Italia, il paese delle cattedrali nel deserto

12 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

di Angelo Spaziano – 10/05/2010
da Arianna Editrice.

Gli italiani, noti per essere un popolo di poeti, santi e navigatori, di cattedrali ne hanno erette tantissime lungo la loro storia plurisecolare. Forse tante quanti sono gli illustri personaggi saliti alla gloria degli altari nel corso della bimillenaria epopea del cristianesimo peninsulare.

La skyline dello Stivale infatti è costellata di grandi luoghi di culto che hanno impresso al paesaggio un carattere inconfondibile. Tuttavia, negli anni seguiti alla conclusione della seconda guerra mondiale, vale a dire nell’epoca del pentapartito prima e del consociativismo poi, le cattedrali nel Belpaese si sono moltiplicate a dismisura parallelamente alla cementificazione incontrollata del territorio, acquisendo caratteri insoliti e alquanto poco sacrali.

Prima del Novecento i luoghi di culto, bellissimi, si ergevano al centro di paesi e città, rappresentando l’anima, il fulcro, la cerniera del vivere comunitario. Dopo questo periodo, le “cattedrali”, così soprannominate, seppur prive stavolta di qualsivoglia connotazione mistica ed estetica, hanno iniziato a spuntare come funghi velenosi anche in luoghi dove di questi edifici proprio non se ne sentiva il bisogno. Cattedrali nel deserto, appunto. E tali da mortificare anche le aree già desolate di per sé, che dalla presenza di questi ecomostri si sono ancora di più squalificate.

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Bavaglio alle idee

12 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

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In data 4 maggio Merimar inviò un messaggio dal titolo “maxi retata in arrivo” in cui sulla base di quanto discusso in sede di Comitato d’Indagine sull’Antisemitism il 22 aprile si mettevano a punto le nuove strategie di annientamento dei siti che osavano criticare la politica USA/Israel e trattare in maniera non-conforme – storicamente, culturalmente e politicamente – la “questione sionismo”. Veniva, nell’occasione, trasmessa su Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/schedada/301764) la riunione della Commissione presieduta da Fiamma Nirestein, parlamentare del PdL e in servizio permanente effettivo presso il Knesset. Il tutto è passato sotto il silenzio complice della stampa e delle Caste di potere. Un’operazione a regia sottovalutata o taciuta dalla contro-informazione antagonista interessata a dibattere su fatti marginali spesso collegati alle risse proprie di un certo “fascismoterminale”. Eppure militanti quali Giancarlo Chetoni o Andrea Carancini usando tra l’altro la veicolazione di byebyeunclesam da tempo operano accanto a Giustizia Giusta ed al nostro Laboratorio nella denuncia dell’attività repressiva a livello interno e sovranazionale.
Dalle audizioni alle leggi in itinere ben saldate con quelle esistenti come la Modigliani-Mancino.
Di qui le iniziative da prendere con immediatezza per impedire che la nostra Libertà sia definitivamente soffocata dalla loro “democrazia”. Quella dal volto della morte e dell’usura.

Paolo Signorelli

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Revocato il divieto di dimora per Sandra Lonardo: ennesimo oltraggio nei confronti del popolo Sannita.

10 maggio 2010 · Scritto in Territorio da Carmine Giangregorio

Napoli 4 maggio 2010 – Se Sandra Lonardo può far ritorno a Ceppaloni e’, paradossalmente, perchè l’importanza del suo partito, l’Udeur, dopo le ultime elezioni regionali in Campania si è notevolmente ridimensionata. Questo è il principale argomento su cui hanno puntato i difensori della Lonardo, avvocati Alfonso Furgiuele e Severino Nappi, che ieri hanno ottenuto dal gup Eduardo De Gregorio la revoca del divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe. L’ordinanza le era stata notificata lo scorso ottobre nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta gestione irregolare dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente.

La Lonardo è stata accolta calorosamente dai Beneventani, che le permettono di continuare a sentirsi vittima, non sappiamo di chi, forse di una giustizia che una volta tanto è degna del suo nome, e a considerarsi benvoluta da un popolo che ha indegnamente affamato con Clientelismo e”Malaffare”.

Permetteteci di non unirci alle voci di solidarietà a “Donna Sandra”, poche nonostante il parere della stampa di regime, né di gioire per questo triste epiligo, permetteteci di sperare che la giustizia possa ancora colpire chi ha commesso reato, nei riguardi di un popolo inerme e di un territorio indifeso.

Associazione Generoso Simeone

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La roccia di Erec – Interviste

10 maggio 2010 · Scritto in Ecologia da Carmine Giangregorio

Alain de Benoist risponde…

Alessandro Bedini: Dr. De Benoist, le riflessioni di alcuni ambienti ecologisti, in specie quelli che si richiamano alla cosiddetta “ecologia profonda”, sembrano mettere in crisi l’ideologia del progresso. Secondo Lei quali potrebbero e/o dovrebbero essere gli sviluppi di simili riflessioni?

Alain de Benoist: L’ideologia del progresso poggia su tre fondamenti principali: una concezione lineare del tempo, un’interpretazione ottimistica di un avvenire largamente modellato dalla tecnoscienza, una intrinseca valorizzazione della novità in quanto tale. Fino dalle sue origini, più di un secolo fa, il pensiero ecologista ha rimesso in discussione queste tre credenze. Parallelamente alle osservazioni scientifiche dalle quali ha avuto origine (realizzazione del fatto che gli esseri viventi sono indissociabili dai loro ecosistemi, scoperta dei sistemi naturali di relazioni complesse, delle comunità biotiche, dei fenomeni materiali e energetici della biosfera, etc.), esso ha generato o riunito delle critiche più propriamente filosofiche: critica della tecnica, critica dell’ideologia dello sviluppo e del progresso. L’ideologia del progresso concepisce l’avvenire come una accumulazione di istanti necessariamente sempre migliori. Tutto il pensiero ecologista che abbia un minimo di serietà, si oppone a una simile asserzione. Ciò è particolarmente vero per quella che va sotto il nome di “ecologia profonda”, corrente di pensiero rappresentata oggi da autori come Arne Naess, George Sessions, Bill Devall, Warwick Fox, Alan Drengson o Robyn Eckersley. Questa corrente di pensiero ha come caratteristica comune l’aver sviluppato la nozione di “valore intrinseco” della natura. Trovo che tale nozione sia particolarmente interessante ma che sia anche piuttosto ambigua – come del resto il termine stesso “natura”, che assume una risonanza assai diversa secondo che lo si opponga alla cultura al “sovranaturale”, all’artificiale, etc. Parlare di valore intrinseco della natura implica in effetti di determinare quale sia l’origine di tale valore, quale ne sia la natura – se c’è un valore della natura, ci dovrà essere anche una natura di questo valore – e infine di sapere se le ragioni di “preservare la natura” possano essere verosimilmente considerate indipendentemente da tutti gli interessi o punti di vista propri degli esseri umani. Gradirei soffermarmi qualche istante su questo punto.

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Mi vien da piangere. Liste di proscrizione ed esaltazioni di Scelba: così si è ridotta la sinistra

10 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

di Piero Sansonetti – 09/05/2010
Fonte: Il Riformista

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Nei giorni scorsi, insieme a un gruppetto di giornalisti, intellettuali e esponenti politici di sinistra – tra quali vari redattori e collaboratori del settimanale che dirigo, Gli Altri – ho firmato un appello a favore della libertà – per tutti – di manifestare e di sfilare in corteo. Per tutti: anche per i fascisti, come per i liberali e per i comunisti.
La firma mi era stata chiesta dai giovani del “Blocco Studentesco”, una organizzazione di estrema destra che raccoglie molti studenti in tutta Italia. Loro avevano convocato un corteo, in vista della prossima scadenza elettorale universitaria, ma il corteo gli era stato vietato dalla polizia, su pressione di un gruppo consistente di professori e scienziati che aveva anche chiesto ai rettori di escludere il “Blocco studentesco”, perché fascista, dal diritto di partecipare alle elezioni.
Il nostro appello non è stato molto utile. Il divieto di sfilare è rimasto, e il “Blocco” ha accettato di trasformare la manifestazione in un sit in che si è svolto ieri, pacificamente, a piazza Esedra.
Sebbene inutile, però, l’appello ci ha procurato molti guai. Da tre giorni le nostre poste elettroniche sono intasate di insulti, Facebook e vari siti sono presi d’assalto da coloro che ci definiscono fiancheggiatori dei fascisti, il manifesto ha pubblicato in prima pagina un articolo durissimo verso di noi dello scrittore Valerio Evangelisti, intitolato “Compagni che sbagliano”, con una evidente e un po’ sconclusionata accusa di “brigatismo rosso”. (Chi ha qualche anno ricorderà che “compagni che sbagliano” era il modo con il quale un pezzo di sinistra – garantista – negli anni ’80 chiamava gli esponenti della lotta armata, suscitando feroci polemiche da parte del Pci).

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La donna al tempo dei longobardi

09 maggio 2010 · Scritto in Territorio da Carmine Giangregorio

Non è facile parlare del ruolo delle donne nella storia, perché mancano fonti documentarie che possono testimoniare una loro presenza attiva sulla scena pubblica ed anche perché il loro ruolo tutto sommato è stato sempre estraneo rispetto ai grandi processi storici. Il Medio Evo non fa eccezione a questa regola. Le donne non partecipavano agli eventi pubblici anche se la loro presenza nelle corti, con i loro sguardi, con la loro grazia, con la loro amabilità e con il fuoco delle loro seduzioni, non poco potevano influenzare le decisioni finali dei principi e dei re. Una di queste donne fu certamente Teodolinda, vedova del re longobardo Autari e sposa felice del re Agilulfo, che con la sua devozione e con la sua saggezza riuscì, grazie anche alla mediazione del Papa Gregorio Magno, a convertire il popolo Longobardo al cattolicesimo. La stessa cosa per Teodorata, moglie di Romualdo duca di Benevento, che per la sua fede e per la sua opera missionaria rivolta alla conversione del suo popolo al cattolicesimo, fu definita la Teodolinda del Sud.

Così Adelberga, sposa di Arechi II, per la sua sensibilità muliebre contribuì ad ingentilire i rozzi costumi dei loro uomini. Queste donne furono certamente le protagoniste in un processo storico importante che doveva avere tanta ripercussione nella storia del nostro paese. Discesi in Italia nel 568, ma da tempo noti tra le stirpi germaniche per nobiltà e ferocia guerresca, i Longobardi avevano la loro cultura nella forza e nelle armi. Una classe dirigente sostanzialmente analfabeta giungeva per la prima volta al potere, detenendolo in proprio, senza delegarne la gestione a funzionari romani. La conquista operava una vera e propria rivoluzione barbarica, giacchè i ceti dominanti tradizionali scomparvero del tutto insieme alla cultura, che su di essa si sosteneva.

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Il fallimento oggi è rivoluzionario!

09 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

NON DOBBIAMO SOPPORTARE LE INFAMIE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
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wolfstep.cc

Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: “timorato di Dio”, si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste “terribili conseguenze” erano pure menzogne.
Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c’e’ nessun babau, uomo nero, non c’e’ nessun inferno se guardo un bel culo.
Perche’ ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. LA temeva perche’ sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.

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BOLSCEVISMO ANGLO-USAC, attacco all’ENI smembrare l’Italia, con le reti energetiche

09 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

di Anne De Jarck (II pare)
20/01/2010

clip_image001…..Un caso esemplare è quello della persecuzione contro l’ ENI operata dalla Commissione Europea, di concerto con un ‘fondo’ azionario della CIA denominato ‘Knight –Vinke’, gestito da un anglo-napoletano; ed un ‘Authority’ incistata all’ interno d’ Italia: quella dell’asburgico-friulano Alessandro Ortis, agente londinese fin da quando iscritto al Collegio Militare Nunziatella di Napoli, 50 anni fa….. un collegio iniziatico, perché solo maschile….

Quindi Bocconiano, come da prescritto cursus, poi borsista in fondazione Agnelli; ed aderente all’ Aspen Institute fin dalla fondazione. Il cui Presidente, Tremonti, come Ministro del Tesoro (ma di quale Corona?)  lo nominò all’ Authority-energia proprio in funzione anti-ENI, sette anni fa: che del resto lui svolge egregiamente, denunciandone il monopolio, ‘gli alti prezzi del gas’ in Italia, e solito armamentario da manuale del perfetto Giovane Marmotta ‘libbberista’, cui danno tanto spazio GIANNI RIOTTA*, sul Sole-24 Ore, e lo stesso Corsera, con qualunque Direttore.. In armoniosa interfaccia con Brussel, che gli vuole amputare le reti distributive per impedire, in questo modo surrettizio, l’ attuazione del South Stream tra Italia e Russia via Turchia&Mar Nero, e l’ integrazione ora in fieri tra ENI e GAZPROM,  diventati comproprietari delle fonti estrattive di Russia. Il suo collega Knight-Vinke fa la parte dell’ azionista-liberista che a sua reclama la  solita ‘creazione di valore’, per cessione delle reti.

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KIRGHIZISTAN: UN’ALTRA RIVOLUZIONE COLORATA – Ma allora, cosa si nasconde dietro il colpo di stato in Kirghizistan?

06 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

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di Marco Messina (http://marcomessina.wordpress.com)

Premessa

Se imparassimo ad alzare lo sguardo verso quello che succede nel mondo, forse si schiuderebbe un ventaglio di soluzioni inaspettato per i nostri problemi, o, più semplicemente, diverrebbe più facile comprendere e giudicare gli eventi globali con più cognizione di causa e buon senso. In Kirghizistan è appena avvenuto un colpo di stato. Quello vero, non quello che paventa Di Pietro pensando al presidenzialismo berlusconiano. Il premier è stato spedito in esilio mentre un nuovo governo ad interim si è insediato. Cosa c’entra il Kirghizistan con noi, si chiede chi guarda i tg. C’entra, c’entra. Il Kirghizistan ospita una base aerea americana di importanza vitale per la guerra in Afghanistan, una guerra che l’asse USA-NATO sta combattendo con il supporto attivo dell’Esercito Italiano, e nell’ambito della quale tre nostri operatori di Emergency sono appena stati arrestati e rilasciati dalle autorità afgane della provincia di Helmand.

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Kirzighistan: un altra rivoluzione “colorata” alla soros

06 maggio 2010 · Scritto in Articoli da Carmine Giangregorio

da comedonchisciotte.net
dI RICK ROSSOFF
Stop NATO

Con Roza Otunbayeva come neo premier di un nuovo ‘governo popolare’ provvisorio kirghiz, c’è ragione di credere che Washington non sarà scontento della caduta del precedente partner ‘tulip’ Bakiyev. Ha già confermato che la base americana di Manas non verrà chiusa.
Articolo tratto da “Kyrgyzstan and the Battle for Central Asia
Nell’aprile del 2005, Der Spiegel ha presentato un servizio dal titolo “Revolutions Speed Russia’s Disintegration” [“Le rivoluzioni accelerano la disgregazione della Russia”, ndt]. In parte rivelava i primi responsabili dietro gli eventi del Kirghizistan:
“Già dagli inizi di febbraio”, Roza Otunbayeva, ad oggi di fatto il capo di un governo provvisorio, “si è impegnata in un’alleanza con un piccolo gruppo di partner e di sponsor della rivoluzione kirghiz, con i ‘nostri amici americani’ della Freedom House (che ha donato all’opposizione una pressa tipografica a Bishkek), e con George Soros, uno speculatore che aveva precedentemente aiutato a far cadere il governo di Edward Shevardnadze in Georgia.

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