Italia, il paese delle cattedrali nel deserto
di Angelo Spaziano – 10/05/2010
da Arianna Editrice.
Gli italiani, noti per essere un popolo di poeti, santi e navigatori, di cattedrali ne hanno erette tantissime lungo la loro storia plurisecolare. Forse tante quanti sono gli illustri personaggi saliti alla gloria degli altari nel corso della bimillenaria epopea del cristianesimo peninsulare.
La skyline dello Stivale infatti è costellata di grandi luoghi di culto che hanno impresso al paesaggio un carattere inconfondibile. Tuttavia, negli anni seguiti alla conclusione della seconda guerra mondiale, vale a dire nell’epoca del pentapartito prima e del consociativismo poi, le cattedrali nel Belpaese si sono moltiplicate a dismisura parallelamente alla cementificazione incontrollata del territorio, acquisendo caratteri insoliti e alquanto poco sacrali.
Prima del Novecento i luoghi di culto, bellissimi, si ergevano al centro di paesi e città, rappresentando l’anima, il fulcro, la cerniera del vivere comunitario. Dopo questo periodo, le “cattedrali”, così soprannominate, seppur prive stavolta di qualsivoglia connotazione mistica ed estetica, hanno iniziato a spuntare come funghi velenosi anche in luoghi dove di questi edifici proprio non se ne sentiva il bisogno. Cattedrali nel deserto, appunto. E tali da mortificare anche le aree già desolate di per sé, che dalla presenza di questi ecomostri si sono ancora di più squalificate.
