Vivere (non) basta?

01 agosto 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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Vivere o niente o Vivere non basta ? Due titoli, due ope­re
( disco di Vasco, libro di Veneziani), due visioni op­poste. Una vita nichilista o una vita con senso e desti­no? Che sia questa la vera dicotomia dei nostri tempi. Ne hanno discusso sul Giornale , Marcello Veneziani e Va­sco Rossi. Il filosofo ha aperto le danze con il suo Cu­cù quotidiano : l’accusa a Vasco di essere  simbo­lo del nichilismo della nostra società. In seguito la replica di Rossi: non elogio lo sballo, ma la vita vissuta con pas­sione. Infine  la controreplica di Veneziani, che qui riportiamo.

fonte: Il Giornale.

Caro Vasco Rossi, io non ho fatto una criti­ca musicale al suo album e alle sue canzoni, non mi permetterei, non ne ho la competenza e non ne ho manco la voglia. Anzi le dirò che le sua canzoni non mi dispiacciono affatto, e si ca­pisce da quel che ho scritto. Non ho nemmeno antipatia personale nei suoi confronti, anzi mi scappa pure un filo di simpatia. Però sono con­vinto che lei sia stato, e un po’ lo sia ancora, un modello negativo, un cattivo maestro. Non mi interessa sapere se lei sia strafatto o sano come un pesce, se nella vita privata sia il contrario del personaggio che interpreta o no. Sono fatti suoi. A me interessa sottolineare che lei veicola un modo e un messaggio di vita fondato sul vi­vere al massimo e pensare al minimo, come del resto conferma nella sua lettera; il piacere di distruggersi e la vita spericolata, sulle ali del­la droga e della velocità.

Lei è stato uno dei mo­delli di questa società disperata e lo sa bene. Non sono io a dirglielo, sono i suoi adepti. E non è una mia arbitraria supposizione, come lei scrive, ma lo ha ribadito lei stesso nelle inter­viste e conferenze stampa per l’uscita del suo album. Uno che vorrebbe non essere nato, che considera la vita priva di senso e di scopo, frutto del caso e della chimica, che non crede in nulla e si dona al diavolo, è un nichilista. Non è una parolaccia, non si offenda, è la sintesi di quel che lei stesso sostiene. Allora le dico: ma per­ché poi nega tutto questo, e si protesta bravo e virtuoso, legato alla famiglia, tre figli e cittadino esemplare? Se ha voluto costruire quel perso­naggio, se ha voluto mandare quei messaggi, poi non se ne vergogni, li rivendichi invece.

Ab­bia il coraggio delle sua idee, delle sue canzoni o di come ha voluto presentarsi e soprattutto di cosa ha voluto comunicare ai giovani. Una sola cosa però vorrei ribadire: lei non è un ribelle ma è un testimonial del conformi­smo della trasgressione, allineato allo spirito del tempo. Mi creda, oggi è molto più ribelle dire che la vita ha senso e destino, che abbiamo compiti e doveri. Oggi la vera trasgressione è la tradizione. Quanto alla sue lectio magistralis , vorrei dirle che non basta comunicare emozio­ni­per fare lezioni all’università, bisogna comu­nicare cultura. Se bastasse comunicare emo­zioni, allora diamo la cattedra di filosofia teore­tica a Cassano, di fisica nucleare a Belen e di anatomia patologica alla donna cannone, che comunicano a loro modo emozioni. Una can­zone deve trasmettere emozioni, una lezione deve trasmettere saperi.

A ciascuno il suo. Delle critiche che mi rivolge, le accetto tutte, vere, verosimili o divertenti, (mi piace sentirmi parruccone e psichiatra) e comunque capisco il suo punto di vista. E la ringrazio degli elogi che le sono sfuggiti. Una sola cosa non accetto, ed è quando sostiene che io sia una mente «luci­da con una logica perfetta » ma priva di sensibili­tà. Lei non mi conosce, e non è naturalmente una colpa, non sa come sono e ciò che scrivo. Ho una logica imperfetta e una sensibilità forse troppo spiccata.

A proposito, le confesso che l’autore di quel libro coetaneo del suo album ma opposto nella tesi e nel titolo, vivere non ba­sta, sono io. Come le anticipava ieri il Giornale , presentando la sua lettera. Prego la Mondadori di mandarle il libro, lì troverà la prova di una sensibilità: ma del libro ne faccia l’uso che cre­de. Giuro di non cantare se lei giura di non filo­sofare. Non farò concerti se lei non farà lectio magistralis . Vasco, lei mi augura tanta salute, spero since­ramente; io dovrei augurarle una vita piena di guai come lei invece desidera. Ma preferisco forzare i suoi desideri e augurarle con tutto il cuore di vivere bene e a lungo. Anche se vivere non basta.

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La pausa esistava tra riflessioni e bilanci.

22 luglio 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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Ed è arrivata anche l’estate 2011 ed ancora una volta le aspettative sono state disattese e le problematiche dell’esistere hanno avuto la meglio.La bruciante calura intorpidisce le nostre membra e ci impedisce di seguire il ritmo abituale, persino le criticità ci sembrano fastidi più che problemi e riusciamo a rimandare ogni tentativo di risveglio dal torpore, cui il sole con la sua violenza ci costringe.

Eppure era tempo che aspettavamo questo momento!

Il blocco programmato o improvviso delle attività, delle angosce, pronte a ritornare con la solita prepotenza, la partenza, magica ricerca dell’ignoto e il brillante riaccendersi delle nostre energie vitali, l’incontro con l’uomo e la sua essenza, priva per un breve momento della barbarie quotidiana.

La città si spegne, lentamente, le notti sembrano brevi, ma riposanti e le giornate sembrano finalmente così lunghe, da riuscire a contarne le ore.

Non possiamo fare a meno della siesta, noi occidentali, surclassati dall’industrialismo forsennato, da un capitalismo che qualcuno ha definito turbo-capitalismo, il quale ci impone un’esistenza per il lavoro.

Per cui andiamo pure in vacanza.

Contrariamente a quanto leggevamo sui muri, nel mese d’agosto, ovvero “La militanza non va in vacanza”, noi ci sentiamo di dire che è venuto finalmente il momento di andare in vacanza!

Ovviamente non è lo sballo o la privazione dagli obblighi che ci interessa, bensì la riflessione e il bilancio.

E’ tempo di otium, è tempo che la nostra mente e il nostro spirito si incontrino per definirsi e permetterci di andare avanti, con sempre maggior preparazione ed energia.

Questo inverno è stato lungo e particolarmente funesto; mi riferisco alle perdite in uomini come agli sconvolgimenti interni. Abbiamo assistito, il più delle volte impotenti, alla idiozia e alla prepotenza di quanti, lontani dal rappresentare un esempio eroico, hanno sgretolato ciò che si tentava, a fatica, di costruire e che, privi di coscienza, continuano a perseverare nell’errore commesso, pensando di difendere la virtù e la verità, ma facendo soltanto il gioco di questo sporco sistema.Non sono neppure mancate le avvisaglie rivoluzionarie di un popolo stanco di assecondare i contratti a termine con la vivibilità e la civiltà, disattese infine forse dall’apatia di cui è vittima la società, non penso dalla paura dell’avversario, tanto è invisibile.La scuola ansima e spera in uno tsunami, l’informazione è sempre più anemica e la moneta sempre più scarsa e noi sempre più convinti che occorre intervenire.

Ma per far ciò è necessario il silenzio e la distanza dal cianciare degli odiosi telchini, per favorire la riflessione, per rendere veramente alto e libero il pensiero costretto solitamente dalle gabbie tecnologiche.

A settembre torneremo come sempre nell’arena, ma saremo più sereni, più preparati, meno delusi e più speranzosi, riacquisteremo quell’orgoglio vittima della rassegnazione della sera e sapremo nuovamente vedere lontano, lì dove altri non possono o a volte non vogliono vedere.

Permetteteci adesso il riposo.

E’ tempo di essere per se stessi, di rivolgere cura all’interiorità e alla realtà dell’esistere in un determinato modo, tanto più da conservare oggi, in questa società del “negotium”.Magni, mihi crede, et supra humanos errores eminentis viri est nihil ex suo tempore delibari sinere, et ideo eius vita longissima est, quia, quantumcumque patuit, totum ipsi vacavit (“Credimi, è proprio del grand’uomo che eleva se stesso sopra tutti gli errori umani non permettere che gli venga sottratto niente del suo tempo, e perciò la sua vita è lunghissima, qualunque sia stata la sua durata, poiché è stato sempre libero per se stesso”).

 

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Convegno di studi storici sul Brigantaggio.

21 luglio 2011 · Scritto in Eventi da Marina Simeone

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Pubblichiamo con piacere le locandine di un convegno di studi storici che si terrà a Postiglione, sabato 23 e domenica 24 luglio 2011, con  una proiezione di un film inedito sui briganti: “Terra di Briganti”,che avremo il piacere nel mese di ottobre di proiettare anche a Benevento.

 

 

 

 

 

Un paese democratico e civile non può che riconoscere i suoi martiri ed accettare la sua storia.

 

              

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Aspettando di varcare la porta degli uomini.

20 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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“Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27′) rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. L’evento era simboleggiato tradizionalmente dal matrimonio del Sole e della Luna: mezzogiorno del cosmo dove i due astri, uniti nelle nozze, spargono le loro energie nell’opulenza dei frutti tra il frinire delle solari cicale e il canto lunare dei grilli.

Nella religione greca antica i due solstizi erano chiamati “porte”: “porta degli dei” l’invernale, “porta degli uomini” l’estivo. Nell’Odissea Omero descriveva il misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: “l’una rivolta a Borea, è la discesa degli uomini, l’altra, invece, che si rivolge a Noto è per gli Dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali”. Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioè a nord perché al solstizio estivo il sole si trova a nord dell’equatore celeste; mentre quella degli Dei e degli immortali è rivolta a Noto, ovvero a sud, perché l’astro al solstizio invernale si trova a sud dell’equatore.

I solstizi erano dunque simboli del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell’aspazialità e dell’atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entrava nel mondo della genesi della manifestazione individuale, per l’altra invece, si accedeva agli stati sopraindividuali.

In realtà questo simbolismo non era solo greco: “Si tratta di una conoscenza tradizionale” commenta Guénon“che concerne una realtà di ordine iniziatico, e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non ha né può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli (…)”.

                                                                                                                                                                                                di A. Cattabiani

PER NOI

 Il solstizio rimane un momento fondamentale di condivisione comunitaria, di scambio di promesse e di sguardi che speranzosi attendono il nuovo giorno.

Il nuovo giorno, quello della rinascita e della vittoria, quello che radunerà chi più ha creduto e sofferto.

Il fuoco arderà correndo verso il cielo e liberando nella ricerca dell’altezza le numerose scintille, sotto gli occhi degli uomini disposti, in comunità, ad aprire il proprio spirito e a vederlo salire verso il cielo, lasciandolo ascendere verso la caverna cosmica.

Anche questo solstizio d’estate noi saremo lì a vegliare il sacro fuoco, con la nostra comunità, aspettando l’alba del nuovo giorno, per spostare un po’ più avanti i paletti.

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Il 16 giugno c’è stato.

16 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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La manifestazione tanto annunciata c’è stata ed ora non ci rimane nient’altro da fare che mantenere le promesse fatte.

La popolazione, soprattutto del sud Italia, si è riunita, sfidando il sole cocente di una Roma di metà giugno e le insofferenze di una popolazione che vive oramai nell’incubo del blocco stradale da manifestazione.

Non eravamo tanti quanti si pensava, ma abbastanza per cominciare a riflettere e per ritenere una battaglia finalmente possibile.

In piazza Esedra alle 14:00 in punto hanno cominciato a radunarsi bandiere e striscioni che sventolavano al vento accompagnate dal rumore gioioso dei fischietti”battezzati “anti-equitalia” da un personaggio particolarmente folcloristico e dalle risate festose dei giovani che, dono dell’età,  conservano la straordinaria capacità di trasformare tutto in svago. La partenza è per le tre, in prima fila chiari riferimenti alle ragioni del corteo: sovranità monetaria, equofisco, lotta all’usura messa in campo da equitalia; uno accanto all’altro gli abitanti d’Italia si sono ritrovati e riconosciuti nel malessere causato dal mondialismo e dalle sue fauci. Due kilometri e mezzo di corteo, composto e non chiassoso, per le vie della città eterna, che sono sfociati nelle braccia di piazza del popolo, dove ad aspettare i prodi manifestanti c’era una pedana preventivamente predisposta per far gridare, a chi ne avesse avuta voglia, il proprio malcontento. Domenico Longo come sempre ha dato prova di grande carisma e capacità emozionali, non da meno gli altri intervenuti, ognuno di loro aveva nel tono di voce, piuttosto alterato, la rabbia di chi si sente offeso dallo stato che dovrebbe tutelarlo e negli occhi una speranza, di chi sta almeno provando a lottare, invece di uccidersi, di rovinare la propria vita e quella di altri.

Non siamo stati in tanti oggi, meno di quelli che abbiamo annunciato e sperato, eppure stasera ci sentiamo fieri e completi, sappiamo di aver fatto ciò che era giusto fare e consideriamo la nostra stanchezza un trofeo conquistato.

Neppure le polemiche, quelle non possono mancare quando ci sono di mezzo politica e sindacati, sono riuscite a rompere il clima di complicità e solidarietà che si è respirato, probabilmente perché la ragionevolezza di chi sa di condividere, in fondo, un destino ha prevalso e ha prevalso giustamente sulle logiche divisorie e deviazioniste.

Il signoraggio bancario è la pena che vogliono farci scontare, equitalia la sua longa manus, la liquefazione dell’imprenditoria il danno più grande da digerire. Ora però abbiamo un’arma ed è la consapevolezza, la consapevolezza che uomini come Giacinto Auriti, come Domenico Longo, come Savino e tanti altri presenti o non presenti oggi hanno contribuito a svelarci. Conosciamo il nostro nemico e combatterlo non è più un’illusione, ma una nostra scelta.

La speranza è nel valore diceva uno storico antico e non si sbagliava.

La speranza dell’Italia sarà nel valore che mostrerà di avere il suo popolo, nella scelta che avrà il coraggio di fare che non sarà più scontata come il pensiero unico crede e che potrebbe arrivare, se schietta e non strumentalizzata, a rompere gli ingranaggi di un sistema in crisi.

Sarà un movimento il 16 G? Non lo sappiamo, sappiamo che il 16 giugno è stata lanciata una provocazione in una piazza d’Italia, una provocazione che avrà un seguito, una provocazione che un popolo può far divenire una guerra.

Marina Simeone

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Comunitaria. La Festa delle Comunità

09 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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L’Associazione culturale Generoso Simeone parteciperà savbato 6 Giugno 2011 alla festa delle comunità organizzata da:

2Punto11, Circolo Janus, Fons perennis, Foro 753, Raido, in collaborazione con Sapzio libero Agroromano.

Ci sentiamo in sintonia con chi crede nel senso vero della comunità.

La comunità è per noi un organismo vivente, che ospita in sè idee, come la bellezza, il sacro, il politico, il legame, la fiducia, la differenza, la trascendenza, Eros, il dono… tutto ciò insomma che rapprensenta un popolo e che lo rende libero.

Combattiamo invece il tentativo di virtualizzare la realtà, la disanimazione di massa, la spersonalizzazione delle coscienze, ciò che rende l’individuo vittima di se stesso e del clima sociale che lo schiaccia.

Una serata per stare insieme , per confrontarci, per andare avanti.

Associazione culturale Generoso Simeone

Di seguito il programma:

Comunitaria – La Festa delle ComunitàUna giornata all’insegna della festa, del divertimento e della solidarietà.
Musica, gastronomia, stand, artigianato, autoproduzioni, editoria.

Spazio – IO SOSTENGO RUTILIO

Maccarese – Spazio Libero Agro Romano www.agroromano.org

Organizzano
Fons Perennis – Raido – 2.11 – Janus – Foro 753

Hanno già aderito con un loro stand
Casa Italia Colleverde, Ass. Cult. Generoso Simeone, Sala Macchine Teseo Tesei, Ordine futuro/Fascio Etrusco, Viterbo Bullyson clan (mix martial arts), Memento Naturae.

Rassegna musicale in versione acustica
Hispanicus, La Vecchia Sezione, Gabriele Marconi, Aurora,
Trio Irish e Confederate Songs, Ultima Frontiera, Francesco & Simona

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L’Italia di Mario Draghi…… No grazie!

07 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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Chi è Mario Draghi? Le Pen lo ha definito “uomo degli Americani” ed in realtà indagando nel suo passato si può trovare qualcosina in favore di questa tesi: nel triennio 2002 – 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs, nonchè membro dei Board of Trustees del Princeton Institute for Advanced Study e della Brookings Institution.

Il mestiere suo diciamo pure che lo conosce perfettamente!

Nella sua relazione finale, del 31 Maggio 2011, Mario Draghi sottolinea questo suo essere ossequiente verso forme politiche ed economiche di oltre-oceano.

Il sistema produttivo italiano ha perso produttività – ha ripetuto più volte – e proprio nel settore pubblico, non nelle imprese che operano in settori in concorrenza e che quindi devono aumentare la loro produttività di almeno il 2% all’anno, pena il fallimento.

Mario Draghi ribadisce che queste imprese per evitare di non “crescere”in produttività ricorrono a: informatizzazione, investimenti, sistemi incentivanti, trasferimento di produzione nei Paesi a Basso Costo.

Mi sembra lo stesso atteggiamento che ha avuto la Fiat e che ha causato diversi disagi e licenziamenti… ma forse Mario Draghi non lo ha considerato questo! Continua a leggere »

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Ripulire il Teatro Romano

04 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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La manifestazione “Gli angeli delle pietre – Festa per il teatro romano”, promossa dalla solot in unione alla Soprintendenza per i beni culturali ha dato un esito posotivo. Giovani e meno giovani, con un fare gioviale ma efficiente, si sono ritrovati per portare un servizio ad un prezioso bene archeologico del proprio territorio.

L’Associazione Simeone ha aderito credendo nella serietà ed importanza della manifestazione e credendo soprattutto nel ruolo della tutela per la salvaguardia della nostra identità. Le condizioni del teatro sembravano disperate, ma con l’operosità di tutti in breve tempo l’archittettura del II secolo ha recuperato un po’ della sua bellezza e della sua maestosità. Le pietre sono state quasi completamente liberate dall’erba che ne interrompeva la poesia e la scena si è popolata di un vociare che ne tempo aveva dimenticato.

Crediamo nel rapporto del cittadino con la propria terra e con tutto quello che rappresenta la propria terra e non vie è nulla di più magico che ogni tanto rinsaldare questo rapporto visitando questi spazi di storia o come è oggi stato fatto, aiutandone la conservazione.

Speriamo che oggi sia stato l’inizio di una gestione differente del Bene Archeologico e non soltanto un momento isolato.

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Non ci fanno capire perchè non vogliono farci scegliere!

04 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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 Si conoscono davvero gli emendamenti referandari per volerli confermare o abrogare? Forse no, forse la disinformazione è ciò su cui cresce questa omologazione del pensiero unico, è quella che permette di funzionare alle bufale di internet.

Non lo permettiamo! Studiamo un problema e dopo averlo fatto analizziamolo ed infine proponiamolo, anche se questo richiederà tempo e più fatica, anche se rallentando sembreremo esclusi dal circuito telematico, ma avremo il merito di ricercare la verità.

Il primo referendum sull’acqua ha scheda rossa ed è intitolato “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica“. Il quesito chiede di abrogare l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, norma approvata dal governo Berlusconi nella quale è stabilito che di regola i servizi idrici dovranno essere gestiti da aziende private individuate mediante gara pubblica, oppure da società a capitale misto pubblico-privato nelle quali i privati detengano almeno il 40% delle quote.
Al contempo, il governo ha previsto la chiusura delle autorità ATO (Ambito Territoriale Ottimale) che ancora garantiscono una gestione pubblica delle risorse idriche, entro e non oltre la fine del 2011, o la loro trasformazione in società a capitale misto.

Siamo alle solite, la privatizzazione appare più efficace ed efficiente nella gestione della macchina stato perché in realtà il settore pubblico lascia allo stato di semiabbandono tutto ciò che gestisce.

Non avendo esperienza in materia ci siamo chiesti: ma è  davvero così? Continua a leggere »

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Acqua ai privati, sì anzi no… A quale Bersani bisogna credere?

04 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

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Che la politica oramai non abbia colore e non abbia coerenza è cosa conosciuta…Bersani l’ultimo esempio.

Un pettegolezzo politico che ci fa sorridere, ma che deve anche farci riflettere su come i giornali manipolano le notizie presentandoci ciò che vogliono, ma mai spiegandoci realmente ciò che è.

da: Il Giornale

La coerenza non è di casa nel Pd. E nemmeno la memoria. Al contrario, regnano contraddizioni e amnesie. La prova di tutto ciò l’ha fornita lo stesso Bersani, che solo un anno fa insieme con Franceschini e altri colleghi di partito, depositava alla Camera dei deputati una proposta di legge sul tema dell’acqua. Era il 16 novembre 2010 e il ddl si chiamava “Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico integrato”. E prevedeva termini e condizioni che stonano, e parecchio, con la posizione che il Pd assume oggi nei confronti del referendum sull’acqua. Di cosa parliamo? Come scrive Oscar Giannino sul suo blog, basta leggere l’articolo 10 del disegno di legge, chiamato “tariffa sul servizio idrico integrato”, per rendersi conto di come Bersani &Co non abbiano proprio le idee chiare.

“L’Autorità definisce la metodologia per la determinazione della tariffa per usi civili e industriali tenendo conto b) del costo delle opere e degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria; e) della remunerazione dell’attività industriale, secondo i criteri stabiliti dalla medesima Autorità; f) della quota della tariffa da destinare agli investimenti. Bene. Ma cosa prevede il secondo quesito del referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno? Praticamente il contrario della legge del Pd:  “Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito?”, recita la domanda. Ecco. Praticamente, come scrive Giannino sul suo blog, “il partito delle idee chiare chiede di abrogare una norma sostanzialmente identica a quella che esso stesso propone. Figurarsi se avevano le idee confuse”. Continua a leggere »

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