Serve la sovranità monetaria.

17 ottobre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

La moneta deve essere emessa dallo Stato e non dalle Banca, un punto che vede i vari movimenti di opposizione concordi. Savino Frigiola nella intervista che segue spiega brevemente perchè.

Savino Frigiola

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Rassegana culturale “4 chiacchiere con l’autore”, presenta “Atmosfere in nero”

03 ottobre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

L’Associazione culturale Generoso Simeone, sabato 8 ottobre 2011, alle ore 18:30 darà il via alla rassegna culturale “4 chiacchiere con l’autore”, presso la libreria Edicolè, in piazza Commestibili, presso la costruzione che ha sostituito il vecchio mercato.

Il calendario della rassegna sarà reso pubblico a breve e comprenderà giornalisti e scrittori del calibro di Veneziani, Buttafuoco, Magli e tanti altri. Una ennesima occasione per Benevento di essere centro culturale di discussione su temi attuali, offerta dalla nostra Associazione, giovanile, ma mai avventata nelle scelte di carattere culturale e politico.

Il primo libro presentato in rassegna sarà “Atmosfere in nero” scritto da Mario Merlino, osteggiato protagonista degli anni caldi della nostra storia. “Atmosfere in nero” parla di guerra, di sangue e di morte, ma anche di amore, di giovinezza, di vite e destini condizionati dalla guerra. Non è un testo retorico tantomeno nostalgico è un testo che racconta, attraverso la censura del romanzo, la verità di una storia dimenticata, modificata dalla vergogna di chi non ha saputo reggere il peso di una sconfitta oppure non ha saputo gestire il sapore della vittoria. La Repubblica sociale Italiana non diventa soltanto un momento storico infelice per chi lo ha vissuto, ma un’esperienza sentita, resa nelle pagine del libro tanto più viva perché narrata attraverso le voci di reali testimoni. Non c’è però acredine, rabbia, sono risparmiate le scene più brutali o i commenti eccessivamente crudi; la poesia creata ad arte dal professor Merlino entra nella storia viva con delicatezza e ne parla con rispetto accorato.

Un libro da leggere insomma, non per riaccendere delle divisioni, spero sopite, ma per capire e dare dignità a coloro che sembra non debbano averla, soltanto perché chiamati sconfitti.

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L’irriverenza giovanile che spaventa Benevento

14 settembre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

C’è chi  lancia l’allarme per l’avidità giovanile di chiasso, alcol e musica a Benevento città.

La zona del centro storico da tempo sembra essere presa d’assalto da erogatori di vitalismo, reazione probabilmente scomposta alla claustrofobica campana di vetro cittadina. Ma la gioventù è anche irriverenza, spesso al limite con la maleducazione.

L’accaduto di Piano di Corte, l’auto di un residente danneggiata  non è che un esempio al pari delle risse, si vocifera piuttosto frequenti o della musica alta dei locali e del disordine lasciato dinanzi alle abitazioni la mattina seguente.

Che cosa si dovrebbe fare a questo punto mi chiedo?

Un corso di rieducazione giovanile? Multe esose ai gestori dei locali in loco? Arresti? Assunzioni di operatori ecologici efficienti?

E’ possibile che giovani desiderosi soltanto di sfogare la propria energia, spesso e volentieri castrata dalla società “civile”, devono essere considerati agitatori sociali, intenti il venerdì e il sabato a riversarsi nelle piazzette principali del centro a seminar terrore?

Riusciamo per un attimo a ridimensionare qualsivoglia notizia e cercare invece di essere propositivi, al fine di far crescere al meglio le anime presenti in un contesto comunitario di popolo?

Non c’è alcun allarme sicurezza, Benevento è una città sicura, lo è soprattutto in relazione alle province confinanti e la gioventù beneventana, rinvigorita dall’europeità che concede lo scambio universitario, per quanto rumorosa non è problematica è solo gioventù. Continua a leggere »

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La BCE soffoca la politica

02 settembre 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

 

 È tempo di manovre finanziarie, è tempo di cambiamenti,di sacrifici. La nostra Nazione è in balia della confusione più totale che attanaglia i nostri politici. Il Parlamento è diventato,o  forse lo  è sempre stato, teatro di provvedimenti inutili e scellerati per porre rimedio ad una situazione internazionale di puro squilibrio politico,ma soprattutto economico. Il dibattito di questi giorni si è incentrato su come riparare a questo dissesto finanziario del Paese, senza chiedersi da chi o cosa lo stesso è provocato. Si è discusso su  come intervenire,proposte su proposte, miriadi di analisi fanta-economiche, ma senza capire ed interpretare la causa primaria del misfatto finanziario. Basterebbe approfondire con totale parsimonia e pazienza le direttive  della Banca Centrale Europea, reale responsabile del fantomatico deficit finanziario.  Infatti, da anni, il governo, di qualunque colore esso sia, è costretto a soccombere  a disposizioni dettate dalla BCE. Il vero movente di tutti i provvedimenti governativi è mosso dal gioco spregiudicato e cinico delle lobbies economiche. Ci viene detto che bisogna ripianare il debito pubblico, e per far ciò sono indispensabili sacrifici da parte di tutti. Ogni Stato è obbligato a piegarsi al ricatto delle Banche, alimentando anno dopo anno, il  proprio debito pubblico, il quale non sarà mai saldato, se  questa estorsione continuerà all’infinito. Basta pensare all’artificio dell’usuraio che adotta ad ogni suo avventore; e indovinate chi è l’usuraio?! inoltre a tale condizione, già di per sé scomoda, va aggiunta l’assimilazione della proprietà della moneta da parte dello scellerato sistema bancario. Di conseguenza il ruolo della politica, viene a mancare,in quanto c’è una continua ambizione fasulla di saldare questo debito in costante crescita. Nell’ attuale sistema creditizio il politico diventa un vero e proprio fantoccio, sotto la  totale dipendenza delle banche, provocando il prevalere dell’economia sulla politica.

La deduzione del popolo,in tutta questa situazione, è la nefandezza dei nostri politici, i quali diventano  il capo espiatorio di tutti i problemi,cadendo con ciò in una facile analisi qualunquista e conformista, sviando, o quanto meno distogliendo lo sguardo dal vero malfattore. Detto ciò servirebbe una più acuta determinazione dei nostri politici nell’istaurare rapporti con le banche, puntualizzando il ruolo predominante dello Stato, ma  costatata  la leggerezza intellettuale ed ideologica della politica odierna, è inutile focalizzare il tutto su questo aspetto. Non ci resta che sperare e alimentare nell’animo di ognuno di noi, un atteggiamento più critico che porti ad una crescita consapevole e costruttiva del popolo. Al di là della vera rappresentanza dei politici e della conseguente coscienzadel popolo, bisognerà ritrovare una totale personificazione del popolo nella politica. Altrimenti accontentiamoci e aspettiamoci continue manovre, senza sapere in quale direzione sono dirette e soprattutto senza conoscere, o far finta di non conoscere, il conducente.

FRANCESCO IANNACE

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Manovra economica: il documento politico dell’associazione Simeone

01 settembre 2011 · Scritto in Varie da Administrator

Ecco il documento politico che l’Associazione “Generoso Simeone” ha pensato di dover preparare in seguito al dibattito sorto nel post manovra finanziaria 2011.
Siamo consapevoli che la strada che conduce diritta all’abbattimento delle Province, con il pretesto dei costi e al potenziamento delle Regioni, con il pretesto del Federalismo è impraticabile ma obbligata, per questo oggi e non fra un anno o due dobbiamo chiederci quale destino sia più dignitoso per un Sannio dimenticato negli anni dalla preferenza illogica delle esigenze del “ventre mollo” campano.
Chiedersi se sia capace la Regione di amministrarci non è una domanda retorica, ancor meno retorica è la domanda che lo Stato prima dei cittadini dovrebbe porsi se è doveroso pagare un debito inesistente, ma questo è un tabù che non si “deve”superare…
Il documento è stato protocollato alla Provincia di Benevento oggi stesso e sarà discusso, speriamo, in sede dibattimentale, oppure riproposto in altra sede.
Chiediamo per le Province, dopo un riassetto geo-territoriale fondamentale, deleghe amministrative, necessarie a svolgere funzione di espressione della propria collettività, soprattutto nei tempi in cui stiamo vivendo, nei quali si registra l’assenza di ogni altro soggetto capace di rapportarsi davvero alle comunità. Anche in termini di programmazione, considerata l’inefficienza regionale sarebbe opportuno un potenziamento provinciale capace di gestire un reale sviluppo del nostro Sannio, fermo restando la volontà della nostra classe politica di fare scelte e di non continuare a subire le proprie non scelte.
Citoinoltre la questione della sovrapposizione burocratica che negli anni ha paralizzato l’imprenditoria locale, di seguito il testo del documento :
Non meno importante è la questione della sovrapposizione burocratica, tra comune, provincia e regione delle autorizzazioni o degli iter che fino ad oggi non hanno fatto altro che eludere controlli efficaci e immobilizzare l’imprenditoria locale. La drammaticità della disoccupazione e della moria imprenditoriale trova la sua ragion di esistere in questo stallo voluto dal governo centrale.
E’ il momento di far sentire la nostra voce, quella che viene dal popolo, dal popolo che pensa e che cerca di indirizzare una classe politica in balia di indecisione e deviazione.
Non dobbiamo perdere questa occasione né far sopire il dissenso credendo alla rassicurante affermazione degli emendamenti agli articoli scomodi della finanziaria 2011. E’ una resa momentanea che prepara il collasso del sistema Comune – Provincia – Regione. Il dibattito va indirizzato ora e reso più forte dalle istituzione che non possono rimanere indifferenti.
Il Federalismo deve essere raggiunto solo a patto che si rivedano gli ambiti regionali e provinciali, creando quindi entità territoriali che sappiano gestire e amministrare, tenendo in conto debito il presupposto della sussidiarietà.
L’Italia è terra di fiumi, di monti, di valli, di fauna e di flora, l’Italia è terra di popoli e una manovra finanziaria efficiente e profonda è di questo innanzitutto che deve tener conto.

il documento politico che l’Associazione “Generoso Simeone” ha pensato di dover preparare in seguito al dibattito sorto nel post manovra finanziaria 2011.Siamo consapevoli che la strada che conduce diritta all’abbattimento delle Province, con il pretesto dei costi e al potenziamento delle Regioni, con il pretesto del Federalismo è impraticabile ma obbligata, per questo oggi e non fra un anno o due dobbiamo chiederci quale destino sia più dignitoso per un Sannio dimenticato negli anni dalla preferenza illogica delle esigenze del “ventre mollo” campano. Chiedersi se sia capace la Regione di amministrarci non è una domanda retorica, ancor meno retorica è la domanda che lo Stato prima dei cittadini dovrebbe porsi se è doveroso pagare un debito inesistente, ma questo è un tabù che non si “deve”superare… Il documento è stato protocollato alla Provincia di Benevento oggi stesso e sarà discusso, speriamo, in sede dibattimentale, oppure riproposto in altra sede. Chiediamo per le Province, dopo un riassetto geo-territoriale fondamentale, deleghe amministrative, necessarie a svolgere funzione di espressione della propria collettività, soprattutto nei tempi in cui stiamo vivendo, nei quali si registra l’assenza di ogni altro soggetto capace di rapportarsi davvero alle comunità. Anche in termini di programmazione, considerata l’inefficienza regionale sarebbe opportuno un potenziamento provinciale capace di gestire un reale sviluppo del nostro Sannio, fermo restando la volontà della nostra classe politica di fare scelte e di non continuare a subire le proprie non scelte.  Citoinoltre la questione della sovrapposizione burocratica che negli anni ha paralizzato l’imprenditoria locale, di seguito il testo del documento :Non meno importante è la questione della sovrapposizione burocratica, tra comune, provincia e regione delle autorizzazioni o degli iter che fino ad oggi non hanno fatto altro che eludere controlli efficaci e immobilizzare l’imprenditoria locale. La drammaticità della disoccupazione e della moria imprenditoriale trova la sua ragion di esistere in questo stallo voluto dal governo centrale.E’ il momento di far sentire la nostra voce, quella che viene dal popolo, dal popolo che pensa e che cerca di indirizzare una classe politica in balia di indecisione e deviazione.Non dobbiamo perdere questa occasione né far sopire il dissenso credendo alla rassicurante affermazione degli emendamenti agli articoli scomodi della finanziaria 2011. E’ una resa momentanea che prepara il collasso del sistema Comune – Provincia – Regione. Il dibattito va indirizzato ora e reso più forte dalle istituzione che non possono rimanere indifferenti.Il Federalismo deve essere raggiunto solo a patto che si rivedano gli ambiti regionali e provinciali, creando quindi entità territoriali che sappiano gestire e amministrare, tenendo in conto debito il presupposto della sussidiarietà.L’Italia è terra di fiumi, di monti, di valli, di fauna e di flora, l’Italia è terra di popoli e una manovra finanziaria efficiente e profonda è di questo innanzitutto che deve tener conto.

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Punto di partenza: salvare la provincia di Benevento

21 agosto 2011 · Scritto in Articoli da Marina Simeone

In pieno agosto, momento per tutti gli Italiani di assoluto relax, o quanto meno di riposo più o meno meritato,c’è chi lavora duro per il nostro beneamato Paese. Nella caldura più acuta, i nostri politici si ricordano che il loro mandato ha un senso, o quanto meno un obiettivo che non sia solo quello di servire le solite lobbies . Sembrerà strano , ma mentre l’Italia intera è concentrata sulle vacanze, e deviata da mare, spiaggia e quant’altro, viene  emanato un provvedimento di natura economico-amministrativo di vitale importanza, considerando la situazione di precario equilibrio a livello internazionale.

I punti più discussi di questa manovra governativa riguardano le Province, le quali subiranno una forte stangata sia a livello numerico che economico. Ovviamente questo scellerato provvedimento ci interessa in modo diretto, in quanto la nostra Provincia di Benevento rischia la cancellazione e/o  l’accorpamento ad  un’altra.

Nella tensione generale palpabile in tutti i tessuti sociali del nostro Sannio, si evince, ovviamente la paura di perdere identità, prima che prestigio a livello locale e nazionale.

Nel solito minestrone di critica qualunquista e bonaria al provvedimento, i politici locali stanno cercando di dare una parvenza di risposta, prima di tutto ai cittadini sanniti e poi al governo. Ovviamente ci sono stati pareri ed opinioni diverse, partendo dai politici nostrani, fino ad arrivare al cittadino comune. Affrontare  il problema ,con semplice indignazione, non giova alla risoluzione, anzi aggrava e acutizza la questione, in quanto i tempi sono brevi. Data l’immediatezza del provvedimento, non ci resta che salvare, o meglio salvaguardare,la nostra Provincia, ma forse è arrivato il momento di chiederci il perché salvarla e come. Paradossalmente questo provvedimento può essere inteso come una provocazione sfacciata e pericolosa, in quanto,sul nostro territorio nazionale, i compiti e le mansioni delle Province non sempre vengono effettuate con dedizione e prontezza. In linea di massima l’istituzione Provincia deve occuparsi di trasporto, sanità e formazione scolastica, punti cardini dell’amministrazione e gestione del territorio provinciale. Soffermandosi sulla nostra Provincia, si potrebbero porre molte critiche sulla gestione delle strade, degli ospedali, delle stesse scuole. Basta  affacciarsi dal capoluogo Benevento, per capire la situazione stradale della Provincia stessa, di ospedali mai consegnati ai cittadini. Quindi, in linea di massima, se “salvare” la nostra Provincia, significa conservare,accettare quasi supinamente questo mal funzionamento del sistema, beh sarebbe inutile se non deleterio continuare con questo carrozzone. Sarebbe inutile dilungarsi, soprattutto in questo momento, in cui servirebbe pura e sincera coesione dei cittadini sanniti. In conclusione puntare al mantenimento della Provincia di Benevento deve essere un punto di partenza, non un punto di arrivo, ovvero raggiunta la salvaguardia della Provincia, bisognerà avviare un processo di rinnovamento e riorganizzazione amministrativo, ma prima di tutto un rinnovamento delle coscienze sannite. Senza un sentimento di appartenenza, di senso del territorio questo processo sarà di difficile attuazione. Ma cosa più importante, le coscienze sannite non potranno mai essere risvegliate a comando di politicanti e soprattutto solo in occasioni di parvenza difficoltà.

FRANCESCO IANNACE

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Vivere (non) basta?

01 agosto 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

Vivere o niente o Vivere non basta ? Due titoli, due ope­re
( disco di Vasco, libro di Veneziani), due visioni op­poste. Una vita nichilista o una vita con senso e desti­no? Che sia questa la vera dicotomia dei nostri tempi. Ne hanno discusso sul Giornale , Marcello Veneziani e Va­sco Rossi. Il filosofo ha aperto le danze con il suo Cu­cù quotidiano : l’accusa a Vasco di essere  simbo­lo del nichilismo della nostra società. In seguito la replica di Rossi: non elogio lo sballo, ma la vita vissuta con pas­sione. Infine  la controreplica di Veneziani, che qui riportiamo.

fonte: Il Giornale.

Caro Vasco Rossi, io non ho fatto una criti­ca musicale al suo album e alle sue canzoni, non mi permetterei, non ne ho la competenza e non ne ho manco la voglia. Anzi le dirò che le sua canzoni non mi dispiacciono affatto, e si ca­pisce da quel che ho scritto. Non ho nemmeno antipatia personale nei suoi confronti, anzi mi scappa pure un filo di simpatia. Però sono con­vinto che lei sia stato, e un po’ lo sia ancora, un modello negativo, un cattivo maestro. Non mi interessa sapere se lei sia strafatto o sano come un pesce, se nella vita privata sia il contrario del personaggio che interpreta o no. Sono fatti suoi. A me interessa sottolineare che lei veicola un modo e un messaggio di vita fondato sul vi­vere al massimo e pensare al minimo, come del resto conferma nella sua lettera; il piacere di distruggersi e la vita spericolata, sulle ali del­la droga e della velocità.

Lei è stato uno dei mo­delli di questa società disperata e lo sa bene. Non sono io a dirglielo, sono i suoi adepti. E non è una mia arbitraria supposizione, come lei scrive, ma lo ha ribadito lei stesso nelle inter­viste e conferenze stampa per l’uscita del suo album. Uno che vorrebbe non essere nato, che considera la vita priva di senso e di scopo, frutto del caso e della chimica, che non crede in nulla e si dona al diavolo, è un nichilista. Non è una parolaccia, non si offenda, è la sintesi di quel che lei stesso sostiene. Allora le dico: ma per­ché poi nega tutto questo, e si protesta bravo e virtuoso, legato alla famiglia, tre figli e cittadino esemplare? Se ha voluto costruire quel perso­naggio, se ha voluto mandare quei messaggi, poi non se ne vergogni, li rivendichi invece.

Ab­bia il coraggio delle sua idee, delle sue canzoni o di come ha voluto presentarsi e soprattutto di cosa ha voluto comunicare ai giovani. Una sola cosa però vorrei ribadire: lei non è un ribelle ma è un testimonial del conformi­smo della trasgressione, allineato allo spirito del tempo. Mi creda, oggi è molto più ribelle dire che la vita ha senso e destino, che abbiamo compiti e doveri. Oggi la vera trasgressione è la tradizione. Quanto alla sue lectio magistralis , vorrei dirle che non basta comunicare emozio­ni­per fare lezioni all’università, bisogna comu­nicare cultura. Se bastasse comunicare emo­zioni, allora diamo la cattedra di filosofia teore­tica a Cassano, di fisica nucleare a Belen e di anatomia patologica alla donna cannone, che comunicano a loro modo emozioni. Una can­zone deve trasmettere emozioni, una lezione deve trasmettere saperi.

A ciascuno il suo. Delle critiche che mi rivolge, le accetto tutte, vere, verosimili o divertenti, (mi piace sentirmi parruccone e psichiatra) e comunque capisco il suo punto di vista. E la ringrazio degli elogi che le sono sfuggiti. Una sola cosa non accetto, ed è quando sostiene che io sia una mente «luci­da con una logica perfetta » ma priva di sensibili­tà. Lei non mi conosce, e non è naturalmente una colpa, non sa come sono e ciò che scrivo. Ho una logica imperfetta e una sensibilità forse troppo spiccata.

A proposito, le confesso che l’autore di quel libro coetaneo del suo album ma opposto nella tesi e nel titolo, vivere non ba­sta, sono io. Come le anticipava ieri il Giornale , presentando la sua lettera. Prego la Mondadori di mandarle il libro, lì troverà la prova di una sensibilità: ma del libro ne faccia l’uso che cre­de. Giuro di non cantare se lei giura di non filo­sofare. Non farò concerti se lei non farà lectio magistralis . Vasco, lei mi augura tanta salute, spero since­ramente; io dovrei augurarle una vita piena di guai come lei invece desidera. Ma preferisco forzare i suoi desideri e augurarle con tutto il cuore di vivere bene e a lungo. Anche se vivere non basta.

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La pausa esistava tra riflessioni e bilanci.

22 luglio 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

Ed è arrivata anche l’estate 2011 ed ancora una volta le aspettative sono state disattese e le problematiche dell’esistere hanno avuto la meglio.La bruciante calura intorpidisce le nostre membra e ci impedisce di seguire il ritmo abituale, persino le criticità ci sembrano fastidi più che problemi e riusciamo a rimandare ogni tentativo di risveglio dal torpore, cui il sole con la sua violenza ci costringe.

Eppure era tempo che aspettavamo questo momento!

Il blocco programmato o improvviso delle attività, delle angosce, pronte a ritornare con la solita prepotenza, la partenza, magica ricerca dell’ignoto e il brillante riaccendersi delle nostre energie vitali, l’incontro con l’uomo e la sua essenza, priva per un breve momento della barbarie quotidiana.

La città si spegne, lentamente, le notti sembrano brevi, ma riposanti e le giornate sembrano finalmente così lunghe, da riuscire a contarne le ore.

Non possiamo fare a meno della siesta, noi occidentali, surclassati dall’industrialismo forsennato, da un capitalismo che qualcuno ha definito turbo-capitalismo, il quale ci impone un’esistenza per il lavoro.

Per cui andiamo pure in vacanza.

Contrariamente a quanto leggevamo sui muri, nel mese d’agosto, ovvero “La militanza non va in vacanza”, noi ci sentiamo di dire che è venuto finalmente il momento di andare in vacanza!

Ovviamente non è lo sballo o la privazione dagli obblighi che ci interessa, bensì la riflessione e il bilancio.

E’ tempo di otium, è tempo che la nostra mente e il nostro spirito si incontrino per definirsi e permetterci di andare avanti, con sempre maggior preparazione ed energia.

Questo inverno è stato lungo e particolarmente funesto; mi riferisco alle perdite in uomini come agli sconvolgimenti interni. Abbiamo assistito, il più delle volte impotenti, alla idiozia e alla prepotenza di quanti, lontani dal rappresentare un esempio eroico, hanno sgretolato ciò che si tentava, a fatica, di costruire e che, privi di coscienza, continuano a perseverare nell’errore commesso, pensando di difendere la virtù e la verità, ma facendo soltanto il gioco di questo sporco sistema.Non sono neppure mancate le avvisaglie rivoluzionarie di un popolo stanco di assecondare i contratti a termine con la vivibilità e la civiltà, disattese infine forse dall’apatia di cui è vittima la società, non penso dalla paura dell’avversario, tanto è invisibile.La scuola ansima e spera in uno tsunami, l’informazione è sempre più anemica e la moneta sempre più scarsa e noi sempre più convinti che occorre intervenire.

Ma per far ciò è necessario il silenzio e la distanza dal cianciare degli odiosi telchini, per favorire la riflessione, per rendere veramente alto e libero il pensiero costretto solitamente dalle gabbie tecnologiche.

A settembre torneremo come sempre nell’arena, ma saremo più sereni, più preparati, meno delusi e più speranzosi, riacquisteremo quell’orgoglio vittima della rassegnazione della sera e sapremo nuovamente vedere lontano, lì dove altri non possono o a volte non vogliono vedere.

Permetteteci adesso il riposo.

E’ tempo di essere per se stessi, di rivolgere cura all’interiorità e alla realtà dell’esistere in un determinato modo, tanto più da conservare oggi, in questa società del “negotium”.Magni, mihi crede, et supra humanos errores eminentis viri est nihil ex suo tempore delibari sinere, et ideo eius vita longissima est, quia, quantumcumque patuit, totum ipsi vacavit (“Credimi, è proprio del grand’uomo che eleva se stesso sopra tutti gli errori umani non permettere che gli venga sottratto niente del suo tempo, e perciò la sua vita è lunghissima, qualunque sia stata la sua durata, poiché è stato sempre libero per se stesso”).

 

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Convegno di studi storici sul Brigantaggio.

21 luglio 2011 · Scritto in Eventi da Marina Simeone

Pubblichiamo con piacere le locandine di un convegno di studi storici che si terrà a Postiglione, sabato 23 e domenica 24 luglio 2011, con  una proiezione di un film inedito sui briganti: “Terra di Briganti”,che avremo il piacere nel mese di ottobre di proiettare anche a Benevento.

 

 

 

 

 

Un paese democratico e civile non può che riconoscere i suoi martiri ed accettare la sua storia.

 

              

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Aspettando di varcare la porta degli uomini.

20 giugno 2011 · Scritto in Varie da Marina Simeone

“Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27′) rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. L’evento era simboleggiato tradizionalmente dal matrimonio del Sole e della Luna: mezzogiorno del cosmo dove i due astri, uniti nelle nozze, spargono le loro energie nell’opulenza dei frutti tra il frinire delle solari cicale e il canto lunare dei grilli.

Nella religione greca antica i due solstizi erano chiamati “porte”: “porta degli dei” l’invernale, “porta degli uomini” l’estivo. Nell’Odissea Omero descriveva il misterioso antro dell’isola di Itaca nel quale si aprivano due porte: “l’una rivolta a Borea, è la discesa degli uomini, l’altra, invece, che si rivolge a Noto è per gli Dei e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli immortali”. Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioè a nord perché al solstizio estivo il sole si trova a nord dell’equatore celeste; mentre quella degli Dei e degli immortali è rivolta a Noto, ovvero a sud, perché l’astro al solstizio invernale si trova a sud dell’equatore.

I solstizi erano dunque simboli del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell’aspazialità e dell’atemporalità. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, si entrava nel mondo della genesi della manifestazione individuale, per l’altra invece, si accedeva agli stati sopraindividuali.

In realtà questo simbolismo non era solo greco: “Si tratta di una conoscenza tradizionale” commenta Guénon“che concerne una realtà di ordine iniziatico, e proprio in virtù del suo carattere tradizionale non ha né può avere alcuna origine cronologicamente assegnabile. Essa si trova dappertutto, al di fuori di ogni influenza greca, e in particolare nei testi vedici, che sono sicuramente di molto anteriori al pitagorismo; si tratta di un insegnamento tradizionale che si è trasmesso in modo continuo attraverso i secoli (…)”.

                                                                                                                                                                                                di A. Cattabiani

PER NOI

 Il solstizio rimane un momento fondamentale di condivisione comunitaria, di scambio di promesse e di sguardi che speranzosi attendono il nuovo giorno.

Il nuovo giorno, quello della rinascita e della vittoria, quello che radunerà chi più ha creduto e sofferto.

Il fuoco arderà correndo verso il cielo e liberando nella ricerca dell’altezza le numerose scintille, sotto gli occhi degli uomini disposti, in comunità, ad aprire il proprio spirito e a vederlo salire verso il cielo, lasciandolo ascendere verso la caverna cosmica.

Anche questo solstizio d’estate noi saremo lì a vegliare il sacro fuoco, con la nostra comunità, aspettando l’alba del nuovo giorno, per spostare un po’ più avanti i paletti.

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