il 4 maggio per siglarlo definitivamente; ieri è stata decisa l’apertura del valico di Rafah tra Egitto e Striscia di Gaza per ‘alleggerire le sofferenze della popolazione palestinese’; oggi il Washington Post riporta che i diplomatici egiziani stanno tentando di riallacciare i rapporti con l’Iran e le aziende di Stato di rivedere i contratti con Israele, considerati ‘troppo vantaggiosi’.

Dopo la caduta di Mubarak, passi che chiunque avrebbe considerato impossibili vengono adesso compiuti in nome di un nuovo nazionalismo, che, anziché trovare sponde in una o nell’altra alleanza, vuole rilanciare l’autonomia decisionale del Paese, soprattutto in termini di politica estera. La maggioranza degli egiziani è scettica riguardo ai legami di lunga data, con STati Uniti e Israele. Il sentimento popolare sta cambiando velocemente. Lo si deve, oltre alle spinte rivoluzionarie, anche alla fine del bando ufficiale imposto da Mubarak ai Fratelli Musulmani , formazione politico-sociale di cui Hamas è diretta emanazione. Non ultimo, il fatto che i nuovi politici stiano cercando di interpretare le dinamiche sociali in vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno a novembre.

Per anni il ràs dell’intelligence egiziana, Omar Suleiman, ha cercato un accordo con Israele per sistemare la questione palestinese, ma l’approccio adottato rivelava più una strategica predilezione per le posizioni di Tel Aviv, piuttosto che una sincera adesione alla causa palstinese.

Con la Siria in fiamme, la Libia in dissesto e l’Egitto che cerca di rompere i vecchi legami di interesse, il governo di Tel Aviv si trova a dover fronteggiare una ridefinizione degli equilibri geopolitici di fronte alla quale non sa come reagire, se non lanciando proclami. Praticamente tutti i membri dell’esecutivo di Netanyahu sono intervenuti facendo appello ai Paesi della comunità internazionale affinché non riconoscano il nuovo governo, esortando al boicottaggio dell’accordo di riconciliazione Fatah-Hamas. Una rappresentazione di tale confusione è offerta dall’editoriale del giornalista di Haaretz, Gideon Levy: “Vogliamo guerre violente e operazioni militari brutali ma senza che il mondo le veda. Vogliamo violazioni dei diritti umani ma senza il clamore delle critiche; vogliamo pregare il mondo di boicottare Hamas e allo stesso tempo siamo contro i boicottaggi. Vogliamo la democrazia ma senza i rumori di sottofondo delle minoranze. Vogliamo vivere in una quasi-teocrazia, uno dei Paesi più religiosi al mondo, ma immaginare di vivere in una democrazia secolare e liberale“. Di fronte a uno scenario che si sta rivelando ben più grande, complesso e pericoloso della semplice questione palestinese, lo Stato di Israele si trova, per la prima volta, dalla guerra dei Sei giorni, in un perfetto stato confusionale.

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Paolo Signorelli risponde in una intervista del 17 Febbraio 2008 al significato di società multirazziale e all’idea di scontro di civiltà.

16 novembre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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Il nostro compito storico sia quello di fare nostro l’impegno di liberazione del Popolo. Proporci come il Fronte di tutti gli Italiani, qualunque sia stato il loro passato politico, pronti a rimboccarsi le maniche per vincere le due grandi scommesse del nuovo secolo: il lavoro e l’identità nazionale. Essere insomma, torniamo a ripeterlo,il “riferimento” dinamico di quanti siano disposti a dare vita ad un Movimento di Liberazione. Paolo Signorelli.

 

Ma che cosa intende per società multirazziale?

Voglio essere chiaro sino in fondo anche perchè noi socialisti nazionali non vorremmo essere confusi con le idee ed i comportamenti ludici di gruppi della cosiddetta destra radicale che si ispirano ad una concezione oltranzista del cattolicesimo e che giocano a fare crociate anti-islamiche contro finti musulmani.
Il mio rifiuto della società multirazziale discende dalla necessità di opporsi al processo mondialista di omologazione e di omogeneizzazione di uomini e Popoli rispondente al fine di distruggere le differenze e le identità: soltanto attraverso la mescolanza delle etnie e delle razze, e la conseguente distruzione delle diversità culturali, il potere è in grado di eliminare le resistenze al suo disegno globalizzante.
E’ per questo che, alla concezione del razzismo strisciante coltivata dal mondialismo senza anima e senza volto, contrapponiamo la concezione plurietnica espressa millenariamente dalla nostra Civiltà. Non etnie svuotate della loro cultura e della loro identità, ma Popoli che sappiano costruire il proprio destino contrastando il falso progressismo dei poteri egemoni.

Le cuspidi delle cattedrali devono svettare sui cieli di Europa ed i minareti sulle onde del deserto.
E a tal proposito è chiaro che noi guardiamo al Sud come luogo geo-politico in cui realizzare la naturale collaborazione organica tra L’Europa Mediterranea ed il mondo mediorientale ed arabo.

Ma è in atto, secondo lei, uno scontro di civiltà ?

No, lo scontro che si tende di accreditare come scontro di civiltà è in realtà rappresentato da “guerre di predazione”.
Il sistema di dominio che ha nome Mondialismo ha travolto il diritto internazionale esistente. Per interessi economici (petrolio, pipe-lines e droga) e di strategie geo-politiche. E con l’appoggio di qualche sporca dozzina di Stati europei. Dopo aver aggredito l’Iraq con l’operazione “Desert sturm” (160mila morti civili tra cui 32.195 bambini), si ricominciò in Bosnia a metà degli anni ‘90 per fare operazioni di “peace keeping” (operazioni di polizia internazionale), si continuò in Somalia e quindi in Kosovo (nella Terra dei Merli dove i Serbi avevano fermato l’invasione turkomanna!) attaccando la Jugoslavia. Interventi detti umanitari. Ed ancora migliaia di morti civili.

Poi fu la volta dell’Afghanistan, prendendo a pretesto le Twin Towers (operazione “terroristica” con la quale notoriamente i Talebani non avevano nulla a che fare) per occupare un territorio determinante, tra l’altro, per il passaggio di un colossale gasdotto (progettato dalla Unocal cui è interessata gran parte dell’attuale dirigenza statunitense a cominciare da Condoleezza Rice!).

E quindi di nuovo l’Irak: giustificando l’aggressione con le fantomatiche ed inesistenti “armi di distruzione di massa”. Ed ora la Terra dei Cedri nella previsione di portare l’attacco ai “Popoli Canaglia”della Siria e dell’Iran. Ma lì sarà diverso…

Attacco preventivo e politica di dissuasione.. “Dissuaderemo chi tenterà di potenziarsi coltivando la speranza di sorpassare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti”: è il punto centrale e qualificante della dottrina di George Bush contenuta nel “National Security Strategy”.

Si è introdotto in termini di brutale arroganza il principio dell’azione preventiva a scavalco della strategia superata e “inaccettabile” della reazione all’attacco. Il gendarme si è trasformato in boia.
Naturalmente per motivi umanitari e in nome della Libertà e della Democrazia. Scontro di civiltà… Fregandosene dei Trattati non ritenuti organici. Tant’è che il Tribunale Internazionale viene cosiderato una Corte “la cui giurisdizione non si estende agli americani “.

All’Aja Bush non prenderà mai il posto di Milosevic. Né quello di Saddam.
La mia posizione (che poi è quella di quanti militano nelle Comunità di Socialismo Nazionale) non può essere oggetto di equivoci. Non sono un pacifista. Mi riconosco con quanto sostenuto ieri da Marinetti ed oggi da Massimo Fini nel suo “Elogio della guerra”. Non sono un filo-islamico. L’Islam con le sporche guerre di predazione Usa/Israel non c’entra nulla. Ecco perché è a dir poco cialtronesco cercare di spacciare per guerra di civiltà (o di religione!) ciò che è il frutto marcio di una politica mondialista e globalizzante estranea agli interessi dell’ Europa in cui noi crediamo e che non potrà mai identificarsi con Maastricht né con gli usurai di Superfinanza.

Paolo Signorelli.

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